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VIDEO | Frederick Fakharzadeh (FCAPP USA): «L’incontro diretto è l’antidoto alla polarizzazione: non si può demonizzare chi si ha di fronte»

1 minuti di lettura

Responsabile della sezione americana della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, Frederick Fakharzadeh ha partecipato alla Conferenza Internazionale 2026 con un contributo dedicato alla polarizzazione, individuando nell'”incontro” lo strumento più efficace per superare le divisioni generate dall’individualismo e dalla società liquida.

CITTÀ DEL VATICANO. In un’epoca in cui la comunicazione avviene sempre più attraverso schermi e algoritmi, l’incontro diretto tra persone torna a essere un atto rivoluzionario. È questa la convinzione che Frederick Fakharzadeh, coordinatore della sezione statunitense della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, ha portato alla Conferenza Internazionale 2026 in Vaticano. «La polarizzazione è diventata un problema davvero prevalente», ha riconosciuto, ma ha indicato nella parola “incontro” la chiave per uscirne.

«Molta polarizzazione nasce oggi dal fatto che le persone sono separate le une dalle altre. Ci sono post online, si creano fazioni virtuali. E quando sei depersonalizzato in questo modo, senza incontro reale, è molto facile cadere nella trappola di etichettare qualcuno, di insultarlo. Mentre se hai un incontro diretto, come stiamo avendo noi adesso, questo cambia radicalmente il modo in cui interagiamo».

Sul tema dell’individualismo, si è evocato il pensiero del sociologo Zygmunt Bauman e la sua “società liquida”, in cui le comunità si disgregano sotto la pressione del consumismo. La risposta è radicata nei fondamenti della Dottrina Sociale della Chiesa:

«Il pensiero sociale cattolico ci dice che siamo parte di una comunità, che non siamo isolati, che ciò che facciamo influenza gli altri, che siamo tutti dipendenti gli uni dagli altri. Tutti abbiamo la nostra origine in Dio, tutti abbiamo una dignità innata donata da Dio. E questo ci porta alla comunione, alla comunità».

Una comunità che non è chiusura ma apertura: la via per riconoscere nell’altro non un avversario da combattere online, ma un fratello o una sorella da incontrare. Con quella stessa speranza — ha concluso Fakharzadeh — di «poter superare le divisioni e realizzare che siamo davvero fratelli e sorelle».

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