Home / Posts Tagged "Grande Guerra"

Sarà lo spettacolo Parole di guerra in scena lunedì 13 maggio, ore 20.45 al Teatro Eden di Treviso, a concludere il percorso di approfondimento sugli eventi della Prima Guerra Mondiale, che ha impegnato gli studenti della Scuola Media Augusto Serena durante l’anno scolastico.

 

Sul palco 40 ragazzi, allievi del laboratorio teatrale diretto da Giovanna Cordova, regista ed autrice del testo, con la collaborazione di 20 giovani musicisti seguiti dal M.° Isaac De Martin e Argentini, racconteranno con parole e musica storie di eroismo, di vita comune, di distruzione e d’amore.

 

Parole di guerra” intreccia le testimonianze di letterati, poeti e scrittori, ai racconti di militari e civili: un modo per raccontare, in modo coinvolgente ed emozionante, come la guerra coinvolga tutti indistintamente, modificando l’orizzonte del pensiero e la visione stessa della vita.

 

Il ciclo di laboratori, condiviso con la Preside dott.ssa Luisa Mattana e seguito dalla prof.ssa Francesca Scarpa referente di progetto, è finalizzato ad offrire agli alunni dei codici di lettura, anche sotto il profilo giuridico, sugli eventi bellici e sugli interventi della Comunità Internazionale, soprattutto a seguito della Prima Guerra Mondiale.

 

Ingresso libero.

 

Dopo il primo appuntamento con la proiezione di Joyeux Noël (Francia-Germania 2005) tenutasi ieri sera, la biblioteca di Preganziol organizza altri due appuntamenti con il cinema della Grande Guerra:

 

giovedì 22 novembre, alle ore 20.30, La caduta delle aquile (Stati Uniti 1966) regia di John Guillermin

giovedì 29 novembre, alle ore 20.30, La Grande Guerra (Italia 1959) regia di Mario Monicelli

La proiezione è riservata agli utenti della Biblioteca.

L’ingresso è libero previa presentazione della tessera cartacea o virtuale. Si raccomanda la puntualità.

Il gruppo storico “La Grande Guerra” è solito organizzare un’uscita mensile in visita ai luoghi testimoni del conflitto bellico.

 

La destinazione scelta per questo mese è Montebelluna, dove venerdì 16 novembre i partecipanti potranno recarsi al Memoriale della Grande Guerra e a Villa Correr-Pisani.

 

La giornata sarà articolata secondo il seguente programma:

ore 07.30 – partenza dalla rotonda autostradale di Preganziol;
ore 09.00 – arrivo a Montebelluna;
ore 10.00 – visita al Memoriale della Grande Guerra e a Villa Correr-Pisani;
ore 13.30 – pranzo;
ore 15.30 – deposizione della Corona;
ore 16.00 – ritorno con rientro previsto per le ore 17.30.

La squadra formata da Matteo Gobbo, Paolo Pellizzari, Marco Pavan, Luca Solone e Mattia Picello si è imposta nella gara sui 15,5 chilometri da Colfosco allIsola dei Morti che ha commemorato il centesimo anniversario della fine della Grande Guerra. Team Treviso primo tra le donne. Una mattinata dalle emozioni forti, tra sport e rievocazione storica

 

Hanno vinto gli Arditi, e in fondo non poteva essere diversamente. La Staffetta del Centenario ha incoronato un quintetto dal nome evocativo: durante la Prima Guerra Mondiale, gli Arditi erano il reparto d’élite dell’esercito italiano. E a loro è andato l’omaggio della staffetta composta da Matteo Gobbo, Paolo Pellizzari, Marco Pavan, Luca Solone e Mattia Picello. Cinque atleti, in rappresentanza di altrettante società sportive (rispettivamente Tornado, Vicenza Runners, Audace Noale, Biotekna Marcon e Brugnera Friulintagli), che hanno fatto il vuoto sui 15,5 chilometri da Colfosco di Susegana a Moriago della Battaglia, dove la suggestiva cornice dell’Isola dei Morti ha accolto i protagonisti della staffetta organizzata dal Comitato provinciale della Fidal per commemorare i cento anni dalla fine della Grande Guerra.

 

Gli Arditi hanno completato la prova in 49’50”, infliggendo un distacco di oltre 4 minuti al Team Treviso B, composto da Emiliano Facin, Francesco Capovilla, Giosuè Gazzola, Johnny Moretto, Edoardo Poloni. Bronzo, in 56’31”, per la Scuola di Maratona di Vittorio Veneto, con Luca Emanuele, Enrico Tomasella, Moreno Nadal, Ivan Cao e Luca Della Libera. Al quinto posto un quintetto dell’Atletica Sernaglia che ha schierato come ultimo staffettista il presidente del Comitato provinciale della Fidal, Oddone Tubia, l’uomo che più di ogni altro ha voluto la riproposizione della Staffetta del Centenario.

 

 

Il tracciato della corsa, seguendo il Piave, ripercorreva lo sviluppo di una staffetta organizzata nel 1968 per celebrare il cinquantenario della fine della Grande Guerra: Tubia era in gara anche allora, poco più che ragazzo, con la maglia dell’Audax Fontane, e questo spiega l’emozione mostrata dal numero uno della Fidal trevigiana una volta tagliato il traguardo. Miglior quintetto femminile, il Team Treviso: Alessia Dal Vecchio, Sara Tommasini, Martina Pillon, Chiara Mometti e Deborah Zilli sono giunte sulla linea d’arrivo in 1h03’12”, mentre gli altri due gradini del podio sono stati occupati da quintetti dell’Atletica Sernaglia.

 

È stata una mattinata ricca di emozioni. Tra gli ultimi atleti ad arrivare all’Isola dei Morti, Vittorio Cappellin, giunto appositamente da Ferrara. Cappellin non è riuscito a mettere insieme una staffetta e così ha corso l’intera gara da solo, portando con sé un mazzo di fiori che ha poi depositato ai piedi del monumento a forma di piramide dedicato ai caduti del Piave. Un’ottantina di staffette ha partecipato alle gare giovanili che, su un percorso ridotto, tutto all’interno dell’Isola dei Morti, con un suggestivo passaggio anche nel Giardino della Memoria, ha accompagnato la prova assoluta. Tra gli intervenuti, oltre ai rappresentanti delle amministrazioni comunali del Quartier del Piave, guidati dal sindaco di Moriago della Battaglia, Giuseppe Tonello, anche un grande campione del passato: l’ex mezzofondista Stefano Mei. Poco prima delle premiazioni finali, in un clima di generale emozione, il sorvolo degli aerei d’epoca della Jonathan Collection che hanno disegnato in cielo il Tricolore. Con la Staffetta del Centenario si è corso davvero nella Storia.

 

 

 

 

RISULTATI

 

UOMINI: 1. Gli Arditi (Matteo Gobbo, Paolo Pellizzari, Marco Pavan, Luca Solone, Mattia Picello) 49’50”, 2. Team Treviso B (Emiliano Facin, Francesco Capovilla, Giosuè Gazzola, Johnny Moretto, Edoardo Poloni) 54’03”, 3. Scuola di Maratona (Luca Emanuele, Enrico Tomasella, Moreno Nadal, Ivan Cao, Luca Della Libera) 56’31”, 4. Insieme per ricordare (Cristian Casotto, Stefano Cuzziol, Daniele Girardi, Silvano Tomasi, Pierandrea Agnini) 57’17”, 5. Atl. Sernaglia A (Mauro Stival, Loris Pillon, Daniel Rizzetto, Enrico Bortoluzzi, Oddone Tubia) 57’57”, 6. Amici di Lutrano (Sandro Brisot, Paolo Zanet, Ivan Lunardelli, Telemaco Menegaldo, Cristian Pivetta) 58’05”.

 

Settore giovanile

Allievi (200-400-600): 1. Atl. Pederobba (Elia Ian Baratto, Samuele Menegazzo, Fabio Piovesan), 2. Atl. San Biagio (Loris Cadamuro, Davide Portello, Fabio Nureconda), 3. Vittorio Atletica (Giacomo De Osti, Massimiliano Pinese, Samuele Voltolina).

 

Cadetti (200-400-600): 1. Us Quinto Mastella (Alessandro Pettenò, Edoardo Doro, Giovanni Lazzaro), 2. Atl. Sernaglia (Mario Meler, Manuel Benedetti, Enea Ballancin), 3. Vittorio Atletica (Andrea Dal Cin, Matteo Zanette, Filippo Peruch).

 

Ragazzi (200-400-600): 1. Trevisatletica (Alessio Favaretto, Giovanni Zuccon, Filippo Bisetto), 2. Atl. Santa Lucia di Piave (Damiano Busatto, Filippo Brescacin, Marco Zanchetta Modolo), 3. Atl. Sernaglia (Nicola Dalla Longa, Filippo Tonon, Federico Morona).

 

Esordienti mista (3×200): 1. Atl. Ponzano A (Carlotta Pivato, Arianna Berto, Alessia Tozzato), 2. Vittorio Atletica D (Vittoria De Osti, Ishmael Awah, Valentino Stremiz), 3. Nuova Atl. Roncade A (Andrea Marcolongo, Matilde Zamuner, Noemi Bona).

 

DONNE: 1. Team Treviso (Alessia Dal Vecchio, Sara Tommasini, Martina Pillon, Chiara Mometti, Deborah Zilli) 1h03’12”, 2. Atl. Sernaglia F (Moira Lorenzon, Monica Partis, Valeria Furlan, Cristina Tormena, Marzia Signorotto) 1h03’48”, 3. Atl. Sernaglia E (Caroline Walz, Tiziana Moro, Mara Campion, Selena Sanzovo, Olivetta De Conti) 1h10’09”, 4. Valdobbiadene (Maria Pia Marino, Patrizia Berton, Manuela Moro, Silvia Bordin,Elisabetta Bogo) 1h15’14”, 5. Per ricordare (Claudia Faraon, Nelly Piovesan, Marilisa Peruch, Tatiana Da Dalt, Arianna Zardetto) 1h29’17”.

 

Settore giovanile

Allieve (200-400-600): 1. Vittorio Atletica (Silvia Pandolfo, Giorgia Rizzo, Beatrice Rossetto). 

 

Cadette (200-400-600): 1. Atl. San Biagio (Anna Trevisiol, Martina Vallero, Elena Campion), 2. Atl. Ponzano (Gloria Thomas, Maguatte Thiam, Arianna Vidotto), 3. Atl. Pederobba (Letizia Checuz, Lia Menel, Deborah Cecchel).

 

Ragazze (200-400-600): 1. Trevisatletica (Rebecca Agbortabi, Wally Spagnol, Beatrice Buso), 2. Atl. Ponzano (Cecilia Feltrin, Matilde Spessotto, Emma Carniato), 3. Atl. Stiore Treviso (Lucrezia Comin, Irene Bortoletto, Elisa Maglione).

Il nostro lettore Dario Dessì ha condiviso con noi alcune note sulla storia di Mogliano Veneto del 1918 e sui tragici eventi della Grande Guerra, riportati alla luce dopo circa vent’anni di ricerche

 

 

 

Foto prese dall’archivio comunale di Mogliano Veneto

 

 

Con entrambi i telegrammi, il Prefetto impartiva direttive per regolare il flusso del rientro dei profughi nella provincia di Treviso.

 

In seguito, a guerra finita, nei primi attimi della vittoria, inenarrabile fu l’angoscia per coloro che rientravano nei luoghi dove erano nati e avevano sempre vissuto prima della diaspora e questo accadeva soprattutto nelle immediate vicinanze dei campi di battaglia, nelle terre del Veneto e del Friuli, là dove, erano venuti a combattere e a morire tanti giovani soldati provenienti da più parti d’Europa.
I terreni erano letteralmente sconvolti dalle esplosioni, ingombri dei reticolati di filo spinato, in parte ancora integri, a protezione delle numerose trincee e dei camminamenti.
Le case, dove erano nati e da sempre avevano abitato i loro antenati, erano dei miseri ruderi, privi di copertura e con i muri maestri diroccati.
Per ogni dove esistevano cataste inimmaginabili di materiali, di carriaggi arrugginiti e di tanti munizionamenti pronti ancora all’impiego.
I campi, dove avevano portato al pascolo il loro bestiame, erano disseminati di quantità incredibili di proiettili di vario calibro inesplosi e dovunque esistevano campi di prigionia e cimiteri improvvisati.
Nei boschi gli alberi erano in gran parte mutilati dalle esplosioni; alcuni apparivano scheletrici a causa degli incendi. C’era, davvero, da rimboccarsi le maniche e ricominciare tutto da capo.

 

 

Il ritorno dei profughi…

“La guerra era terminata da più di un mese e i nuclei familiari dei profughi cercavano di avvicinarsi ai piedi delle montagne per essere più pronti al ritorno con l’arrivo della primavera.
Prendevano alloggio nei locali lasciati liberi dalla truppa e nelle baracche, anche se qualche volta poi, dovevano contestare gli ordini dei Comandi che volevano smantellarle.
Le classi anziane furono congedate e i richiamati delle classi 1874 e 1875 si riunivano alle famiglie.
I nostri alpini arrivavano in divisa e con un pacco di vestiario sotto il braccio. In tasca avevano anche la “polizza del combattente” di lire mille, pagabile a venticinque anni dalla vittoria. Qualcuno di questi, sfidando carabinieri e autorità, risaliva al paese per vedere cosa era rimasto, ma ritornava subito in pianura con l’animo straziato e la bocca piena di maledizioni.
Alla vigilia di Natale, Matteo arrivò a casa con un pezzo di lardo e uno di formaggio. A darglieli era stato un sergente della Sussistenza, forse preso da pietà dal suo aspetto. La madre poté mettere insieme lardo fuso con patate, farina gialla, latte acido, un po’ di zucchero, qualche mela e qualche fico secco per fare l’impasto che, dopo averlo spianato in una teglia, mise a cuocere tra braci e cenere. Così facevano qualche volta lassù a casa.
Quella sera per le strade dei paesi sentirono cantare La Nina che non era, come la loro antica canzone natalizia, un poco misteriosa e dalla melodia primitiva. Le campane che erano rimaste, una o due per campanile, perché con le altre avevano
fatto armi, suonarono tutte insieme così che sembrava la voce di tutte, anche di quelle che non c’erano.

 

La mattina, quando rientrarono a casa dopo la messa dell’alba, trovarono sul tavolo mezza gallina da fare lessa; forse erano stati i Salbeghi o gli Scalchi, non vennero mai a saperlo, e se anche una grande malinconia gravava sui loro animi quella mezza gallina e il dolce rustico rallegrarono un po’ il loro Natale”.

 

Da L’anno della vittoria di Mario Rigoni Stern

 

 

“A ridosso di qualche mozzicone di muro i soldati o i prigionieri, avevano costruito delle baracche in legno, come base per i primi servizi e per i successivi interventi. Incontrarono dei soldati annoiati che sorvegliavano un gruppo di prigionieri polacchi che svogliatamente liberavano una via facendo passamano di sassi, mattoni e travi; quanto era rimasto delle case, dopo bombardamenti, incendi, saccheggi, combattimenti, uso difesa o di offesa.
Matteo e suo padre guardavano con il cuore stretto, senza parlare, quelle che per loro non erano solamente macerie ma la fine di un mondo, di un paese e di un costume che erano iniziati quando i nostri antenati scelsero per vivere questa terra che nessuno voleva perché isolata, scomoda da raggiungere e selvaggia, ossia coperta da forti selve.
Forse queste cose nessuno dei due le sapeva per istruzione, ma lo sentivano d’istinto perché erano parte di queste macerie di case, di questi boschi senza più alberi vivi, di questi pascoli senza erba”.

 

Da L’anno della vittoria di Mario Rigoni Stern

 

A tutti quei profughi avrebbero dovuto dedicare una lapide marmorea con la seguente dedica, scritta da Giovannino Guareschi, internato n. 6865:

Io esco senza nastrini e senza medaglie, ma vittorioso perché, nonostante tutto e tutti,

io sono riuscito a passare indenne attraverso questo cataclisma senza odiare nessuno.

 

Oltre alle vicissitudini dei profughi è bene anche ricordare le situazioni di pericolo e di ristrettezze vissute da tutti coloro che, nei dodici mesi di guerra intercorsi tra il mese di novembre del 1917 e quello del 1918, vollero rimanere nei territori occupati o nelle campagne, a ridosso della nuova linea del fronte, lungo la riva destra del fiume Piave.

Il nostro lettore Dario Dessì ha condiviso con noi alcune note sulla storia di Mogliano Veneto del 1918 e sui tragici eventi della Grande Guerra, riportati alla luce dopo circa vent’anni di ricerche

 

Dopo la ritirata di Caporetto, quando il territorio di Mogliano Veneto si era ritrovato a essere zona di retrovia, a poca distanza dal fronte del Basso Piave, fu presto scelto quale sede ideale di numerosi ospedali militari. Naturalmente esisteva una certa distinzione tra Ospedaletti da campo e Ospedali da campo; questo perché certe strutture dovevano essere smontate e rimontate in brevissimo tempo in modo da essere disponibili nell’adattarsi alle fasi delle ritirate o delle avanzate.

 

La differenza consisteva anche sulla capienza delle due strutture: 100 posti letto per gli ospedaletti, identificati da una numerazione progressiva 001 a 099, 200 posti per gli ospedali, identificati da 100 a 200. Tutti i numeri vennero però modificati sul finire del 1917, proprio quando Mogliano Veneto fu scelta quale località idonea alla sistemazione dei seguenti ospedali:
1) Apparteneva alla Repubblica di S. Marino l’Ospedale 74, a servizio della III Armata. La prima sede era vicino ad Aquileia. Dopo Caporetto fu trasferito a Strà. Il 10.04.1918 l’Ospedale è a Melma e quindi a Silea. Poiché si trovava sotto il tiro dei grossi calibri austriaci, venne spostato a Preganziol. Durante l’estate fu trasferito in villa Gris a Mogliano, poi a villa Condulmer e infine a Villa Volpi.
2) Villa Gris ospitò un Ospedale da Campo.
3) Villa Bianchi divenne Ospedale su richiesta del Prefetto del Comune di Mogliano. Nel locale Istituto dei Padri Salesiani c’era l’Ospedale da Campo n. 235.
4) Il 22 novembre 1917 arrivò l’Ospedale da Campo n. 017, con sede nelle Scuole Elementari Rossi.
5) L’ Agenzia Bertolini diventò la sede di un ospedale.
6) La C.R.I. risiedeva a Villa Volpi.
7) A Villa Tanga aveva la sua sede la Croce Rossa Americana.
8) Nelle scuole di Campocroce c’era l’Ospedale da Campo n. 101.
9) La Canonica di Zerman ospitava l’infermeria del 226° Reggimento Fanteria.

 

In uno ospedaletto nella Marca Trevigiana

 

Si cercavano le tracce di un ufficiale della Brigata Sassari, ferito il primo giorno dell’offensiva Albrecht (16 giugno 1918 – fronte del Basso Piave tra Musile e Fossalta di Piave) Si cercava in tutti gli ospedali della zona, ubicati in antiche ville veneziane e in moderne scuole, tutti riconoscibili da una bandiera bianca con al centro una croce rossa. Tutti gli ospedali erano gremiti da fanti con ferite più o meno gravi; giacevano in candidi letti attorniati da medici e infermiere impegnati a cercare di lenire le
devastanti tracce della battaglia.

Tutto era stato preparato e ben organizzato ma l’offensiva Austro-ungarica manifestatasi più irruenta in un settore piuttosto che in un altro, la necessità di escludere da certe strade ogni traffico che non fosse quello delle riserve da impiegare senza ulteriori indugi, aveva ostacolato e sconvolto l’attività del soccorrere.
Un ospedaletto per mesi inoperoso in un giardino impreziosito da statue di divinità mutilate e che qualche volta aveva accolto qualche infermo afflitto da patologie dovute alla presenza di acque stagnanti e insalubri, era diventato improvvisamente la meta di autoambulanze che trasportavano in continuazione feriti e moribondi dai luoghi dove infuriava la battaglia. Dentro le sale i letti e le brande si toccavano ravvicinati, mentre i feriti si ritrovavano gomito a gomito a delirare così come quando erano stati intenti a
combattere e questo rifugio di dolore distava pochi chilometri dalle postazioni di combattimento nei presi della stazione di Fossalta.

 

Le ferite emanavano un lezzo opprimente, appena attenuato dall’odore delle sostanze anestetizzanti, ma subito rinnovato da un nuovo arrivo di carni doloranti e tutto ciò non poteva non suscitare una presa di coscienza dell’asprezza della battaglia. In questo
ospedale era stato ricoverato un gruppo di feriti appartenente a un battaglione d’assalto, il cui comandante, il capitano Abbondanza già ferito e decorato a Valbella sull’ Altopiano di Asiago, aveva voluto combattere anche sul fiume Piave, dove era
riuscito a giungere, a combattere e a scomparire.

 

Adesso i suoi soldati giacevano in quell’ospedale feriti, piagati, indocili, smaniosi. Una infermiera torinese, piccola, rosea e alacre raccontava della situazione difficile che aveva causato la loro degenza: “Non ascoltano ragioni, arrivano in ambulanza o
in bicicletta; se la ferita lo permette; entrano trafelati, loquaci, con una certa aria aggressiva e una pretesa di far presto. Sono fanterie d’assalto! Vorrebbero che ci fosse una chirurgia d’assalto”.

 

Improvvisamente si ode un canto di quattro voci; una nenia melanconica con improvvisi acuti che assomigliano a singhiozzi. Erano quattro fanti della Brigata Sassari, colpiti da una granata vicino a Capo d’ Argine. Non avevano alcuna certezza della loro guarigione e pertanto continuavano a cantare per non gridare.

 

Da Giornate sul Piave di E. Maria Gray

Il nostro lettore Dario Dessì ha condiviso con noi alcune note sulla storia di Mogliano Veneto del 1918 e sui tragici eventi della Grande Guerra, riportati alla luce dopo circa vent’anni di ricerche

 

Questa antica foto* ritrae una veduta di Villa Favier, ubicata in via Vanzo, nei pressi dell’attuale Piazza Pio X, venne demolita verso la fine del secondo conflitto mondiale.
Al momento della sua morte, l’ultima proprietaria, la vedova del Conte parigino Giuseppe Favier, la lasciò in donazione assieme a tutta la campagna circostante al Pellagrosario Costante Gris.
Subito dopo le tragiche vicende di Caporetto, quando il fiume Piave ebbe a diventare il nuovo fronte tra l’esercito Austro Ungarico e il ricostituendo Regio Esercito e Mogliano Veneto fu scelta quale sede ideale per il Comando della III Armata, tante ville venete furono requisite e tra queste c’era anche la Villa Favier, dove vennero dislocati la sede del Comando Ufficio Informazioni e  Propaganda della III Armata e svariati centralini telefonici e radio telefonici.

 

 

Questa foto* di un gruppo di ufficiali del Servizio Segreto della III Armata è stata scattata a Villa Favier. Il quarto da sinistra è il Cap. Zoli, divenuto Presidente del Consiglio dei Ministri nel 1957. Era addetto all’Ufficio Topografico.

 

 

*Foto tratte dal libro La Battaglia del Piave di Zoli Corrado

Cento anni dalla fine della Grande Guerra e una staffetta per commemorare quei tragici eventi che sul Piave provocarono morte e distruzione. Il conto alla rovescia è partito: si correrà domenica 11 novembre, una settimana dopo la giornata simbolo delle celebrazioni per il Centenario della fine del primo conflitto mondiale.

 

Sarà una gara a tutti gli effetti, inserita anche nel calendario federale, ma rappresenterà soprattutto un momento di valorizzazione degli aspetti storici ed educativi legati a un territorio che, giusto un secolo fa, fu teatro di eventi tragici, costati migliaia di vittime.

 

La Staffetta del Centenario – questo il nome dell’evento – si svilupperà per una quindicina di chilometri, correndo in parallelo al corso del Piave. Cinque le frazioni previste, tutte di lunghezza diversa. La partenza sarà a Colfosco, in prossimità della statua del Cristo. Il primo cambio avverrà all’inizio del lungo rettilineo che porta a Falzè di Piave. Il secondo passaggio di testimone sarà in piazza a Falzè di Piave, il terzo in piazza a Sernaglia della Battaglia, il quarto e ultimo a Moriago della Battaglia.

 

Di particolare suggestione l’arrivo, che sarà posizionato nell’Isola dei Morti, l’area naturalistica e monumentale dove tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre del 1918 si sviluppò l’offensiva dellaBattaglia della Vittoria, che portò alla conquista di Vittorio Veneto e alla fine della Grande Guerra.

 

La Staffetta del Centenario verrà organizzata dal Comitato provinciale della Fidal, con il coinvolgimento delle amministrazioni comunali di SuseganaSernaglia della Battaglia e Moriago della Battaglia, dellesezioni Ana di Conegliano e Valdobbiadene e degli Artiglieri della provincia di Treviso, e sarà aperta agli atleti del settore assoluto e delle categorie master. C’è anche un precedente storico. Mezzo secolo fa, nel 1968, in occasione del cinquantesimo anniversario della fine della Grande Guerra, lungo il corso del Piave si svolse una staffetta organizzata dal Csi. Il percorso della gara dell’11 novembre sarà lo stesso.

 

Non mancheranno momenti di rievocazione storica, con il sorvolo di aerei d’epoca. Mentre nella zona d’arrivo sarà organizzata una staffetta per le categorie giovanili, su un percorso ridotto di 600 metri. Le iscrizioni delle squadre sono già aperte nel portale Enter Now. I primi cinquecento iscritti riceveranno la t-shirt ufficiale dell’evento e una medaglia che rappresenterà un pezzo unico, da collezione. Lungo le sponde del Piave, l’11 novembre, si correrà davvero nella Storia. Emozioni garantite.

 

Dal 6 al 14 ottobre, presso Villa Bembo Caliari e la Chiesetta della Visitazione di Casale sul Sile, sarà allestita la mostra fotografica SI COMBATTEVA QUI! SULLE ORME DELLA GRANDE GUERRA 1915-1918 di Alessio Franconi.

 

Questa mostra – di proprietà dell’autore, che ne ha ideato e realizzato ogni contenuto e ha finanziato con risorse proprie l’intero progetto, mantenendo ogni diritto di copyright – nasce per riportare la memoria sul conflitto teso a evidenziare la sofferenza, la resistenza e il valore  dei combattenti, con un giusto risalto all’aspetto multietnico del conflitto, in uno spirito di fratellanza tra popoli appartenenti alla medesima Unione Europea.

 

L’inaugurazione, che si terrà sabato 6 ottobre, alle ore 17.00, presso Villa Bembo Caliari, è aperta a tutti.

 

Un racconto in quattro puntate per conoscere come Mestre e la Terraferma hanno vissuto la Prima guerra mondiale, affidato agli studiosi che si sono occupati dell’argomento. Questo l’obiettivo di “Mestre in guerra: gli scrittori raccontano”, il ciclo di conferenze promosso dal Comune di Venezia, in collaborazione con la Fondazione Forte Marghera, per ricordare il centenario della Vittoria, presentato a Forte Marghera, con una conferenza stampa a cui hanno preso parte l’assessore comunale alla Coesione sociale, Simone Venturini, il direttore e il consigliere della Fondazione Forte Marghera, rispettivamente Marco Mastroianni e Diego Semenzato, il curatore della rassegna, Umberto Zane.

 

“È un’iniziativa – ha osservato Venturini – che conferma la vocazione culturale del ‘nuovo’ Forte Marghera, che già ospita eventi in collaborazione con enti importanti come la Biennale e i Musei civici. In questo caso in primo piano sarà la storia, in particolare della nostra città, raccontata in maniera diversa e in una cornice direi quanto mai ‘appropriata’, come quella del forte. Su questo luogo crediamo davvero molto, come dimostrano anche i 12 milioni di euro stanziati dalla Giunta per finanziare nuove importanti iniziative nel prossimo futuro.”

 

“È un lavoro – hanno spiegato per la fondazione Forte Marghera il direttore Mastroianni e il consigliere Semenzato – che stiamo facendo in maniera congiunta e su più fronti. Vogliamo infatti far diventare il forte sempre più un luogo insieme di convivialità e di cultura, aperto non solo ai mestrini, ma anche ai turisti che in sempre maggior numero pernottano in Terraferma.”

 

“Le vicende di Mestre nel corso della Grande Guerra – ha spiegato Umberto Zane – sono state studiate solo parzialmente dagli storici, e su di esse esiste una bibliografia molto limitata. Nelle quattro serate in programma saranno proprio gli scrittori che si sono occupati di questo argomento, da ottiche diverse, a raccontare una storia che non mancherà di appassionare, e anche stupire, il pubblico. Scopriremo infatti che Mestre ha avuto un ruolo da protagonista nella Guerra.”

 

Si comincerà venerdì 14 settembre con “Mestre che si prepara”: Sergio Barizza racconterà che cosa era Mestre allo scoppiare del conflitto e di come la città arriva alla guerra. Venerdì 21 settembre si continuerà con la “Mestre che combatte”, affidata a Stefano Sorteni, che spiegherà come, con lo scoppiare delle ostilità, cambia la città, che diventa un grande ospedale, nonché le iniziative che vengono promosse per sostenere i soldati, e i rapporti tra loro e le rispettive famiglie.

 

Martedì 25 settembre sarà la volta della “Mestre che resiste”, Daniele Ceschin parlerà di che cosa succede (anche) a Mestre dopo Caporetto: la città diventa da “immediata retrovia”, “seconda linea del fronte” e sono tanti i mestrini che se ne vanno (circa 7.000 sui 21.000 in totale), di cui saranno raccontate le vicende. Nell’ultimo appuntamento di venerdì 5 ottobre, con la “Mestre che vince”, Umberto Zane parlerà di che cosa succede in città negli ultimi mesi di guerra, con l’intensificarsi dei bombardamenti e con la battaglia del Solstizio, ultimo disperato tentativo degli austroungarici di vincere la guerra. Ed insieme alla storia di Mestre..anche quella di un mestrino, Francesco Calmasini, alpino artigliere, che riesce a raccontare lucidamente, nel suo diario, quanto avviene al fronte.

 

Tutti gli incontri si terranno al Centro Studi di Forte Marghera, con inizio alle ore 21. A condurre le serate, dialogando con gli autori, ci saranno il presidente del Centro Studi Storici di Mestre, Roberto Stevanato, e il giornalista e scrittore Pierluigi Rizziato.

 

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni