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In questo momento di difficoltà sempre più persone si affidano ai servizi di consegna a domicilio, anche per il pranzo o la cena. Quest’oggi segnaliamo www.trovaloo.it, un portale completamente gratuito a sostegno delle attività del settore food nel nostro territorio.

 

Anche la nostra Redazione infatti, nel suo piccolo, intende dare il proprio contributo e invita tutte le attività di ristorazione locali che svolgono consegne a domicilio a registrarsi gratuitamente in questa piattaforma, al fine di portare nelle case dei veneti i loro gustosissimi piatti o prodotti.

 

Creando la propria pagina, ciascuno ristoratore potrà inserire i dati della sua attività e i contatti utili per le prenotazioni.

Il pescato del giorno, crudo o cotto con raffinate ricette, a casa o in ufficio in assoluta comodità

 

Negli ultimi cinquant’anni, il consumo per persona di prodotti ittici è raddoppiato e il volume del commercio mondiale è decuplicato. Il pesce è l’unica categoria alimentare che abbia registrato un’impennata simile nelle abitudini dei consumatori, di qualsiasi possibilità economica. Resta il nodo del tempo, che in una società frenetica è sempre troppo poco, spesso a discapito della qualità.

 

 

Alessandro Marcon racconta perché è nata Itty.Fish

Nasce così Itty.Fish, dall’idea di Alessandro Marcon, erede di una famiglia che vive di pesca da oltre trent’anni: “Se non hai tempo di andare in pescheria, ti portiamo il pesce a casa o in ufficio. Con il mondo che corre veloce – spiega – per il cliente venire in pescheria è sempre più difficile. Gli orari d’ufficio spesso non coincidono. Così ho pensato che, se una persona può ordinare la pizza da asporto comodamente dal divano di casa, dopo una giornata di lavoro, potevo farlo anche con il pesce, mantenendo freschezza e qualità”.

 

Per Alessandro è il nuovo concetto del commercio, consapevole di poter offrire prodotti di pregio, esattamente come in pescheria, forte di una flotta di pescherecci che ogni giorno esce in mare, con un valore aggiunto: se il tempo è veramente poco, a casa arriva anche il pesce preparato dai suoi chef. Pronto per essere messo in tavola, dopo essere stato rigenerato in padella, in forno o al microonde.

 

 

Consegne in 48 ore in tutto il centro e nord Italia

“In ogni momento, andando sul nostro sito, il cliente può attingere al prodotto che arriva ogni giorno dalle nostre barche, tranne il sabato e la domenica. Non c’è nulla di pronto, al momento dell’ordine il pesce viene pulito, preparato, se richiesto cotto dai nostri chef secondo la ricetta scelta, e spedito in vaschette col metodo di conservazione ATM (atmosfera modificata) in tutto il centro e nord Italia in 48 ore”.

 

Innamorato del suo lavoro, Alessandro spiega sorridendo come “il mare riservi ogni giorno una sorpresa, è la novità quotidiana della pesca. Il nostro punto di forza è proprio questo, l’amore e il rispetto per il mare, che viene ricambiato”.

 

Un amore che si traduce nel metodo di preparazione del suo pesce: “C’è chi raccoglie tutti gli ordini e poi prepara le spedizioni. Da noi l’ordine viene evaso in tempo reale. Appena appare la richiesta sul sito, prendiamo il pesce e lo prepariamo, sia cotto sia crudo, perché sia recapitato in 48 ore a casa o in ufficio”.

 

E spiega il motivo delle 48 ore: “Dal momento dell’ordine, peschiamo i pesci e prepariamo i piatti. Il prodotto viene messo nelle vaschette ATM, a loro volta inserite in imballi con ghiaccio secco che può essere riutilizzato”.

 

Dall’ufficio, o tra amici, si possono fare anche ordini multipli, con un’accortezza cui Alessandro tiene particolarmente: “Se il pacco arriva in ufficio alle 10 e si finisce di lavorare alle 17, per esempio, è importante non aprirlo subito e dividerlo tra colleghi e amici, per non perdere la catena del freddo. Una volta aperto l’imballo, le vaschette hanno cinque giorni garantiti di conservazione nel frigorifero di casa”.

 

Al momento Itty.fish offre la spedizione gratuita ai residenti di Veneto e Lombardia.

Il prossimo weekend sarà quello della sfida Veneta di basket tra l’Umana Reyer e la De’ Longhi Treviso Basket. E se è vero che lo sport crea squadra è altrettanto vero che la solidarietà unisce senza distinzioni di colori e tifoserie.

Matteo Chillo e il capitano Matteo Imbrò della De’ Longhi Treviso Basket, Andrea De Nicolao e Laura Macchi della Umana Reyer venerdì sera si sfideranno su un altro parquet: non quello del Taliercio di domenica, ma quello del salone del Centro Servizi “Villa delle Magnolie” di Monastier (TV).

 

Venerdì sera serviranno ai tavoli assieme ai sindaci veneti

Niente pantaloncini e maglietta, insomma, ma la tuta ufficiale della squadra con sopra il grembiule per servire ai tavoli assieme agli altri 31 sindaci del Veneto e rappresentanti di Associazioni che hanno aderito all’iniziativa promossa dal Gruppo Sogedin della Casa di Cura “Giovanni XXIII” e del Centro Servizi “Villa delle Magnolie”, per raccogliere fondi per Venezia e i comuni del litorale colpiti dal maltempo del novembre scorso.

 

 

“Abbiamo accettato con entusiasmo la proposta del Gruppo Sogedin, nostro storico partner, di partecipare a questa iniziativa di solidarietà verso il territorio veneziano colpito dal maltempo nei mesi scorsi. Farlo proprio a due giorni dal derby con i nostri giocatori a fare da camerieri assieme ai giocatori della Reyer ci è sembrata un’iniziativa simpatica improntata al fair play e ai valori positivi che il nostro sport esprime – fa sapere Giovanni Favaro, direttore generale della De’ Longhi Treviso Basket. – Insomma, facciamo del bene al nostro territorio e presentiamo in maniera positiva il grande evento di domenica, grazie al Gruppo Sogedin!”

 

“Siamo felici di partecipare a questo importante evento di solidarietà organizzato dalla Casa di Cura Giovanni XXIII, nostro special partner da tanti anni – commenta Federico Casarin, presidente di Umana Reyer. – Domenica 9 febbraio è in programma al Taliercio il derby: una partita carica di emozioni e adrenalina. Credo non ci sia miglior modo per avvicinarsi a questo evento, che condividere con Treviso Basket una serata di solidarietà a sostegno dei cittadini veneziani vittime del maltempo. Ciò a testimonianza del fatto che se in campo ci daremo battaglia, al di fuori siamo vicini e uniti per cause importanti come questa. Ringraziamo dunque le famiglie Calvani e Geretto e tutto il gruppo Sogedin per l’invito e l’opportunità a partecipare a questa splendida iniziativa” conclude il Presidente di Umana Reyer.

 

La cena, che già da giovedì scorso registra il tutto esaurito, era accessibile solo per prenotazione.

 

 

Foto Credits: A. Gilardi / Ag. Ciamillo-Castoria

Maestri d’eccezione 4 camerieri dell’AIPD l’Associazione Persone Down

 

Sold-out alla cena dei sindaci camerieri per Venezia colpita dal maltempo! C’è stata un’adesione di massa soprattutto da parte dei primi cittadini provenienti da ogni parte del Veneto.
30 i sindaci che il 7 febbraio prossimo, alle 19.30, al Centro Servizi “Villa delle Magnolie” di Monastier (TV) si cimenteranno nel servire ai tavoli. Avranno degli insegnanti d’eccezione i camerieri dell’AIPD l’Associazione Italiana Persone.

L’AIPD Marca Trevigiana da 15 anni promuove i diritti delle persone con la sindrome di Down e la loro piena inclusione. Organizza percorsi di terapia occupazionale individuale di autonomia sociale accompagnando le famiglie in ogni fase della vita della persona con sindrome di Down. Alla cena dei sindaci camerieri saranno presenti quattro ragazzi in uniforme che stanno svolgendo il corso di formazione “Il pranzo è servito” per l’acquisizione di abilità e competenze di sala e cucina che l’associazione promuove da molti anni.

Il 31% delle attività di ristorazione trevigiane sono pizzerie. Un dato che pone la provincia di Treviso ben al di sopra della media veneta del 21,7% (in Veneto le attività di ristorazione sono 26.116, di cui 5.661 pizzerie).
Nella Marca Trevigiana, invece, delle 2.468 attività di ristorazione producono solo pizza o anche pizza almeno in 766.*

 

È in aumento il trend di tutto il settore, basti pensare che le attività di ristorazione nel 2017 erano 2.373, cresciute di quasi cento unità in un paio di anni con le pizzerie che hanno una tendenza di crescita ben superiore alla ristorazione tradizionale.

 

«Per la pizza non c’è crisi che tenga o più probabilmente è stata proprio la crisi a trainarne il boom, per il costo mediamente moderato di un cibo nutriente e gustoso come pochi – afferma Enrico Foffani (in foto), responsabile sindacale di CNA HO.RE.CA., la categoria che rappresenta gli interessi delle attività di ristorazione, i bar, gli alberghi, i catering -. La crescita delle imprese con attività di pizzeria negli ultimi anni è stata costante, confermando il comparto come uno dei più virtuosi dell’economia trevigiana».

 

E se il ristorante pizzeria/classico ha perso qualche colpo, sono in crescita tutte le altre tipologie di attività che producono pizza per il consumo veloce (e meno costoso) come le pizzerie da asporto.

 

In occasione del Pizza Day, che si è festeggiato il 17 gennaio, CNA ha presentato una indagine condotta dal Centro Studi in collaborazione con CNA Agroalimentare su un business che in Italia è uno dei più attivi fattori di sviluppo economico. A livello nazionale infatti sono 230 mila le imprese coinvolte e centomila gli addetti a tempo pieno che diventano duecentomila nei fine settimana per sfornare circa 8 milioni di pizze al giorno, quasi 3 miliardi in un anno. Un business che ha un fatturato di 15 miliardi di euro e un movimento economico superiore ai 30.

 

Rotonda, quadrata, a tranci, sottile, spessa, croccante o soffice, la pizza è tra i piatti preferiti dagli italiani e per la pizza non c’è crisi che tenga. La crescita è costante. Tra il 2015 e il 2019 le imprese con attività di pizzeria sono cresciute, a livello nazionale, da 125.300 a 127 mila.
La pizza preferita è quella tonda, tradizionale e cotta a legna nel forno a pietra. Vincono i gusti tradizionali su quelli gourmet con 8 connazionali su 10 (78,8%) che scelgono la marinara, la margherita, la napoletana o la capricciosa.

 

La fascia di prezzo non supera in un caso su due i 7 euro, ma c’è una fascia di mercato (4%) oltre la soglia dei dieci euro per impasti speciali e ingredienti ricercati. Nello specifico, la quasi totalità delle pizze tonde “da piatto” costa tra i 5 e i 10 euro.

 

Cresce anche la voglia di pizza surgelata da consumare a casa: quasi 48 milioni di kg acquistati per una spesa di circa 300 milioni di euro, il 2,7% in più rispetto all’anno precedente.

 

 

* Fonte dei dati: Ufficio studi e statistiche CCIAA Treviso-Belluno.

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“Ancora una volta assistiamo all’intollerabile: cibi pericolosi destinati alle nostre tavole, con rischi per la nostra salute e danni per il lavoro dei nostri imprenditori. Per fortuna le Fiamme Gialle di Padova sono intervenute, dimostrando che non bisogna mai abbassare la guardia”.

Così il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, commenta positivamente la notizia del maxi sequestro di 10 tonnellate di carne suina proveniente dalla Cina, introdotte in Europa in violazione delle norme e potenzialmente contaminate da peste suina.

 

“Chi pensa di arricchirsi sulla pelle dei veneti deve essere punito. Esprimo i miei complimenti alla Guardia di Finanza: hanno dimostrato di essere veramente degli angeli custodi, come tutte le forze dell’ordine che operano a tutela dei cittadini – continua il Governatore -. È ora di finirla, infatti, con l’arrivo nella nostra regione di cibi contraffatti e pericolosi; non va lasciato campo libero a questi trafficanti”.

Il ristorante celebra in grande stile il suo nuovo debutto, tra offerta enogastronomica rivisitata e design in bilico tra tradizione e modernità

 

La ristorazione slovena ha un nuovo punto di riferimento per tutti gli appassionati di gusto, tradizioni e materie prime di eccellente qualità. È Bistro Lipa, nato all’interno dell’Hotel Lipa di Šempeter pri Gorici, grazie a una recentissima ristrutturazione, che porta al centro della propria offerta un’esperienza enogastronomica genuina.

 

Il nuovo indirizzo gourmand di Šempeter pri Gorici (a due passi dalla Gorizia italiana) è pronto a celebrare il nuovo debutto. Al centro delle celebrazioni firmate Hit Universe of Fun sicuramente il grande impegno verso la sostenibilità ed un nuovo modo di offrire esperienze indimenticabili con un occhio sempre attento all’ambiente. Il nuovo bistro è infatti il perfetto esempio di come il gruppo Hit, a seguito dell’importante certificato internazionale di struttura green (Green Key) ottenuto dall’hotel Lipa nel mese di settembre 2019, abbia esteso il proprio impegno anche all’enogastronomia. I menù e l’offerta culinaria del ristorante sono infatti strettamente legati ai ritmi della natura e alle antiche tradizioni che da sempre contraddistinguono il patrimonio culinario della destinazione.

 

Lipa (tiglio in italiano) è la storia di un viaggio che profuma di scoperta, un percorso nel gusto legato ai territori e alle materie prime lavorate sapientemente e presentate sotto forma di proposte culinarie volte a conservare le storia della cucina slovena, con un pizzico di innovazione. Con l’aiuto dell’Associazione donne e ragazze di Šempeter (Društvo žena in deklet Šempeter), che si impegna a conservare la tradizione culinaria, sono state riportate alla luce ricette di alcuni piatti iconici del paese (Šempeter pri Gorici e dintorni) ed alcuni di questi, che vedono l’utilizzo di frutta, verdura e prodotti tipici della zona, sono stati inseriti nel menù grazie anche all’importante collaborazione con la scuola di Biotecnologia di Šempeter. L’istituto rifornisce il bistro di ortaggi e prodotti locali come il miele lavorato nella zona, un tempo conosciuta come «Orto del Goriziano» grazie al suo microclima e alla terra fertile.

 

Anche il design del locale è molto caratteristico. Bistro Lipa è stato pensato come un luogo intimo e raccolto, in bilico tra tradizione e modernità. Le sale sono state concepite per avere esperienze diretta con il cibo e con la storia. Tra arredi delle forme e dagli stili contemporanei sono stati aggiunti alcuni dettagli caratteristici del patrimonio etnologico del luogo. Una riproduzione grafica di una fotografia di un tram, per esempio, riporta alla memoria lo stretto legame tra la piazza dove sorge il Lipa Hotel e Bistro e la storia del paese nel periodo del primo dopo guerra. Questa era infatti la località dove all’epoca faceva l’ultima fermata il tram della linea Gorizia-Šempeter.

Grandi esperti a confronto al Castello di Roncade, guidati dall’enologo di fama internazionale Umberto Trombelli

 

Al via la seconda edizione de “il dietro le quinte dei grandi vini”. L’appuntamento per appassionati, opinionisti, giornalisti e addetti ai lavori è venerdì 17 e sabato 18 gennaio 2020 al Castello di Roncade (Roncade in provincia di Treviso). Ad accompagnare il pubblico sarà l’enologo Umberto Trombelli, enologo di fama internazionale.

 

Esattamente un anno fa il Castello di Roncade, della famiglia del barone Vincenzo Ciano Bassetti, ha creato in diretta l’assemblaggio del Villa Giustinian 2017, il vino di riferimento del Castello di Roncade (Rosso Igt Veneto gr. 13,5). L’incontro, di grande valore culturale, ha permesso agli ospiti di degustare in anteprima le partite di vino che compongono un “Taglio bordolese” personalizzato con autoctoni veneti. «Degustare assieme le partite di vino che compongono un “Taglio bordolese” – spiega l’enologo Umberto Trombelli – tra Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Carmenère, Raboso e, tra loro, campioni di barriques, tonneaux, botticelle e botti grandi, ha rappresentato un grande momento di confronto sul mondo del vino, sul vino di Roncade, sull’arte di fare il vino e sull’enologia. Un aspetto enologico che molti non conoscono, soprattutto quando si tratta di mettere le tessere al loro posto facendo lo con vini “grezzi”, non puliti, semplicemente prelevati dalla botte».

 

 

Una due giorni, solo su invito, riservata a opinionisti, appassionati, giornalisti, addetti ai lavori ed esperti del settore wine

Questa nuova edizione targata 2020, rappresenta un’esperienza unica dal grande valore didattico ed esperienziale anche per chi partecipa per la prima volta. Al termine della prima edizione ogni partecipante ha espresso la propria opinione su di una pergamena in sughero: ciascuna è stata sigillata all’interno di una bottiglia decorata per l’occasione. In questa seconda edizione, al termine dell’affinamento in vetro che ha subito il vino, saranno aperti e letti i fogli di sughero e, di nuovo, gli esperti si confronteranno sulla tipologia di vino degustando il Villa Giustinian pronto per la commercializzazione.

 

«La prima edizione de “Il dietro le quinte dei grandi vini” è stata senza alcun dubbio – spiega il barone Claudio Ciani Bassetti – una grande occasione per tutti i partecipanti e ha rappresentato un momento d’incontro e di confronto. La seconda edizione svelerà il risultato della prima e ripeterà l’esperienza alla presenza di un pubblico di tutto rispetto per la scena italiana e internazionale nel mondo del vino».

 

 

Il programma su invito:

Venerdì 17 gennaio 2020
Ore 19.30 cena di gala al castello di Roncade.

Sabato 18 gennaio
Ore 9:00 arrivo ospiti e ritrovo presso wine shop del Castello
Visita guidata al Castello: come si è sviluppato il concetto di Villa Veneta, storia del Castello e della
tradizione vitivinicola, a partire dalla famiglia Giustinian, per arrivare ai giorni nostri.
Ore 10:00 “il dietro le quinte dei grandi vini” tenuto dall’Enologo Umberto Trombelli
Ore 13:00 fine evento, a seguire buffet.

 

Vino Villa Giustinian 2015 Rosso Igt Veneto gr. 13,5
50% cabernet sauvignon, 10% cabernet franc, 30% merlot, 5% Raboso 5% Carmenere
Rosso rubino intenso tendente al granato, naso pulito e franco, spezie orientali; bocca morbida, caldo,
tannini setosi, medio lungo nel finale.
Eccellente 90/100
Vini dal taglio bordolese, con un’estrema pulizia olfattiva.

Castello di Roncade

via Roma, 141
31056 Roncade – Treviso
Tel. +39 0422 708736
Fax +39 0422 840964
Mail: [email protected]
Sito: http://www.castellodironcade.com
Facebook: https://www.facebook.com/castellodironcade/
Instagram: https://www.instagram.com/castello_di_roncade/

Una dieta basata solo sulle piante, o Plant-based diet, come viene chiamata in inglese, è l’ultima moda del momento nel mondo dell’alimentazione. Di sicuro, suona meglio che dieta vegana. Ho notato che il termine sta venendo integrato nel linguaggio quotidiano quando in una sessione di jogging al parco, qui a Queenstown dove vivo, un’altra jogger mi ha detto di avere provato una dieta basata solo sulle piante per almeno un mese, dopo aver visto un documentario. Non stiamo parlando di un documentario qualsiasi, ma lo stesso che ha convinto me due mesi a passare da una dieta vegetariana a una vegana, e probabilmente lo stesso che ha alimentato questo tendenza. The Game Changers non è passato inosservato.

 

In una sola settimana è stato incoronato il documentario più venduto di iTunes di sempre. Almeno sette anni in preparazione, questo tanto atteso documentario mira a “esporre miti obsoleti sul cibo che non incidono solo sulle prestazioni umane ma sulla salute dell’intera popolazione globale”. È un film documentario del 2018 sui benefici del mangiare a totalmente base vegetale per gli atleti. Il documentario segue l’ex combattente UFC James Wilks che, mentre si sta riprendendo da un infortunio, viaggia per il mondo e parla con atleti d’élite che seguono diete a base vegetale. Tra gli atleti intervistati ci sono Arnold Schwarzenegger, Patrik Baboumian e Dotsie Bausch. Il documentario inizia spiegando come è si è scoperto che i gladiatori ai tempi degli Antichi Romani avevano una densità minerale nelle ossa molto alta (data dalla presenza dello stronzio), che significa una dieta di qualità e molto esercizio. La stessa dieta aveva dato ai gladiatori un nome, i Hordearii, che significa “mangiatori di fagioli e orzo”. Un’alta quantità di stronzio nelle ossa, che le rende forti e sane, è associata alla dieta vegetariana. I gladiatori,  proprio coloro che nell’immaginario italiano vengono rappresentati come forzati pieni di muscoli. Perché lo erano, e grazie anche alla loro dieta basate solo sulle piante.

 

Con questo articolo non voglio convincere nessuno a diventare vegano. Il mio consiglio è sempre: sperimentare con il proprio corpo. Quello che funziona per me non funziona per tutti gli altri, perché ognuno ha un metabolismo unico, anche se a grandi linee siamo tutti fatti della stessa pasta. Piuttosto, un buon metodo è provare a eliminare certi cibi e vedere come va, e poi a reintegrarli. La sperimentazione empirica può essere molto più efficace che seguire la dieta di qualcun altro. Come sta andando la mia sperimentazione? Per ora, la sola idea di mangiare del parmigiano mi rivolta. Per non parlare di una bistecca. Spesso io e il mio fidanzato, convinto vegano anche lui, scherziamo che quello che produciamo nella toilette parla già da sé. O in altri termini, abbiamo una digestione perfetta da quando non mangiamo più prodotti animali, non solo da quando abbiamo rinunciato alla carne e al pesce.

 

Ho notato tantissimi benefici da quando non mangio più prodotti animali: il primo che mi viene in mente, è che ora vorrei andare a correre, ma non riesco a smettere di lavorare. Posso lavorare per dieci ore senza stancarmi, e non mi è mai capitato che la mia capacità d’attenzione fosse così alta. Anzi, normalmente dopo cinque minuti mi capitava di distrarmi.

 

Secondo, mi ammalo di meno e guarisco più in fretta. Il mio corpo in generale si infiamma di meno. Per anni ho avuto una psoriasi sulla mano destra; ma non più, e come questa altre piccole noie che sono sparite. Quando i carnivori mi fanno la classica domanda “Ma da dove prendi le proteine?”, la mia risposta è sempre la stessa “E gli animali che mangi, da dove pensi che prendano quelle proteine?”. Risposta: dalle piante. Solo che io preferisco accederci direttamente. E quando sono in vena, di solito aggiungo: “E tu da dove prendi le fibre?”, questa benedetta risorsa importante tanto quanto le proteine, ma spesso dimenticata.

Prima di fare i cinici, sperimentate.

Sono davvero giovanissimi i due nuovi campioni della Tiramisù World Cup Junior 2019, la seconda edizione della “sfida più golosa dell’anno”, aperta ai piccoli chef.

 

Ecco i loro nomi: Deva Marton (classe 2010) di Fossò di Venezia, in gara per la ricetta originale, e Daniele Fabris (classe 2009) di Sant’Angelo di Piove di Sacco (Padova) con un Tiramisù realizzato con panna, torrone e fave di Tonka, per la ricetta creativa del dolce (in foto).

 

Dopo le selezioni che si erano tenute nella giornata di sabato, presso la Scuola di Formazione Professionale Fondazione “Lepido Rocco” di Lancenigo di Villorba (TV), la splendida cornice di Villa De Reali di Canossa a Dosson di Casier è stata il teatro delle semifinali e delle finalissime di domenica per entrambe le ricette del dolce, originale e creativa.

 

   

 

I ragazzi hanno dato prova di possedere già la manualità degli adulti, muovendosi con dimestichezza fra savoiardi, uova e mascarpone, e impugnando fruste e cucchiai “da adulti”.

Nella due-giorni di gare l’entusiasmo e la passione dei giovanissimi pasticceri, accompagnati al tavolo da un adulto, hanno fatto divertire gli stessi partecipanti e il pubblico che ha assistito alla competizione e fatto il tifo per loro.

 

«Con dei Campioni così, il futuro del Tiramisù è assicurato – scherza Francesco Redi di Twissen, ideatore e organizzatore della rassegna – . Le iscrizioni per la TWC 2020 sono già aperte e siamo al lavoro per un 2020 che nasce per stupire e crescere ancora di più».

 

La giuria

A decretare i due Campioni di quest’anno, è stata una giuria composta dai nomi “celebri” della Tiramisù World Cup: Sara Arrigoni (Campione TWC 2019, ricetta creativa), Fabio Peyla (Campione TWC 2019, ricetta originale), Diletta Scandiuzzi (Campione TWC 2018, ricetta originale), Marco Bertolo (Campione TWC 2018, ricetta originale), Riccardo Landonio (Campione TWC Junior 2018, ricetta creativa).

 

I finalisti

Per la ricetta creativa, erano giunti in finale anche:

Cristina Pulos, classe 2010, di Zoppola (PN) con un Tiramisù con la Mastica di Chio;

Ambra Arvedi, classe 2010, di Casier (TV) con un Tiramisù con pistacchi salati, mandorlato e sciroppo d’acero.

Per la ricetta originale, erano giunti in finale anche:

Mattia Carraro, classe 2009, di Lasi (VR);

Miguel Fantuz, classe 2009, di Codognè (TV).

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