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Sabato 25 gennaio (alle 20.45) proiezione alla Parrocchia San Michele Arcangelo: un viaggio con l’artigiana e fisarmonicista Francesca Gallo tra la natura e le persone colpite dal fortunale del 2018

 

Dopo il successo della serata a San Donà di Piave, “La voce del bosco”, il docufilm di Dimitri Feltrin sui boschi e le genti delle montagne bellunesi colpite nel 2018 dalla tempesta Vaia, arriva sabato 25 gennaio (ore 20.45) alla Parrocchia San Michele Arcangelo di Quarto d’Altino (piazza San Michele, 50).

 

A margine della proiezione, Francesca Gallo, protagonista del film e ultima artigiana in Italia a realizzare a mano armoniche a mantice, si esibirà in un breve concerto dedicato agli alberi che cantano.
Alla serata sarà presente il regista Dimitri Feltrin.

 

Il racconto e le immagini de “La voce del bosco” ci portano tra le valli, lungo i sentieri, sull’orlo dei dirupi, nei borghi abitati da poche decine di abitanti, al cospetto di alberi sconosciuti ai più, ma carichi di valori simbolici, storici e affettivi. Con Francesca, ascolteremo il bosco e scopriremo i suoi alberi, quelli che cantano. Ammireremo il ritratto delicato, poetico, del mondo dolomitico agordino, e più in generale della montagna bellunese: viva, dignitosa, laboriosa, burbera e saggia. Osservando le montagne, tenteremo di ascoltare e comprendere la voce del bosco.

 

L’ingresso alla proiezione è libero con offerta consigliata a partire da euro 5,00.

Prenotazioni su www.eventbrite.com.

Il ricavato verrà destinato alla ricostruzione dei sentieri agordini della Val Biois.
Info: Marina 345.5804078

 

 

“La voce del bosco” (ITA – 2019)

regia Dimitri Feltrin
con Francesca Gallo

 

Il film ha il patrocinio di Provincia di Belluno, Provincia di Treviso, Unione Montana Agordina, Comune di Belluno, Comune di Treviso e Associazione Culturale Martondea, con la collaborazione di Fondazione Benetton Studi Ricerche; patrocini: Provincia di Belluno, Provincia di Treviso, Unione Montana Agordina, Comune di Belluno, Comune di Treviso.

 

Nell’autunno del 2018 la montagna bellunese è stata messa alla prova dal maltempo, ma la sua cultura continua a radicarsi tra le valli, grazie a donne e uomini che si impegnano a mantenerla viva. La celebre artigiana e fisarmonicista Francesca Gallo ci accompagna in un viaggio alla scoperta degli alberi e della cultura agordina, fatta di musica, danze e antichi mestieri. Un lavoro di comunità che fa risuonare, limpida e vitale, La Voce del Bosco. Francesca costruisce fisarmoniche nella sua piccola bottega di Treviso, ereditata da papà Luciano, che le ha trasmesso la passione per la musica tradizionale e per il lavoro artigiano. È rimasta l’ultima artigiana in Italia a realizzare completamente a mano armoniche a mantice, fisarmoniche e organetti in legno. Le sue creature sono ambite da fisarmonicisti del panorama internazionale e finiscono sui palcoscenici più importanti del mondo, ma nascono nel bosco. L’attività di Francesca, infatti, inizia dall’individuazione di quelli che lei stessa definisce “gli alberi che cantano”, quegli alberi che successivamente trasformerà in strumenti musicali. Francesca seleziona i “suoi” alberi nei boschi dell’Agordino, una delle zone più colpite dall’ondata di maltempo che nell’autunno del 2018 ha messo a dura prova la montagna veneta, distruggendone buona parte del patrimonio arboreo. Francesca ci accompagna in un viaggio alla scoperta delle donne e degli uomini che in quelle terre hanno scelto non solo di fissare la propria dimora e di radicare la propria esistenza, ma anche di coltivarne i mestieri, di valorizzarne la cultura, di rigenerarne le tradizioni. Tra essi c’è Attilio, sapiente artigiano del legno, che con le travi recuperate dei tabià di Cogul del XVI secolo realizza piccole ma incredibili sculture. C’è Paolo, giovane e vivace liutaio, che ha scelto di svolgere la propria attività nella pace di Garès. E poi ci sono Antonia, che ha riscoperto l’arte della filatura e della tessitura e la trasmette alle giovani donne agordine; il Tita, che scava il legno fino a ricavarne gli “Olt da Riva”, le grottesche maschere in legno da sfoggiare a carnevale. C’è Dunio, il celebre muralista che narra nelle sue opere le storie della vallata; c’è Sara, giovane ricercatrice che indaga il rapporto tra letteratura e montagna. E c’è anche Mayra, che ha voluto mantenere il pascolo del nonno, scontrandosi con le quotidiane difficoltà della vita in montagna. Vecchi e giovani, donne e uomini, tutti con storie diverse da portarsi dietro, ma tutti che si muovono ai margini del bosco e che ogni giorno lo vivono e ne ascoltano la voce. Quella voce che sgorga, gioiosa e malinconica, affascinante e inquietante, dall’opera di donne e uomini che continuano a legarsi tra di loro in forma di comunità. Quella stessa comunità che si manifesta, vitale e unita, durante la Zinghenesta, il carnevale che anima le strade e le piazze di Falcade e Canale d’Agordo.

 

Dimitri Feltrin

Giornalista e videomaker di Trevignano (TV). Nato nel 1979, si laurea in Lettere, indirizzo teatro e spettacolo, nel 2004. Segue un corso di qualifica da operatore di ripresa e inizia immediatamente a lavorare per produzioni televisive. Nel marzo del 2005 contribuisce a fondare il Tg Treviso di Rete Veneta, dove assume il ruolo di cronista – che svolge sempre con la sua telecamera al seguito – e redattore. Nel 2009 diventa giornalista professionista. Dal 2011 lavora come libero professionista nel campo del giornalismo e delle produzioni audiovisive. Nel 2017 consegue la laurea magistrale in Antropologia culturale a Bologna. Attualmente ricopre la carica di vicesindaco a Trevignano (TV).
Ha realizzato due reportage di viaggio, documentando i progetti dell’Associazione Culturale Ostrega!: Ostrega! in tour (2010), trasmesso in 10 puntate da Rete Veneta, e Ostrega! – Fino alla fine del mondo (2012), trasmesso dall’emittente Antenna 3 Nordest. Ha diretto e prodotto i documentari Il doCUEOmentario, Il lato nascosto dei Los Massadores (2013); La Ragazza delle scarpe (2014), Il Viandante del Sole (2014), Cresceranno le siepi (2016), Asfalto (2018).

 

Francesca Gallo

Nasce a Treviso nel 1976, si diploma in canto lirico nel 2002 presso il conservatorio di Castelfranco Veneto (TV), studia fisarmonica fin da bambina.
All’età di sedici anni si appassiona alla musica di tradizione orale e per gioco comincia un recupero di canzoni, storie di vita, testi inediti andando a intervistare le persone semplici, quelle che apparentemente non avevano nulla di interessante da raccontare. In bicicletta, con la fisarmonica in spalla e il registratore in tasca ha fatto migliaia di km in oltre due decenni di recupero. Nel 2004 è partita per Belgio e Canada sempre con registratore, fisarmonica e i soldi per una telefonata. Centinaia di ore di registrazione, centinaia di storie di vita raccolte, centinaia di canzoni recuperate a morte certa. Francesca è figlia di Luciano Gallo, costruttore di fisarmoniche, fondatore del marchio “Galliano”. Al fianco del padre nella sua piccola bottega artigiana, ha passato anni e condiviso con lui la passione per la musica tradizionale, tanto da arrivare a maturare la decisione di riprendere l’attività paterna per salvare un mestiere che altrimenti sarebbe andato perduto. Dal 2011, infatti, ha riportato in vita i due marchi di produzione “Galliano” e “Ploner” e la omonima bottega, situata nel quartiere di Fiera, alle porte di Treviso, unica bottega artigiana col 90% di autonomia, almeno a livello nazionale, per la costruzione di fisarmoniche, organetti, armoniche a mantice.

 


L’appuntamento è promosso dal Presidio Laudato Sì di Altino, punto di aggregazione e di riferimento per le persone che vogliono approfondire e vivere la propria vocazione ecologica integrale. È presente nel territorio con tre “Tende”: l’unità pastorale di Altino – Portegrandi – Quarto d’Altino, il monastero di Marango e la biofattoria didattica Rio Selva a Preganziol.

Hanno collaborato alla realizzazione della serata, Distretto di Economia Solidale “Oltreconfin”, CSA Veneto, Amico Albero di Mestre, Mountain Wilderness, Ecoistituto Veneto Alex Langer di Michele Boato.

Mercoledì 15 gennaio alle ore 18.30, nell’auditorium degli spazi Bomben di Treviso (via Cornarotta 7), la Fondazione Benetton Studi Ricerche presenta il film documentario Un luogo amico. 150 anni della Fondazione Querini Stampalia a Venezia (2019, 40’), diretto e curato da Francesca Molteni.

 

La proiezione sarà introdotta da Marco Tamaro, direttore della Fondazione Benetton, Marigusta Lazzari, direttore della Fondazione Querini Stampalia, Francesco Dal Co, storico dell’architettura, direttore scientifico della divisione Architettura di Electa.

 

 

Cos’è la Fondazione Querini Stampalia

C’è un luogo a Venezia che dal 1869 rinnova la sua vocazione, è la Fondazione Querini Stampalia. Un luogo di acqua, di canali, di stanze, di libri, di opere e capolavori dell’ingegno, dell’arte, dell’architettura. Un film lo racconta in occasione dei suoi 150 anni, ripercorre la storia e l’identità, il presente e il futuro di una istituzione che ha accompagnato, in alcuni casi anticipato, la vita economica, politica e sociale di Venezia, e del Palazzo che la ospita, e che oggi continua a leggere i segni dei tempi dal suo “involucro” antico e moderno, “casa” della Biblioteca, del Museo, di esposizioni, incontri, mostre, concerti, e dell’archivio privato della famiglia Querini.

 

Il film si basa su nuove riprese realizzate ad hoc e sul materiale d’archivio che documenta la storia della Fondazione e del Palazzo, arricchiti dalle testimonianze esclusive di tanti, autorevoli esponenti del mondo della cultura, dell’arte e dell’architettura – Chiara Bertola, Francesco Bonami, Mario Botta, Giorgio Busetto, Giorgio Camuffo, Renata Codello, Michele Coppola, Marino Cortese, Francesco Dal Co, Michele De Lucchi, Nicholas Herdon, Joseph Kosuth, Marigusta Lazzari, Michelina e Valeriano Pastor, Giovanna Nepi Sciré, Marco Paladini, Giandomenico Romanelli, Tiziano Scarpa, Kiki Smith, Angela Vettese.

 

Promosso dalla Fondazione Querini Stampalia e prodotto da Muse Factory of Projects, il film è un progetto originale realizzato in occasione dei 150 anni della Fondazione Querini Stampalia, con la fotografia di Alvise Tedesco e la voce narrante di Sandro Lombardi, uno degli artisti più carismatici e poliedrici del panorama teatrale italiano.
Montaggio: Anna Pastorelli. Coordinamento generale: Sara Bossi, Fondazione Querini Stampalia, Venezia.

 

 

Informazioni

Fondazione Benetton Studi Ricerche
0422.5121,
www.fbsr.it
L’ingresso è libero.

Nell’ambito della XXX edizione del Premio Carlo Scarpa, dedicata a I giardini del tè di Dazhangshanla Fondazione Benetton Studi Ricerche, con la collaborazione del Sole Luna Festival, propone due documentari che raccontano la Cina. Due viaggi nel tempo e nello spazio dei suoi paesaggi contrastanti e nei mosaici della sua umanità. 

 

Giovedì 25 luglio e giovedì 1° agosto alle ore 21, nell’auditorium delle Gallerie delle Prigioni di Treviso, la Fondazione Benetton Studi Ricerche, con la collaborazione del Sole Luna Festival, propone due serate di cinema documentario sulla Cina

 

Dopo la proiezione di Mingong, film documentario di Davide Crudetti, giovedì 1° agosto alle ore 21 sarà proiettato Blank Lands (Italia 2016, 82’): un docufilm del collettivo Blank Lands.

 

Tutte le epoche e storie hanno le loro terre bianche, territori non tracciati sulle mappe, avvolti dal mistero. Le terre bianche della Cina degli anni trenta erano le remote regioni ai confini occidentali, abitate nell’immaginario collettivo da “barbari cannibali”.

 

Zhuang Xueben, un giovane fotografo di Shanghai, fu il primo a raccontarle con migliaia di fotografie e ricchi diari, raccolti in dieci anni di viaggio, a partire dal 1934. Il suo lavoro all’epoca aprì una finestra su una Cina poco conosciuta, spesso inesplorata e avvolta da pregiudizi, rivelando la bellezza delle culture locali: Tibetani, Yi, Qiang, Tu, Salar sono solo alcuni dei gruppi etnici con i quali entrò in contatto e che riuscì a svelare con sguardo curioso e umano. Prima di sparire: inghiottito dai tumulti della rivoluzione culturale, il suo nome e il suo lavoro sono riemersi solo recentemente.

Oltre al cinema

Gli appuntamenti sono organizzati nel contesto della mostra documentaria e di arte contemporanea The Ground We Have in Common, realizzata dalla Fondazione Benetton e dalle Gallerie delle Prigioni, e dedicata alla trentesima edizione del Premio Carlo Scarpa, che quest’anno vede protagonisti I giardini del tè di Dazhangshan e il tema della cura della terra bene comune. 

Nei giorni delle due proiezioni, la mostra The Ground We Have in Common sarà visitabile dalle ore 15 fino alla fine dell’evento.

 

L’esposizione, a cura di Patrizia Boschiero e Nicolas Vamvouklis, aperta fino a domenica 1° settembre 2019 (martedì-venerdì ore 15-19, sabato e domenica ore 10-13 e 15-19, ingresso libero), affianca alla componente documentaria l’esposizione di opere d’arte contemporanea. Partendo dall’esplorazione del paesaggio dei giardini del tè di Dazhangshan, il percorso mette in luce il contesto geografico e architettonico di un territorio che è storicamente il cuore delle coltivazioni della pianta del tè e della produzione della bevanda che ne deriva, la sua valenza storica e culturale. La mostra ripercorre inoltre idee e temi che hanno attraversato alcune delle precedenti edizioni del Premio Carlo Scarpa, con opere d’arte, materiali d’archivio, testi, fotografie, pubblicazioni e video. Unendo ricerca artistica e indagine paesaggistica, l’esposizione si snoda tra contributi di natura diversa ed esplora i linguaggi scelti da artisti contemporanei che indagano la nozione di giardino in senso ampio e quella della cura della terra.

 

Ingresso libero sia alle proiezioni che alla mostra.

Per maggiori informazioni: Fondazione Benetton, tel. 0422.5121, www.fbsr.it 

Mercoledì 17 aprile 2019, l’Istituto Tecnico Statale G. Mazzotti di Treviso è stato teatro dell’evento conclusivo degli incontri di sensibilizzazione Passi verso l’Altrove, promosso dalla Fondazione Zanetti Onlus.

Giunto quest’anno, alla sua sesta edizione, il ciclo di eventi ha coinvolto circa 2000 studenti e 15 scuole secondarie di secondo grado del territorio, in un calendario di 9 appuntamenti dedicati ai temi dell’incontro con l’Altro e con l’Altrove.

 

Al centro dell’appuntamento di mercoledì 17 aprile, l’Africa più profonda, con la sua cultura, le sue tradizioni e la salute sostenibile.

 

Grande quasi quattro volte l’Italia, l’Etiopia è un paese dalla storia millenaria, popolato da genti con culture e tradizioni antiche molto differenti tra loro. A Sud, nella regione del South Omo, le tribù dei Dasenech e degli Hamer vivono in maniera seminomade, spostando le mandrie lungo la valle del fiume Omo.

 

Il giornalista Pietro del Re, che sulle pagine del quotidiano La Repubblica ha raccontato le più importanti guerre del pianeta, e il regista Enzo Aronica hanno seguito queste popolazioni per raccontarle in un documentario Gli ultimi Dasenech, minacciati dalla modernità (Italia, 30’, 2019) che è stato presentato, in anteprima, nell’Aula Magna dell’Istituto Tecnico Statale G. Mazzotti di Treviso, alla presenza degli gli autori e Don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa CUAMM.

 

 

 

Il docufilm Gli ultimi Dasenech, minacciati dalla modernità

Prodotto da Repubblica Tv, in collaborazione con Fondazione Zanetti Onlus e Medici con l’Africa Cuamm, il docufilm è dedicato alla conoscenza di un territorio affascinante e inaccessibile, ma sempre più in contatto con il mondo esterno, in un equilibrio precario tra tradizione e globalizzazione.

 

«Un paese dove le strutture sanitarie sono carenti o addirittura del tutto assenti, dove la malaria non è mai stata sconfitta e dove i bambini ancora muoiono di malnutrizione acuta. In alcune zone, l’analfabetismo raggiunge quote da primato» – afferma Pietro Del Re – «Eppure il paese è il granaio d’Africa, una vera potenza agricola col più grande patrimonio di bestiame di tutto il continente, che oltre a esportare potrebbe sfamare tutto il suo popolo. Non solo, se paragonato agli altri paesi subsahariani, l’Etiopia è un modello avanzato».

 

Insieme allo staff di Medici con l’Africa Cuamm, presente in questa regione dal 2014, gli autori raccontano i successi e le fatiche di un lavoro portato avanti ogni giorno con determinazione, per sviluppare un sistema sanitario sostenibile e ben integrato con la società e per garantire il diritto alla salute a mamme e bambini, nell’ultimo miglio dell’Africa più profonda.

 

Prima le mamme e i bambini è infatti il programma trasversale che vede impegnato il Cuamm in sette paesi africani: perché solo partendo dalla salute delle categorie più svantaggiate, lavorando “con”, si può produrre un vero miglioramento della condizione di tutta la comunità.

Céide Fields, il film documentario della Fondazione Benetton Studi Ricerche, regia di Davide Gambino in collaborazione con Gabriele Gismondi, realizzato nell’ambito del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2018 coordinato da Patrizia Boschiero (responsabile edizioni della Fondazione) e Luigi Latini (presidente del Comitato scientifico della Fondazione), sarà proiettato a Firenze, Treviso e Lisbona.

 

Il primo appuntamento per vedere il film documentario che racconta i Céide Fields in Irlanda, – il luogo designato dal Premio Carlo Scarpa 2018, che nel secolo scorso ha rivelato la presenza ancora tangibile ed estesa di un paesaggio rurale del Neolitico –, sarà mercoledì 13 marzo a Firenze, dove parteciperà in concorso al Festival Internazionale Cinema di Archeologia Arte Ambiente (13-17 marzo).

 

La proiezione è prevista presso il cinema La Compagnia nel pomeriggio, tra le ore 15 e le 19. Ingresso libero. Per informazioni: www.firenzearcheofilm.it
Il documentario sarà poi proposto domenica 17 marzo pomeriggio a Treviso, in occasione della “Fiera d’Irlanda”, una tre giorni di musica, festa e tradizioni, che si terrà dal 15 al 17 marzo in Prato della Fiera. Ingresso libero.

 

A giugno sarà presentato in Portogallo, in concorso all’Arquiteturas Film Festival in programma a Lisbona dal 4 al 9 giugno e dedicato a film documentari, sperimentali, di animazione e di finzione in cui l’architettura gioca il ruolo principale. Per informazioni: https://filmfreeway.com/ArquiteturasFilmFestival.

 

Un film documentario per Céide Fields, Contea di Mayo, inverno 2018

Nell’ambito dei lavori di ricerca del Premio Carlo Scarpa 2018, dopo il primo viaggio di studio realizzato in Irlanda con il Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche tra agosto e settembre 2017, nel corso del mese di gennaio 2018 un piccolo gruppo di lavoro (Patrizia Boschiero, Davide Gambino, Gabriele Gismondi, Luigi Latini, Juan Manuel Palerm Salazar, Andrea Rizza Goldstein) è tornato per una settimana di approfondimenti sul campo a Céide Fields, accolto e supportato in particolare da Gretta Byrne, Seamas Caulfield e Martin Downes. Tra i campi recintati del Neolitico e quelli odierni, gli incontri hanno incluso uomini e animali, intemperie e arcobaleni, si è conversato con i protagonisti e documentato fotograficamente la vita del luogo, e realizzato le riprese del film documentario che è stato poi presentato al pubblico nel Teatro Comunale di Treviso sabato 12 maggio 2018, in apertura della cerimonia di conferimento del Premio Carlo Scarpa 2018.

 

Céide Fields è un luogo che racconta delle origini del paesaggio coltivato e di un passato remoto che si è a lungo negato allo sguardo. Indossando una lente narrativa è possibile osservare questa apparente invisibilità dietro cui si cela un complesso crocevia tra archeologia, agricoltura e allevamento, tra pratiche didattiche e necessario sviluppo turistico, tra pressanti questioni ambientali, climatiche ed energetiche. Ai confini del continente europeo, nel nord-ovest dell’Irlanda, sull’orlo di vertiginose falesie, tra luoghi umidi e animali da allevamento, incontriamo i custodi di questo paesaggio che si interrogano sulle comunità del Neolitico e che guardano verso un incessante scambio trans- generazionale, tra memoria e vita rurale, di passato e di futuro.

Attraverso i loro volti, le loro storie e le loro avventure, i Céide Fields riemergono dalle paludi e dai millenari strati di torba rivelandosi in tutta la loro straordinaria complessità e bellezza.

Film documentario

16:9 HD / col. / sound stereo 2018, durata 40’
con Gretta Byrne (Office of Public Works-OPW), Seamas Caulfield, Martin Downes; e con Susan Callaghan, Declan Caulfield, Fionnan Caulfield, Una Forde, Martin Heffernan, Frank Shalvey (OPW)
Studio documentale e sviluppo trattamento: Davide Gambino.
Fotografia, montaggio, color grading e sound design: Gabriele Gismondi.
Riprese: Gabriele Gismondi e Davide Gambino.
Musiche originali: Pino Petraccia (Crisalide e Metamorfosi); arrangiamenti su brani irlandesi tradizionali: Marco Felicioni (Drowsy Maggie, Scarboro Fair e She Moved Through the Fair) e Peppe Nardone (Adoration e Danny Boy). Eseguite da Lucia Antonacci: arpa irlandese; Marco Felicioni: flauti; Peppe Nardone: chitarre acustiche; Pino Petraccia: percussioni etniche e kamalengoni. Musiche addizionali: Gabriele Gismondi (Juno e February) e Chris Haughen (Tumbleweed Texas).
Lettura della poesia Belderg di Seamus Heaney: Seamas Caulfield.
Traduzioni per sottotitoli: Daniela Gatto, riviste da Patrizia Boschiero e Luigi Latini.
Riprese aeree: Aerial Stock Ireland.
Pilota del drone: David Perry.
Produzione esecutiva: Ruggero Di Maggio e Davide Gambino per MAF – Mon Amour Films srl.
Supporto in Irlanda: Marcus Stewart, Earth Horizon ltd.
Coordinamento di produzione: Patrizia Boschiero, Fondazione Benetton Studi Ricerche.

Domani sera, alle 20, in via Monte Grappa 13 a Treviso, l’associazione Vivere in Mindfulness organizza la proiezione del film Walk with me e, con l’occasione, verranno presentati tutti i nuovi corsi in partenza.

 

Per informazioni e prenotazioni è necessario contattare il +39 389 074 7861 (Luciana).

 

 

Walk with me

Il docufilm Walk with me è incentrato sulla vita del monaco buddhista di origine vietnamita Tich Nhat Hanh, vocato alla pratica e all’insegnamento dell’arte di meditazione buddhista, nota con il nome di Mindfulness, dipingendo la sua quotidianità e quella dei membri della comunità monastica zen che vive con lui a Plum Village. Una comunità buddhista, che ha rinunciato a tutti i propri beni per abbracciare una vita di castità allo scopo comune di ricominciare a vivere in armonia reciproca e con il pianeta, impostando la propria vita su valori nuovi e praticando l’arte della Mindfulness con l’aiuto del Maestro.

Il documentario di sensibilizzazione e promozione sociale, ideato da Fondazione Oltre il Labirinto, scritto e diretto da Giacomo Ravenna, sarà proiettato mercoledì 5 settembre, alle ore 17, nell’ambito della 75^ Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia, all’interno dello Spazio Regione Veneto all’Hotel Excelsior, e in diretta Facebook sulla pagina di Fondazione Oltre il Labirinto.

 

Nel docufilm “Parole In-Superabili”, prodotto lo scorso dicembre, oltre alle decine di interviste realizzate all’interno del Museo Bailo di Treviso, sono state raccolte le storie di Eddy, e dei Treviso Bulls, squadra di Weelchair Hockey di cui è fondatore, alcuni atleti dello Special Team di Gymnasium Centro Studi e Formazione Pordenone, una squadra di atleti con disabilità intellettive-relazionali, i ragazzi dell’associazione “Oltre quella sedia”, Cristiana mamma di Giampietro e Domenico, papà di Simone.

 

 

 

 

La presidente Damiano: “Porteremo una Wall of Dolls anche nel nostro territorio”

 

Sarà costruita anche a Venezia una “Wall of Dolls”, l’installazione artistica ideata dalla cantante e conduttrice televisiva Jo Squillo, diventata ormai simbolo della violenza sulle donne.

 

La notizia è stata data giovedì, nel corso della conferenza stampa di presentazione del docufilm contro il femminicidio “Donne & Libertà”, che si è svolta giovedì mattina nello Spazio della Regione del Veneto all’Hotel Excelsior, nell’ambito della 75° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, alla presenza della presidente del Consiglio comunale di Venezia, Ermelinda Damiano, e delle quattro donne impegnate nell’iniziativa: la giovane vittima di violenza Gessica Notaro, la deputata Giusy Versace, la giornalista Francesca Carollo e l’artista Jo Squillo.

 

Il documentario – scritto da Francesca Carollo, per la regia di Jo Squillo e prodotto da TvModa – è un insieme di testimonianze raccontate da personaggi del mondo dello spettacolo, donne vittime di violenza che sono riuscite a uscirne e rappresentanti di associazioni che lottano per tutelare le donne – che vuole “spezzare la catena” e dare speranza a chi sta ancora subendo.

 

Testimonianze sono state portate anche alla conferenza stampa, in particolare da Gessica Notaro, che ha sottolineato quanto la sofferenza psicologica nel subire violenza dalla persona “amata” sia ancor più dolorosa di quella fisica e ha parlato specificatamente degli effetti devastanti dello stalking. È emersa in modo forte la necessità di comprendere e non lasciare sole le donne vittime di sopruso, che vengono spesso emarginate dal proprio contesto proprio da chi reca loro violenza, ma anche di garantire tutela a quante hanno il coraggio di denunciare, perché si trovano ad aver a che fare con una persona spinta ancor più a danneggiarle.

 

“Il messaggio lanciato qui oggi è per noi importantissimo – ha dichiarato la presidente Damiano – e ci teniamo a collaborare con voi per riuscire a costruire questo muro di bambole anche sul nostro territorio, perché è un tema che ci sta davvero a cuore”. Nel ricordare quanto il Comune di Venezia sia da sempre impegnato nella tutela e nella valorizzazione delle donne, Damiano ha citato, oltre chiaramente al Centro Antiviolenza, le tante iniziative che ogni anno l’Amministrazione organizza sul territorio. “Sono felice che il ‘Wall of Dolls’ vada ad aggiungersi a queste – ha concluso poi – e lavoreremo da subito per definire il luogo più adatto per portare l’installazione nel nostro territorio”.

 

Un grimaldello in grado di scardinare le serrature di prigioni del silenzio, perché il non detto uccide e corrode le persone da dentro: è questo il senso del docufilm presentato ieri al cinema teatro Busan a duecento studenti delle classi seconde delle scuole medie Montalcini e Hack.

 

Il docufilm è opera di Luca Pagliari, giornalista, autore, regista e storyteller, che da alcuni anni è impegnato nella divulgazione anche di campagne sociali contro il bullismo, con spettacoli che porta in giro per le scuole italiane. Pagliari ha accolto l’invito rivoltogli da insegnanti moglianesi, che hanno voluto realizzare un evento a corredo dei temi già affrontati nel progetto Rispettiamoci, che ha trovato il sostegno dell’Amministrazione comunale.

 

#dodicidue è il titolo del docufilm e format giornalistico teatrale che racconta la storia di Alice. 3 anni di vessazioni e di attacchi da parte dei bulli. 3 anni di silenzio. 3 anni di rabbia tenuta dentro. 3 anni di musica ascoltata ininterrottamente per restare lontana dal mondo.

Poi è arrivato il dodici due duemilasedici. La data in cui Alice, 16 anni e vittima di bullismo, dopo aver assistito a uno spettacolo di Pagliari gli scrive. Alice nei cinque anni di vessazioni continue non aveva mai condiviso con nessuno il suo carico di dolore. Lo aveva nascosto al mondo intero trincerandosi dietro le sue cuffiette, creando un muro di musica sparata nelle orecchie per evitare di ascoltare, sublimando la sofferenza attraverso atti di autolesionismo e di rabbia incontrollata. Neppure lo psichiatra era riuscito a comprendere.

 

“Alice mi lasciò tra le mani le chiavi della sua personalissima cella, affidandomi una responsabilità enorme: condurla fuori di lì, restituirle la bellezza dei suoi 16 anni e connetterla nuovamente con il mondo esterno”, raccontato oggi Pagliari.

 

I ragazzi moglianesi hanno visto il film che ha per protagoniste Alice e la mamma. In 30 minuti viene ripercorsa questa storia che ha il sapore di un ritorno alla vita. Oggi, infatti, Alice è serena e soprattutto libera.

 

“Quella raccontata oggi, pur con la sua durezza, è una storia a lieto fine. Ma non sempre va così e riteniamo che non si faccia mai abbastanza per far capire ai ragazzi che il bullismo, il cyberbullismo, possono essere letali per un loro coetaneo e che, se capita di esserne vittima, non ci si deve rinchiudere in se stessi, ma al contrario aprirsi, ai genitori, ai professori, agli stessi compagni. La lezione da dare è anche rivolta a chi assiste impaurito senza riuscire a opporsi a questi comportamenti. I bulli vanno dissuasi, i cyberbulli vanno isolati. Questo è il senso del nostro impegno a sostegno della scuola su questo fronte”, hanno commentato Carola Arena, Sindaco, e Daniele Ceschin, assessore alle Politiche educative di Mogliano.

Il 8 e 9 maggio al multisala di Mestre, doppia proiezione del film di Phil Grabsky

 

Dopo il successo di pubblico ottenuto con i precedenti titoli della rassegna La Grande ArteIMG Cinemas Candiani Mestre presenta, martedì 8 e mercoledì 9 maggio, Cézanne. Ritratti di una vitaun docufilm inedito, diretto da Phil Grabsky, che racconta i momenti personali e le confessioni intime di colui che influenzò i Fauves, i cubisti e tutti gli artisti delle avanguardie.

Per entrambi i giorni, le proiezioni sono alle ore 16.40 e alle 20.20.

Ambientato a Londra, Parigi, Washington D.C. e in Provenza, quel sud della Francia in cui Cézanne nacque e si spense, il film ripercorre la vita di uno dei più grandi artisti mai esistiti. Un viaggio attraverso gli spazi e le lettere private che ne segnarono l’esistenza e che aiutano lo spettatore ad avvicinarsi ancor di più all’animo e al pensiero di colui che per Picasso e Matisse fu “il padre di noi tutti”.

 

La macchina da presa mostra così le immagini di Cézanne’s portraits, l’esposizione che raggruppa ben cinquanta ritratti del pittore di Aix-en-Provence: opere che hanno viaggiato dalla National Portrait Gallery di Londra, al MoMA di New York, alla National Gallery of Art a Washington DC, fino al Musée d’Orsay a Parigi. Curatori ed esperti legati a queste istituzioni hanno prestato il volto e la voce per arricchire i contenuti del film, guidando lo spettatore all’interno della mostra e della vita di Cézanne.

 

Oltre a quadri entrati nella leggenda, come quelli dedicati alla Montagna Sainte Victoire o alle sue amatissime mele, Cézanne ha realizzato circa 200 ritratti: le persone che fecero parte alla sua vita sono immortalate proprio lì, con il suo tratto e le sue pennellate, e molte di loro furono scelte come soggetto più di una volta, poiché condivisero con l’artista momenti diversi della sua esistenza. Assieme ai ritratti veri e propri, si contano poi una trentina di autoritratti: un numero davvero impressionante nella storia dell’arte. Anche il pronipote del pittore, Philippe Cézanne, ha preso parte al progetto rendendo unico questo contenuto cinematografico, costituito da opere, luoghi e voci di esperti e familiari.

 

 

Biglietti:

Intero € 10.00

Ridotto over 60 e studenti € 8.00

Img card € 7.00

Info, prenotazioni e prevendite

Tel. 041 2383111

www.imgcinemas.it

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