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A un anno dai primi casi di Covid-19 in Veneto, nel Padovano, il Tenente Colonnello Marco Turrini – oggi Comandante del nucleo operativo dell’Arma dei Carabinieri di Treviso – ci racconta in una intervista la sua esperienza in prima linea al fianco di medici e infermieri, ma soprattutto dei Cittadini

 

Giusto un anno fa ieri, a Vò Euganeo, iniziava una vera e propria battaglia contro un virus allora sconosciuto che avrebbe cambiato le nostre vite e quella “normalità” che oggi tanto ci manca e che tutti ci auguriamo di riavere al più presto.

In un certo senso, possiamo infatti affermare che quel 21 febbraio 2020 è una data entrata nella storia, benché probabilmente un anno fa non tutti abbiano avvertito da subito la gravità della situazione che ci avrebbe travolti. 

 

In qualità di Forze dell’Ordine, come avete reagito e vissuto quei momenti in cui i primi casi di Covid riscontrati qui nel Veneto hanno cambiato tutto?

“È stato un momento molto particolare, peraltro perché in quel periodo l’attenzione nazionale era focalizzata su una epidemia proveniente dalla Cina. Quindi si è trattato di un avvenimento del tutto inaspettato il fatto di avere i primi due casi a livello italiano proprio nei nostri territori. La prima notizia riscontrava dei casi sospetti all’ospedale di Schiavonia e quindi c’è stata fin da subito la necessità di isolare l’ospedale.

D’intesa con l’autorità sanitaria e con la prefettura di Padova, la nostra prima attività è consistita proprio nel cinturare il nosocomio e garantire che vi fosse una sorta di cordone sanitario e sicurezza su tutti i fronti, impedendo i transiti da e per l’ospedale.

Ricordo che la sera stessa ci siamo recati nei pressi della struttura ospedaliera per cercare di avviare questa attività, oltre che per capire quello che veramente stava succedendo”.

 

In un momento come questo si cristallizza infatti all’improvviso una situazione totalmente diversa, rispetto a una struttura che in quel momento ha tutta una vita sua: persone impegnate in esami diagnostici, persone ricoverate, persone in ingresso o in uscita dal pronto soccorso…

 

Comandante Turrini, qual è stata allora la chiave di volta per intervenire così prontamente in una situazione tanto inaspettata e delicata?

“Sicuramente la conoscenza delle persone e della zona, in altre parole il fatto che noi siamo stati i primi e gli unici presenti in questa primissima fase, in un territorio che conoscevamo benissimo perché fino al giorno prima era parte del nostro lavoro quotidiano avere contatti con i medici, l’ospedale, il pronto soccorso… proprio in virtù degli interventi che normalmente seguiamo come corpo di polizia, gli incidenti stradali ne sono un esempio.

Però ecco che mai ci saremmo immaginati che da queste normali attività di istituto, il contatto con i sanitari si tramutasse in una simile emergenza.

Dopo un momento iniziale di apprensione, abbiamo preso in mano la situazione e l’abbiamo prontamente gestita”.

 

Da allora, nell’arco dell’ultimo anno la nostra vita e le nostre abitudini sono state veramente trasformate… Se in un primo momento – quando cioè la situazione era del tutto nuova e sconosciuta, e probabilmente anche sottovalutata – l’impressione è che le infrazioni commesse dai cittadini fossero scaturite perlopiù da una mancata sensibilità o consapevolezza verso l’emergenza, il motivo che oggi li induce a “sgarrare” sembrerebbe maggiormente dovuto a un riscatto di quella libertà di cui non siamo più padroni.

 

• Come è cambiato, secondo Lei, l’atteggiamento dei cittadini, da quel giorno?

“Sulle scelte individuali non mi sento di interloquire, nel senso che ogni persona ha delle sensibilità diverse. Resta però il fatto che noi, come Forze di polizia, ci troviamo ovviamente a dover assicurare il rigoroso rispetto delle prescrizioni dal punto di vista normativo, le quali promanano da quelle che sono le determinazioni a livello sanitario.

In questo senso si possono condividere – e noi l’abbiamo fatto fin dall’inizio – l’ansia, la preoccupazione e il disagio delle persone. Abbiamo poi cercato di supportarle in vari modi, per esempio è stata fatta una convenzione con Poste Italiane per recapitare le pensioni a casa degli anziani che per qualche motivo non potevano muoversi e abbiamo aiutato i Servizi Sociali a consegnare la spesa a casa delle persone sole. Non parlo solo di Treviso, ma anche di paesini più piccoli e isolati, con anziani in difficoltà.

Abbiamo quindi fornito e continuiamo a fornire una serie di informazioni al Cittadino, attraverso la nostra centrale operativa e i nostri Carabinieri, proprio per diffondere in maniera corretta quella che è la norma vigente, anche alla luce dei diversi DPCM che si sono susseguiti nel corso del tempo.

Il nostro supporto non è mancato, e a volte c’è la comprensione verso alcune situazioni, però è innegabile che il nostro fine primario sia orientato al rispetto delle norme e delle disposizioni. Inoltre, il fatto di essere sul territorio ci aiuta, perché ci fa assumere questa duplice veste: se da un lato siamo rigorosi tutori delle norme, dall’altro siamo anche vicini alla popolazione. Questa situazione l’abbiamo vissuta al fianco dei Cittadini, fin dal primo momento”.

 

• C’è un evento, un aneddoto, in quest’anno di pandemia, che l’ha particolarmente segnata? A livello professionale o anche umano.

“L’esperienza di Vò è stata unica, sia dal lato professionale che umano. In generale mi ha colpito proprio l’atteggiamento degli abitanti di questo paesino che, proiettati su un palcoscenico mondiale per una emergenza assoluta, hanno avuto una dignità, un senso civico e una compostezza davvero unici. Per esempio quando si sono sottoposti all’attività di screening, non solo nel loro stretto interesse per appurare se avessero contratto personalmente il virus, ma anche a scopo di ricerca, ovvero lo hanno fatto a fattor comune anche per gli altri, affinché tutti ne potessero beneficiare. E da questo punto di vista nutro una grande ammirazione.

E poi ho impressa un’immagine dall’elicottero, durante un sorvolo che mi è capitato di fare in pieno lockdown sopra alla zona di Abano e più in generale sulla provincia di Padova. È stato abbastanza impressionante osservare una circolazione di veicoli pressoché assente e dei territori che sembravano deserti o quasi disabitati. In testa ho questa fotografia di Padova vista dall’alto, in un modo così particolare”.

 

La sfida per il 2021: sensibilizzare giovani e giovanissimi sui pericoli della droga

• Un’ultima domanda che esula dal contesto Covid: un rapido confronto tra il Padovano, dove era in servizio fino a non molto tempo fa, e il Trevigiano, dove è in servizio ora, rispetto ai reati per droga, spaccio, furto, incursione.

“Padova e Treviso sono due province simili con comunità operose ed è chiaro che dove c’è un’economia così florida vi siano innegabilmente anche tanti rischi.

Questi due territori trovano delle similitudini anche nelle problematiche. Una di queste è il consumo di stupefacenti. Il comando provinciale di Treviso con il Colonnello Magro, Comandante provinciale, ha dato una spinta notevole nel campo del contrasto allo spaccio di stupefacenti, con particolare riguardo ai contesti giovanili. Questa è una problematica che proprio il Comandante Magro ha inteso affrontare e promuovere sia sotto il profilo della strategia di contrasto (quindi la repressione, i sequestri e gli arresti) che della prevenzione, cercando sempre più frequentemente di discutere questo pericolo attuale e concreto nelle scuole, al fine di educare e sensibilizzare i Cittadini ma in particolar modo le giovani generazioni”.

 

 

Photo Credits: padovaoggi.it

Una rete di supporto e mutuo auto-aiuto dedicata soprattutto ai neo-sindaci, neo-assessori e neo-consiglieri formata da amministratori “anziani”, attraverso uno sportello messo a disposizione dall’associazione Comuni della Marca Trevigiana: è quanto ha proposto la presidente Mariarosa Barazza nel corso dell’assemblea annuale che si è tenuta nel pomeriggio di ieri al Sant’Artemio di Treviso, dove all’edificio 7 ha sede l’associazione.

 

«L’ultima tornata amministrativa – è stata l’analisi della Barazza – ha evidenziato un problema mai emerso prima nella nostra provincia, in linea con una tendenza regionale e nazionale: la minor disponibilità dei cittadini a mettersi in gioco nel fondamentale servizio di amministrare la comunità. In sei Comuni è stata presentata solo una lista, e uno di questi, dove purtroppo non è stato raggiunto il quorum, è stato commissariato. Questo ci deve spingere ancora di più a fare squadra tra amministratori locali, a sostenerci reciprocamente al di là degli schieramenti politici, per rendere meno faticoso l’impegno dell’amministrare».

 

 

La proposta

Da qui, la proposta avanzata oggi di formalizzare una rete di amministratori senior che sia di sostegno soprattutto ai “nuovi” con l’obiettivo di non farli sentire soli ma supportati nelle scelte politico-amministrative più critiche. Una sicurezza e un sostegno solidale non solo sotto il profilo tecnico (rispetto al quale l’Associazione offre già consulenza gratuita attraverso l’attività dei gruppi di lavoro) ma soprattutto umano e politico.

 

L’associazione ha infatti già da anni un panel di 12 gruppi di lavoro, formati da tecnici comunali ed esperti, che si riunisce regolarmente per analizzare i problemi della quotidianità amministrativa, ideare soluzioni, avanzare proposte operative, condividere le buone pratiche; gruppi di lavoro, coordinati dal dott. Vittorino Spessotto, che funzionano bene a supporto dell’attività amministrativa sui temi più sentiti dai Comuni: Personale/Organismi di Valutazione, Attività Produttive, Contenzioso Tributario, Contenzioso del Lavoro, Pratiche di Pensione, Lavori Pubblici, Edilizia e Territorio, MarcaContabile, Sociale, Privacy/Anticorruzione, Informatica, Ludopatie e Polizia Locale.

 

 

Sempre meno cittadini si mettono a disposizione per amministrare la propria comunità

«Amministrare un Comune comporta dei rischi di ordine penale e contabile importante, a fronte di indennità irrisorie e al taglio dei rimborsi spese e di una penalizzazione sul fronte lavorativo e della carriera, e in un clima generale di delegittimazione e sfiducia – continua Barazza -. È per questo che, come dimostra la recente tornata amministrativa, sempre meno cittadini si mettono a disposizione, candidandosi alla gestione del bene comune. È una tendenza che va invertita, perché ciò penalizza molto la qualità della nostra democrazia e della convivenza civica».

 

Il problema che oggi si sta manifestando in tutta la sua drammaticità ha radici in una serie di scelte del legislatore che, a parere dell’associazione Comuni della Marca Trevigiana, vanno riviste quanto prima.

 

Le cause

La Presidente Barazza punta il dito in particolare contro:

• decenni di tagli di spesa orizzontali ai Comuni che rendono spesso impossibile agli eletti rispettare le promesse elettorali, quel “patto di servizio” fatto con i cittadini da chi si candida;

• la carenza di personale che obbliga alcuni sindaci e amministratori ad assumere ruoli tecnici, amministrativi e contabili, non di loro competenza, per non far chiudere gli uffici comunali;

• il taglio al numero di amministratori, che costringe ciascun assessore ad accollarsi numerosi referati con le relative difficoltà, e che ha impoverito la dialettica politica nei consigli comunali;

• il cosiddetto “Spazzacorrotti” che non agevola l’eletto a continuare a mantenere incarichi nell’associazionismo locale (dallo sport alla parrocchia!) per fantomatici problemi di conflitto di interesse;

• idem per un professionista, dall’avvocato o architetto, che se entra in un Comune finisce in un ginepraio di conflitti di interesse penalizzante per la sua attività professionale: il che fa sì che molti professionisti si guardano bene prima di candidarsi;

• il taglio ai rimborsi spese;

• l’incertezza normativa, con un cambio continuo delle leggi e dei provvedimenti, che non favorisce – quando non ostacola – il lineare procedere amministrativo;

• la burocrazia asfissiante, e spesso irrazionale, che si manifesta in una pletora di adempimenti che rallenta quando non impedisce tout court l’agire amministrativo.

«Doveroso l’appello ai parlamentari trevigiani, che già si sono adoperati per portare all’attenzione del governo la piattaforma sulla finanza locale promossa dall’Associazione, affinché lavorino per trovare consenso su provvedimenti che aiutino a ridare all’Ente locale il ruolo che gli attribuisce la Costituzione italiana di pari dignità con Stato, Regioni e Province e aiutino soprattutto a rilegittimare agli occhi dei cittadini il ruolo di chi amministra, una battaglia culturale, quest’ultima, oltre che politica. Se non si interviene d’urgenza su questo fronte il rischio è un impoverimento civile senza precedenti per i nostri territori e le nostre comunità» conclude la presidente Barazza.

 

 

Photo Credits: FB @AssociazioneComuniMarcaTrevigiana

La candidata sindaco, Valeria Salvati, condivide con la nostra redazione il seguente comunicato:

 

“Visti gli ingenti avanzi di parte corrente che il sindaco Galeano ha fatto accumulare al Comune nel suo quinquennio di mandato e visto che un punto di addizionale IRPEF pesa circa 280.000 euro nel bilancio del comune, posso senz’altro valutare se sarò sindaco la riduzione delle imposte per tutti i cittadini di Preganziol.

 

La proposta sta nel fatto che un amministratore non può chiedere ai suoi cittadini tasse, come ha fatto Galeano in questi 5 anni di mandato, per poi mandarle in avanzo (attualmente l’avanzo totale è di 6.743.850 euro).

 

È inaccettabile e denota l’incapacità programmatica di questo sindaco e giunta, cui abbiamo assistito soprattutto nei lavori pubblici: 5 anni di pressoché totale inerzia ora tutto concentrato in questi giorni per motivi elettoralistici. In particolare la riasfaltatura delle strade del centro storico mentre quelle delle frazioni sono dissestate come a Roma. 

 

Dopo due giorni di pioggia, com’è in questo periodo, le strade sono come bombardate, veri e propri crateri lunari. Da est a ovest da nord a sud, non c’è località del nostro territorio  immune da segnalazioni  per le vie dissestate, per l’asfalto sfaldato e  per veri e propri crateri. La pioggia che filtra dalla tetto sforacchiato della scuola elementare Giovanni 23° è l’ennesimo esempio della insufficiente gestione del patrimonio comunale che in quanto tale è di tutti i cittadini. Verrebbe da non crederci, ma è così.  

 

I cittadini non vanno presi in giro e se non si riescono a impiegare le loro imposte allora bisogna ridurle. Abbiamo lo spazio per portare l’addizionale comunale sicuramente dallo 0,8% attuale allo 0,7%, se non anche allo 0,6%, visti questi dati di bilancio.

 

Guardiamo al futuro con occhi diversi….”

Il candidato sindaco del Centro Destra di Preganziol, Valeria Salvati, invia per la pubblicazione questo suo comunicato sulla seduta del Consiglio comunale del 18 aprile scorso

 

 

Per Valeria Salvati, il bilancio consultivo 2018 è da bocciare. Lo scorso anno, infatti, sono avanzati Euro 670.000. Pertanto, a nulla sono servite le tasse ai cittadini.

 

“Se i soldi venissero spesi (bene) per la comunità di Preganziol – sostiene la Salvati – allora non vanno chiesti ai cittadini! A quel punto è meglio abbassare l’addizionale comunale. Dal consuntivo 2018 – continua – sono emerse ancora una volta le incapacità di questa amministrazione”.

 

Nel consiglio comunale di giovedì 18 aprile si è discusso il rendiconto 2018, da cui è conseguito un vero e proprio “bagno di sangue” di tasse pagate dai cittadini di Preganziol, che vedono i propri denari andare in avanzo di amministrazione.

 

 

Nell’anno 2018, l’avanzo di amministrazione è stato di 670.710,33 euro. “Questo ci fa subito sorgere spontanea una domanda: ma perché introitare tasse dai cittadini di Preganziol per poi farle andare in avanzo, senza una minima destinazione?

 

La risposta è palese: purtroppo chi ci governa ha una mancanza oramai assodata di progettualità denunciata da noi dell’opposizione da anni, soprattutto quando l’Amministrazione comunale di Preganziol l’anno scorso non ha nemmeno tentato di partecipare al bando regionale per i contributi sull’edilizia scolastica perché non avevano progetti!!!

 

A questo punto – continua la Salvati – sarebbe meglio abbassare l’addizionale comunale per tutti i cittadini se non si sa come spendere [bene] i soldi pubblici piuttosto che farli finire ancora una volta in avanzo!

 

Risulta evidente come questa amministrazione di sinistra capitanata da Galeano-Mestriner abbia una politica avversa alla diminuzione delle tasse pagate da tutti i cittadini.

 

Noi siamo invece per far pagare il giusto a tutti e quindi diminuire le tasse ai cittadini, ma a tutti!

 

 

 

I numeri comunque dimostrano come questa giunta non sa programmare entrate e uscite. I soldi ci sono ma non vengono impegnati (spesi), allora perché chiederli ai cittadini?

 

 

Questa non è la nostra politica per i cittadini di Preganziol e quindi abbiamo bocciato il bilancio consuntivo 2018 di questa amministrazione uscente”.

 

Parte oggi “YUKÕ with Toyota”, il servizio di car sharing ibrido Toyota, che mette a disposizione dei cittadini del Comune di Venezia un parco di 50 vetture tra Yaris Hybrid, Prius Plug – In Hybrid e un Toyota Proace Verso, con allestimento specifico per garantire l’utilizzo anche alle persone con mobilità ridotta.

 

L’avvio di questo nuovo servizio, che si inserisce all’interno del Protocollo d’Intesa siglato tra il Comune di Venezia con il sindaco Luigi Brugnaro e Toyota ad aprile del 2016, ha l’obiettivo di fare di Venezia una città sempre più smart, green e sostenibile.
La tecnologia Full Hybrid Electric contribuisce in modo attivo al rispetto dell’ambiente grazie ai bassi consumi ed emissioni ridotte. Sarà infatti possibile ridurre di circa il 50% delle emissioni di CO2 e circa il 90% di emissioni inquinanti come NOx e PM10, circolare liberamente nella zona ZTL, nelle corsie preferenziali, usufruire del parcheggio gratuito sulle strisce blu ed evitare i blocchi del traffico durante il periodo invernale.

 

Ogni utente potrà registrarsi gratuitamente fino al 30 settembre e cominciare a utilizzare subito il nuovo servizio o utilizzare la propria tessera “Venezia Unica”. Effettuando l’iscrizione online, sarà possibile accedere a “YUKÕ with Toyota”in soli tre minuti da desktop, mobile e app avendo a disposizione patente, documento d’identità e carta di credito.

Ai cittadini veneziani verranno offerte tutte le possibilità di car sharing: il modello Station Based con YUKÕ One e il free floating con YUKÕ Way. Con YUKÕ One sarà possibile prelevare la vettura in uno dei parcheggi abilitati e, una volta terminato il noleggio, rilasciarla nello stesso parcheggio o in altri abilitati al rilascio. Con YUKÕ Way invece sarà possibile prelevare l’auto abilitata a questo servizio e rilasciarla in un punto qualsiasi all’interno delle aree previste.

 

“YUKÕ One” si trova presso:
Piazzale Roma – Area Ex Grifan
Isola Nuova del Tronchetto
Candiani – Via T. Temanza, 33
Stazione Mestre – Via Piave
Aeroporto Marco Polo
Viale Garibaldi angolo Via Oberdan
Piazzale Leonardo Da Vinci
Venezia Lido
Vega – Via delle Industrie 5-27
Piazza XXVII Ottobre
Parcheggio Via Einaudi
Piazzale Donatori del Sangue
Via Torino 103-105
Ospedale dell’Angelo Mestre
Carpenedo – Via Ca’ Rossa

 

Per ulteriori informazioni, per effettuare la registrazione al servizio e per scaricare l’APP: https://www.yuko-carsharing.it

Lorenzo Damiano, leader del Popolo della Famiglia e presidente fondatore del movimento cristiano Pescatori di Pace, denuncia una situazione di speculazioni sul bene comune che include bollette gonfiate, mettendo in guardia i cittadini.

 

“Attenzione alle bollette gonfiate, l’acqua non può costare come il petrolio”. La denuncia arriva da parte di Lorenzo Damiano, leader del Popolo della Famiglia già fondatore dei Pescatori di Pace: “Il Veneto sta passando un periodo drammatico: i commercianti non ce la fanno più, le tasse cui devono far fronte sono troppe e troppo elevate e li mettono costantemente alla prova. In ginocchio anche migliaia di famiglie che faticano ad arrivare a fine mese a causa della crisi. E come se non bastasse bisogna anche fare i conti con bollette gonfiate e truffe. Sono decine le segnalazioni ogni giorno alle associazioni dei consumatori e di categoria: luce, rifiuti e non ultima l’acqua”.

 

Damiano non le manda a dire e si fa paladino di una battaglia che “va a colpire la povera gente e i lavoratori”. Secondo il leader del Popolo della Famiglia “non si può speculare su un bene comune: sono decine le denunce e le lamentele ogni giorno che riguardano i servizi. A lamentarsi soprattutto chi possiede un bar e un ristorante: tremila euro all’anno per un consumo di acqua che non è reale. Neanche il gas quasi arriva a tanto. L’acqua è disponibile ed è per tutti, occorre abbassare la tassazione di almeno il 50%”.

 

Non sono risparmiati nemmeno le categorie più deboli: “Ultima è stata la denuncia di un’anziana 88enne di Trebaseleghe che si è vista arrivare a casa una maxi-bolletta da 800 euro: una cifra spropositata per una donna malata di Alzheimer il cui consumo di acqua giornaliero è quasi pari allo zero e che dispone perfino del servizio di assistenza socio sanitaria anche per l’igiene personale.

Immediata la richiesta di chiarimenti: come è possibile un consumo così elevato?” – si chiede Damiano. “E’ da escludere una perdita sull’impianto idrico visti i controlli effettuati nell’abitazione e visto che ad oggi i consumi risultano nella norma. Non solo:
per effettuare un controllo al vecchio contatore, sostituito tra l’altro senza spiegazioni, è stato chiesto alla
disabile dalla società di servizi un addebito di 100 euro. Questo, nonostante sia stato poi specificato alla
donna che il contatore risultasse comunque rotto. Se risulta impossibile controllarlo come mai la donna
inferma deve pagare lo stesso il controllo? Ha tutta l’aria di essere una truffa, ma anche fosse un errore:
perché è l’anziana che deve rimetterci? Occorrono verifiche approfondite dei dati e questo, possibilmente,
prima che il consumatore vada a sborsare il denaro scritto in bolletta. Prima di pagare, se qualcosa non vi
risulta, chiedete un controllo: questo vale tanto a Padova, quanto a Treviso, Verona e più in generale in
tutto il Veneto e in tutta Italia”.
Infine Damiano si appella al sindaco di Trebaseleghe, Lorenzo Zanon: “In qualità di ottimo amministratore
faccia chiarezza e si prenda a cuore la faccenda: l’acqua non può essere come il petrolio e un’anziana
concittadina non può essere lasciata in difficoltà. Sono sicuro che il primo cittadino non resterà indifferente e
farà di tutto per fare luce sulla questione”.

Ieri, 27 maggio, nel parco di Villa Franchin a Mestre si è tenuto un simpatico incontro dei cittadini mestrini per un aperitivo condito da pane, salame e musica, offerto dal social FB “Mestre Mia”.

 

Andrea Sperandio, amministratore del gruppo FB “Mestre Mia”, ha precisato: “Questo aperitivo è un incontro conviviale aperto a tutti, organizzato da Mestre Mia, per stare insieme e ascoltare le proposte dei cittadini per la città. Si sta registrando una nuova ventata di interesse da parte delle associazioni culturali verso i problemi della nostra città. Noi di Mestre Mia ci siamo.”

 

Moltissimi sono stati i cittadini che sono intervenuti e grande anche la partecipazione di idee.

Serve maggiore attenzione e manutenzione per il verde cittadino, soprattutto nei quartieri e per le mura cittadine. Queste le parole di Davide Visentin, candidato Consigliere comunale in lista Mario Conti. Nel concreto, Visentin avanza la proposta di stringere un accordo con la casa circondariale di Santa Bona, al fine di impiegare i detenuti idonei a svolgere un certo tipo di mansioni all’aperto nella pulizia e nell’ordine delle aree verdi del Comune di Treviso.

 

Una soluzione – prosegue – che andrebbe a incidere nelle casse comunali in maniera irrisoria. Utilizzare, come ha fatto a spot l’attuale giunta, i finti profughi per questi lavori è assolutamente deleterio, oltre che utile solo ad alimentare il business dell’accoglienza.

 

A questo link è possibile guardare il video che riporta la proposta: https://www.facebook.com/davidevisentintv/videos/1810404385687874/

 

Segnaliamo inoltre che domani, giovedì 24 maggio, Davide Visentin e Anita Avoncelli, candidata Consigliere comunale nella lista lista, incontreranno i cittadini di Treviso presso la sede elettorale della lista “Mario Conte Sindaco”, situata ai piedi del cavalcavia di San Zeno, dove esporranno il programma elettorale della coalizione e le proposte concrete per la città di Treviso.

Domani, giovedì 17 maggio, presso la sede elettorale della lista “Mario Conte Sindaco”, ai piedi del cavalcavia di San Zeno in Via Terraglio 31, Davide Visentin incontrerà i cittadini dei quartieri di Treviso, dalle ore 18.30 alle ore 21.00.
L’occasione sarà gradita per poter discutere su alcuni punti del programma elettorale e delle proposte per la città di Treviso che Visentin avanzerà in questi giorni.

Di seguito pubblichiamo una nota stampa del Movimento Cinque Stelle, che si esprime in merito alla campagna referendaria.

 

La campagna referendaria si fa ormai accesa, da sempre ribadiamo la nostra ferma convinzione che l’istituto referendario, quale espressione diretta del cittadino, debba essere difeso e incoraggiato.

 

Dare voce al popolo è una delle nostre battaglie e consapevoli della necessità di far luce sui vantaggi e svantaggi della separazione, abbiamo iniziato il mese scorso a organizzare degli incontri tematici aperti a tutti, dando voce ad entrambe le parti.

 

Ad oggi permane la volontà di non schierarsi né per il “Sì” né per il “No”, ritenendo il nostro ruolo puramente informativo, confidando con il nostro lavoro di poter accompagnare i cittadini a un voto più consapevole.

 

Pur tuttavia apprendiamo con rammarico dalla stampa locale che il MoVimento 5 Stelle di Venezia abbia appoggiato il fronte del NO.

Desideriamo sottolineare che la persona citata in un articolo di stampa odierno non rappresenta in alcun modo il MoVimento 5 Stelle, bensì una persona allontanata dal gruppo locale ed esclusa dalle scorse Parlamentarie.

 

Con la presente chiediamo cortesemente che gli organi di stampa prestino ogni necessaria attenzione alle fonti, e confermiamo la disponibilità ad ogni chiarimento utile nel perseguire il comune obiettivo di una corretta comunicazione cittadino.

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