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Saranno nuovamente chiuse, e proseguiranno la didattica a distanza, le scuole superiori e le classi seconda e terza media del Veneto Orientale, dell’Alta Padovana e del distretto di Asolo (VI).

 

Il Presidente del Veneto Luca Zaia ha lasciato che fosse la dottoressa Francesca Russo, Direttore Sanità e Prevenzione Veneto, a spiegare come stesse realmente la situazione epidemiologica. “Abbiamo visto che alcuni distretti hanno incidenza superiore a 250 contagi ogni 100.000 abitanti, questo comporta secondo l’ultimo DPCM, alcune misure restrittive. Tre realtà: l’Alta Padovana, il distretto di Asolo e il Veneto Orientale superano questa soglia dunque le scuole dalla seconda media compresa, fino alle superiori andranno in didattica a distanza, non da domani mattina. Daremo il tempo a scuole e famiglie per organizzarsi. Partiremo all’incirca giovedì. In questa fase le scuole dell’infanzia e le elementari non verranno toccate dal piano di chiusure”.

 

Intanto, secondo il bollettino di oggi, continua, anche se di poco, a salire la pressione sugli ospedali, sia in area non critica che in terapia intensiva.

 

Il Presidente Zaia ha confermato che l’unica soluzione saranno le vaccinazioni di massa.

“Se ci arrivano le dosi noi vacciniamo tutti i veneti entro l’estate” ha promesso il Governatore Zaia.

 

Silvia Moscati

Il Presidente del Veneto Luca Zaia ha ringraziato questa mattina gli studenti delle scuole superiori che ieri si sono recati a scuola in presenza dopo 3 mesi di didattica a distanza. “È stata una giornata positiva – ha detto – per il senso di responsabilità che hanno saputo dimostrare”.

 

Il bollettino di oggi segnala ancora 621 nuovi positivi nelle ultime 24 ore,  con un’incidenza dell’1,58% sui tamponi effettuati ma calano ancora, da 32 giorni consecutivi, i ricoveri nei reparti ospedalieri, critici e non.

 

Il Presidente Zaia ha poi parlato di un progetto “Covid free” per i settori produttivi nel Veneto che necessariamente ha bisogno di un costante approvvigionamento di vaccini.

 

“Questa è una devastazione come in una guerra mondiale ma dobbiamo ripartire. Questa pandemia ha devastato le imprese. Dobbiamo chiudere questo incubo sanitario, cominciare a ragionare sui comparti Covid-free è assolutamente innovativo; dobbiamo essere i primi. Ora stiamo cercando un canale per riuscire a recuperare vaccini nella legalità e nel rispetto delle leggi. In questa fase il Paese deve poter garantire a chi trova i vaccini di poterli comprare e non vi nego che più di qualcuno ci chiama dall’estero dicendo… guardate che ci potrebbe essere… E le nostre imprese hanno bisogno di quei vaccini” ha concluso il Presidente Zaia.

 

Silvia moscati

Il Movimento “Priorità alla Scuola” di Treviso, con la sua referente Roberta Bruccoli di Mogliano Veneto (che ha due figli studenti presso il Liceo Berto di Mogliano), ha manifestato questa mattina davanti alla sede della Protezione civile a Marghera, insieme a un gruppo di genitori e ragazzi, mentre all’interno si svolgeva la consueta rassegna stampa sul Covid.

 

“Al di là dell’emergenza Covid che è una parentesi, un’emergenza, ci sono problemi che arrivano da molto più lontano, da molto prima dell’emergenza Covid, come le classi pollaio, la carenza di insegnanti, le nomine che arrivano in ritardo e quindi cattedre che rimangano scoperte per uno o due mesi, necessità di riattivare la medicina scolastica che c’era una volta, insomma, un bel decennio di tagli alla scuola che non siamo più disposti ad accettare” ha detto la rappresentante. “Ci sono i ragazzi che vorrebbero ripartire perché riescono ancora a reagire ma mi fanno paura i ragazzi che non vogliono ritornare a scuola perché sanno che ritornare in classe vuol dire confrontarsi con il mondo reale. E sanno benissimo di avere un gap di 10 mesi di assenza da scuola perché la DAD non è scuola, è solo gestione dell’emergenza. Preferiscono rimanere nel limbo della DAD e della loro casa. Ma la scuola deve aprire subito – ha continuato la Bruccoli – perché le scuole sono un luogo normato e sicuro. Il problema sono i trasporti.”

 

Dal canto suo il sindaco di Mogliano Davide Bortolato, anche lui padre di un liceale del Berto, conferma il giudizio espresso dal Presidente Zaia sul fatto che chiudere le scuole sia un fallimento ma che sia necessario agire con molta prudenza: “Noi tutti vorremmo che le scuole fossero aperte ma in questo momento questo non ci sembra prudente perché si creano assembramenti pericolosi. Del resto si tratta di tenere duro ancora pochi giorni e poi, se i dati di contagi in calo saranno confermati,  si potrà ripartire con la scuola in presenza. Il sindaco Bortolato conferma che anche a Mogliano il trend dei contagi è in calo.

 

Silvia Moscati

Dolore, incertezza, perplessità, stranezza, solitudine, agitazione, sconforto, ma anche amore, serenità, divertimento, gioia, felicità. Un viaggio tra le tante parole ed emozioni dei ragazzi raccolte a scuola dagli educatori dell’Operativa di comunità in 11 Comuni della Marca trevigiana

 

Come stai, come ti senti, quali emozioni ti accompagnano maggiormente in questo periodo della tua vita?

Sono solo alcune delle domande rivolte a 500 ragazze e ragazzi di 25 classi prime delle scuole secondarie di primo grado di 11 Comuni dell’area coneglianese.

 

Codognè, Gaiarine, Godega di Sant’Urbano, Mareno di Piave, Orsago, San Fior, Santa Lucia di Piave, San Pietro di Feletto, San Vendemiano, Susegana e Vazzola, sono alcuni dei 28 Comuni della Sinistra Piave dove è presente il servizio di Operativa di Comunità dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, all’interno del quale le equipe di educatori e educatrici della Cooperativa sociale Itaca, che gestisce l’OdC, stanno realizzando in questi giorni una serie di laboratori educativi in classe e in presenza. Entro maggio di quest’anno verranno coinvolte ulteriori 70 classi dalla prima alla terza media e 20 classi quarte e quinte delle scuole primarie, altri 1800 studenti per un numero complessivo di 2300 ragazzi nella fascia 9-14 anni.

 

Gli obiettivi dei laboratori sono articolati e mirano a sviluppare relazioni positive in classe, stimolare la conoscenza tra i ragazzi, favorire la comprensione delle dinamiche del gruppo. Le attività sono quanto più possibili interattive, nonostante le diverse limitazioni dettate dall’emergenza sanitaria da Covid-19, e il grafico riportato sotto rappresenta un esempio delle risposte date dagli studenti di una classe prima di Codognè relativamente allo stato d’animo del periodo.

Gli stati d’animo dei ragazzi

La realizzazione del grafico viene fatta al momento classe per classe e, grazie alla buona strumentazione di lavagne Lim e pc presenti in aula, consente a tutti di visualizzare le risposte del gruppo. A partire da questa prima attività, che promuove la consapevolezza del proprio e dell’altrui stato d’animo, gli educatori accompagnano gli studenti a condividere le proprie riflessioni, stimolando il dialogo e il confronto con i compagni, per comprendere se in classe tutti si sentano a proprio agio e percepiscano un clima sereno e di reciproco rispetto. A volte, accade che qualche studente senta il bisogno di socializzare con i compagni le sue difficoltà, in quel caso l’équipe favorisce l’ascolto e condivide quanto emerso con il gruppo.

 

Le classi incontrate sono tante e la composizione delle torte o pizze, come suggerisce qualcuno verso l’ora di pranzo, è un caleidoscopio di colori e di fette dalle dimensioni diversissime, un grafico sempre diverso per ogni classe, un’altalena di emozioni variopinte, mai uguali. Dire come stanno i ragazzi in questo periodo non è facile e generalizzare non è possibile.

 

Nel grafico le emozioni positive come gioia (17%) e felicità (17%) sono presenti nella classe in meno della metà del gruppo, il resto è colorato da tristezza (17%), ansia e preoccupazione (13%), rabbia (13%), paura (8%), noia (4%) che prontamente fanno nascere in educatori e insegnanti in ascolto alcune domande aperte: perché questi stati d’animo? Da che cosa sono generati? Quali i possibili riscontri tra questi vissuti e la situazione che stiamo affrontando?

Le parole delle emozioni

In ogni classe i ragazzi usano parole diverse per definire le loro emozioni, tanto che una stessa parola non sempre corrisponde alla medesima emozione per tutti: dolore, incertezza, perplessità, stranezza, solitudine, agitazione, sconforto, amore, serenità, divertimento. Quante di queste emozioni sono riconducibili ai vissuti della pandemia?

 

Gli educatori in classe cercano di comprendere gli stati d’animo che i ragazzi mostrano in quel momento, perché tutti possano partecipare e trovare posto senza esclusione, senza sentirsi estranei, diversi, incompresi, giudicati. Ciascuno sta nel proprio banco con il proprio carico nel cuore, con tanti pensieri nella mente, oppure con un chiodo fisso, con le farfalle nella pancia, con quel non so che non si riesce a dire, ma che porta anche a piangere silenziosamente…

I ragazzi cercano ascolto

“Quello che possiamo raccontare di questi mesi di incontri a scuola, da settembre ad oggi – riferiscono gli educatori della Cooperativa Itaca -, è il forte bisogno dei ragazzi di dire e di essere ascoltati, forse un po’ più intenso degli scorsi anni. Emerge, infatti, che c’è meno bisogno di dedicare del tempo alla conoscenza tra gli educatori e la classe perché il clima diventi quello delle confidenze, e che ci sono meno studenti da riprendere perché disturbano o si distraggono, perché l’interesse è più alto. All’attività delle emozioni segue il racconto personale di ciascuno per spiegare meglio quello che prova”.

 

Ho scritto paura per tutte le volte che sento delle notizie brutte al telegiornale e mi preoccupano, e tristezza perché da quando è cominciato il Covid certi amici mi parlano alle spalle e dopo mi scrivono su WhatsApp se sono triste… E poi ho paura che succeda qualcosa a mia nonna che si deve operare, ma essendo in questo periodo sono preoccupata…

Non solo Covid

Un ragazzo chiede: Posso parlare anche di una paura momentanea? E racconta del timore per il padre che lavora in rianimazione, del timore di perderlo a causa del suo lavoro, un timore passeggero ma totalizzante, di quelli che accompagnano anche durante le lezioni. Il bisogno di raccontarsi è forte e parlando di tante cose, anche d’altro rispetto al Covid-19, perché la vita comunque si fa spazio e l’energia della crescita è potente: Le emozioni che mi accompagnano in questo periodo sono il coraggio, perché affrontare le medie non è mica uno scherzo; il divertimento perché ci si diverte di più delle elementari; la felicità perché si cambia il corpo, ma soprattutto il cuore e il cervello.

 

Un altro ragazzo si rivolge alla classe: Si alzi in piedi chi è innamorato e tanti accolgono l’invito nella meraviglia generale. I primi innamoramenti, le nuove amicizie si fanno largo come sempre, anche se lo sfondo è drasticamente cambiato. Le questioni importanti nella vita di questi giovanissimi sono la solitudine o i genitori che si separano, e a questo si aggiungono le preoccupazioni legate alla pandemia, come la paura della morte dei propri cari, dei genitori, ma soprattutto dei nonni, il punto di riferimento per tanti pomeriggi. Oppure la paura di morire giovani, di morire nudi: una paura così strana che inizialmente, detta ad alta voce, fa scoppiare la classe in una risata; ma poi si torna in sé e la commozione prevale. Si parla maggiormente di perdita e di lutto, del dolore ancora vivo e inconsolabile.

La distanza frena la conoscenza

“Uno degli aspetti che ci ha maggiormente colpiti entrando in classe – proseguono gli educatori – è vedere ragazzi meno vivaci, meno affiatati, ancora in fase di conoscenza”. Come si fa a fare nuove amicizie in questo periodo, se non ci si può vedere fuori dalla scuola e fare cose assieme… “Per questo motivo sono importanti le attività educative che si realizzano in presenza, perché diventano un’occasione in cui essere se stessi e conoscersi. Quando la paura più grande è quella che tutto possa cambiare nuovamente, dall’oggi al domani, ci si sente insicuri. È difficile fidarsi della situazione e immaginare quale sarà il domani”.

 

E così la commozione di un compagno si allarga presto ad altri: Erano anni che non piangevoNon mi immaginavo che il mio compagno potesse soffrire così. Quando le emozioni esplodono con tale intensità, la presenza dell’adulto è fondamentale per accogliere, contenere, condividere, lasciare libertà di espressione, far sentire empatia, comprensione. Il ruolo dell’educatore, in un momento in cui il rapporto scuola-genitori è fragile, facilmente perturbabile, diventa necessario per dare nuova definizione alla fiducia reciproca.

Genitori preoccupati

Il rapporto con i genitori è stato messo a dura prova durante il lockdown, quando padri e madri si sono sentiti investire di un ruolo che non era il loro, quello di insegnante: A casa dovevo fare da maestra ai miei figli, allora adesso ti dico io come è meglio insegnare, confida una mamma. E, nell’incertezza, succede che ciascuno investa l’altro delle responsabilità (e mancanze) maggiori.

 

Il patto scuola-famiglia va ridefinito e rivissuto a fronte delle nuove necessità. “I genitori che abbiamo incrociato in alcuni incontri formativi dal titolo Scuola bene comune sono molto preoccupati che le restrizioni sociali come il distanziamento fisico, il non potersi scambiare il materiale scolastico, il non tenersi per mano, il non abbracciarsi possano, a lungo andare, diventare abitudine; sono comportamenti che poco si conciliano con i valori della collaborazione, dell’aiuto reciproco, della vicinanza emotiva con cui ogni genitore desidera crescere i figli”.

La DAD è causa di demotivazione?

Il rischio è che la DAD si traduca in mera trasmissione di conoscenze, incentivando il ruolo passivo di chi è a casa. La voglia di apprendere e la proattività sono compromesse e la motivazione cala. Il senso dell’impegno non è un concetto astratto, ma si conosce attraverso il fare, il fare bene e in modo continuativo. Un ragazzo incontrato per strada dice: Ho iniziato le superiori quest’anno. Ho fatto il primo mese in presenza e… Sembrava potesse essere bello! Lo dice con uno sguardo e un’intonazione che raccontano molto altro. Vuoi mettere prendere l’autobus, entrare in un mondo fatto di nuove libertà, nuove scoperte? Lo dicono come se sapessero che alcune cose sono perse e non torneranno nello stesso modo: ricominciare tra un mese in presenza o direttamente in seconda superiore, non sarà la stessa cosa. Altri raccontano che ormai è una sfida a chi ha la media più bassa: 2.8 uno, 3.8 l’altro. Dicono che al rientro in presenza hanno già 7 giorni di sospensione da “scontare”, ma che più di tanto, stando così le cose, non gliene importa. Raccontano di molti ritardi e uscite senza permesso, che stando in DAD non immagineresti mai possano essere collezionati. Manca la parte umana, lo stare insieme tra pari… Addirittura mi manca vedere dal vivo gli insegnanti.

DAD: all’inizio sembrava tanto bello ma ora fa sentire soli

E la leggerezza, la simpatia, sono sparite del tutto? Alcuni ragazzi, in una classe che ha dovuto sottoporsi al tampone, ci hanno tenuto a raccontare del video che diversi di loro si sono fatti, subito condiviso via WhatsApp nella chat di classe. Come è cambiato l’uso della tecnologia, lo strumento che fa sentire comunque vicini anche se distanti? I ragazzi e le ragazze dai 14 ai 17 anni incontrati per strada o al campetto (che, anche se non si può, frequentano almeno finché la Polizia locale non li invita ad andare a casa), dicono che sono stanchi della DAD: All’inizio sembrava tanto bello ma ora ci fa sentire soli, ci lascia una sensazione sospesa, incompiuta. Un ragazzo aggiunge: Non è mica facile fare i compiti sullo stesso tavolo in cui segui le lezioni!

Voglia di condividere i pensieri

Ognuno ha il suo pensiero e la sua opinione e tutti sono ben disposti a condividerli. Qualcuno parla del lavoro, del futuro e chiede consiglio, chiede agli educatori come si evolverà la situazione. Durante un laboratorio (realizzato online) rivolto agli studenti rappresentanti di classe di una classe prima di scuola secondaria di primo grado, alla domanda “Come state/come vi sentite?”, le risposte sono stateChiusa in gabbia – spaesato – in confusione – bene/si studia meglio – è più difficile fare tutto – ho perso le abitudini – sono positivo rispetto al rientro a scuola – Normale, non mi cambia la vita perché non uscivo neanche prima – In tensione/confusione – ansia – stressato e nervoso (perché non esco mai) – deluso per la chiusura della scuola – Curioso. E ancora: incertezza, tranquillo ma sulle spine, in disordine, pesante, scoraggiato, in confusione, sto bene, rinchiusa, stressata, in tensione, nervoso, deluso.

Le videochiamate sono molto d’aiuto

I pomeriggi sono vuoti, liberi da qualsiasi impegno e così anche le attività degli educatori sono cambiate. In alcuni casi è stato possibile mantenere delle piccole proposte in presenza, in altri la modalità online diventa l’unico strumento per mantenere i contatti. Ci si ritrova a progettare concorsi, a scrivere libri sul lockdown, giornalini, video, a sfornare dolci ognuno dalla propria cucina, a fare origami, a ragionare assieme sul metodo di studio e molto altro. Tutti nelle loro case, con le loro famiglie, ma senza amici vicino… Le videochiamate sono l’unica salvezza: si svolgono assieme gli esercizi, ci si interroga reciprocamente, si scambiano due chiacchiere, si mangia la merenda, si guarda addirittura un film…

La pandemia ha aperto nuove strade 

I giovani che abbiamo incontrato ci dicono che la pandemia non ha bloccato o sospeso le loro vite, sono state necessariamente trasformate le modalità di relazione con gli altri. Ma i pensieri, le amicizie, la condivisione, l’amore hanno trovato nuove strade. La spinta alla crescita è inarrestabile e noi adulti dobbiamo aiutarli a comprendersi più che comprenderli, ad ascoltarsi nel profondo, a riconoscere le proprie emozioni e sentimenti.

Niente più assenze ma solo presenze, sembra preistoria la bruciata o la bigiata per latitare dalla verifica o da quella Prof. che, chissà perché, sembrava avercela con te. Qui comanda il wifi e la distanza è siderale, compagni di scuola con la barba che spunta e chi li vede più, al massimo una storia sull’Insta. Lucia Azzolina, rossetto carminio d’ordinanza, oggi marcia con gli studenti e ammette che l’orizzonte temporale ha fallito. I mesi dovevano essere 3 o poco più e parla di black-out della socialità e di disgregazione, sbalzi d’umore e dispersione scolastica. Tute come divise d’ordinanza, ciabatte che tanto non si vedono e tanta lontananza. Fibra che cade quando serve e giga ad oltranza, ma forse l’intervallo defatigante è quello che manca di più, come la campanella e il bidello amico. Dai che lo zainetto è pronto, come il compagno di banco, chissà come sarà.

 

Instacult di Mauro Lama

Il Presidente del Veneto Luca Zaia è apparso oggi in conferenza stampa molto critico nei confronti del Governo e dell’ultimo DPCM emanato da Conte, stanco delle lunghissime ore trascorse in conferenze che non hanno portato nessun risultato.

 

“Mi auguro che vengano fatti dei correttivi”, ha detto riferendosi anche alla chiusura alle 18 di bar, ristoranti, pasticcerie, gelaterie: “In effetti il problema è chi si mangia un cono dopo le 18…”.

 

“Inutile che vi dica la mia posizione e quella delle Regioni – ha esordito. – Abbiamo discusso per 4-5 ore in videoconferenza. Io ho portato subito le ragioni di una comunità che sta cercando di gestire al meglio la pandemia da Covid, ho posto la questione che avevamo preparato: insistere di più sul contrasto agli assembramenti nelle aree pubbliche, piazze e zone di passeggio, e poi insistere ancora sull’obbligo di mascherine e dispositivi di protezione. Per le scuole avevo proposto 50% a scuola e 50% a casa. Avevo posto la questione dei tamponi dai medici di base, e quest’ultima, almeno, è andata avanti”. A quanto pare la proposta di far fare i tamponi direttamente ai medici di base per non intasare gli ospedali, è andata a buon fine.

 

L’avvocato Franco Botteon ha inoltre spiegato che alle regioni è stata tolta la possibilità di fare ordinanze ampliative, ma solamente restrittive.

 

“Ho firmato l’ordinanza per la chiusura delle scuole al 75%, un atto dovuto e già scritto – ha fatto capire il presidente Luca Zaia di non aver avuto altra scelta. – Dal 28 ottobre, un giorno in più per dare il tempo ai dirigenti scolastici di organizzarsi, fino al 24 novembre le scuole superiori statali e paritarie dovranno adottare la didattica a distanza con criteri di rotazione fra le classi. La Dad deve essere utilizzata per non meno del 75%. Vale questa norma per circa 200mila ragazzi veneti. Le matricole, quelli dei primi anni delle superiori, potrebbero essere tenuti a scuola ma saranno i dirigenti scolastici a decidere; ho fiducia in loro. Sarà sempre garantita la didattica in presenza agli alunni con disabilità certificata.”

 

Posti alternati anche per i giornalisti, sempre con la mascherina ben indossata anche quando pongono le domande e naturalmente si entra, come sempre, solo dopo esser passati davanti il termoscanner.

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