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Sai cos'è Al-Anon?

3 minuti di lettura

Molto spesso ci preoccupiamo più degli altri che di noi stessi, magari finendo per esaurire le nostre energie senza aiutare né noi né coloro che ci interessano. È un atteggiamento comune a chi ha un familiare, un collega o un amico alcolista.

 

Quasi tutti conoscono A.A. ossia Alcolisti Anonimi, l’organizzazione internazionale in cui agli alcolisti o ex alcolisti si incontrano per un lavoro di psicoterapia di gruppo. Sono riunioni organizzate con frequenza libera, dove ci si scambiano esperienze e si mette in pratica il programma di recupero, noto col nome di “metodo dei dodici passi”, un metodo di recupero basato su un’esperienza consolidata, dodici passi che aiutano l’alcolista a cambiare stile di vita e a ritrovare la sobrietà.

 

Per entrare nell’associazione basta avere una qualunque forma di desiderio di smettere di bere. Non ci sono altre restrizioni di nessun tipo, né sociali, né di etnia, di sesso o di religione. Bill Wilson, uno dei co-fondatori smise di bere subito dopo un’esperienza di ayahuasca, una pianta amazzonica con proprietà psichedeliche naturali della quale ho già parlato in un altro articolo, come si sente in questo interessantissimo documentario chiamato The Reality of Truth (2017 Ayahuasca Documentary)*.

 

Meno conosciuta è l’organizzazione parallela Al-Anon, nata per rispondere ai bisogni dei familiari o amici di coloro che hanno questa malattia, in cui, come per A.A. vige l’anonimato. Forse suona strano chiamarla malattia alle orecchie di chi non ha mai dovuto avere a che fare con questo problema e lo considera un vizio su cui uno è in grado di esercitare la propria volontà. I partecipanti delle riunioni Al-Anon sembrano essere accomunati da questo particolare: hanno tutti cominciato questo percorso di terapia comune non quando sono accaduti loro gravi episodi, e nemmeno quando erano totalmente esauriti, ma piuttosto quando hanno cambiato prospettiva. Si sono resi conto che l’Altro, che tanto ci faceva disperare non solo era sofferente e chiedeva aiuto, ma che questa persona esibiva loro la sua impotenza con quel comportamento.

 

Malattia, e non vizio, è l’alcolismo; è questa la prima lezione che si impara alle loro riunioni. Intervistando alcuni dei partecipanti, mi sento raccontare che i temi agli incontri poi si dilagano e sembrano non esaurirsi mai: si affronta il problema della rabbia (che sia propria o dell’altro), del perdono, della sofferenza, della gratuità, dell’accettazione, dell’egoismo e molto di più. Annalisa (nome scelto per l’intervista) mi dice di come per lei sia stato rilevante ascoltare le storie degli altri partecipanti e riscoprire la propria nelle stesse dinamiche.

Come mi racconta commossa, è stato quello il momento in cui si è resa conto “che non potevo sempre avere paura di quello che sarebbe accaduto la sera a casa con il mio familiare, o di come si sarebbe comportato la domenica a pranzo, momenti in cui normalmente perde sempre il controllo, e così ho imparato ad accettare l’inaspettato. Se accade, l’affronterò, e altrimenti non cercherò in tutti i modi per tutta la giornata di evitare l’inevitabile”.

 

Marco (nome scelto per l’intervista) mi parla invece di come sia complicato sapere quale sia l’azione giusta da intraprendere e fino a che punto sia utile e positivo aiutare l’alcolista e quando il nostro aiuto diventa un ostacolo per loro stessi ad assumersi delle responsabilità e così facendo a farli stare meglio con loro stessi.

 

Il sogno comune dei partecipanti è quello di portare la persona cara alle riunioni che si svolgono nella stanza addicente, ossia dove si ritrovano coloro che sperano di recuperare la sobrietà, ma non solo. Hanno imparato che se anche non dovesse mai succedere, si può andare avanti, e che finalmente non sono da soli.

 

Al-Anon è per chi la frequenta una grande, amorevole famiglia. Coloro che dirigono le riunioni mi rivelano che il primo consiglio che normalmente elargiscono a chi li chiama per la prima volta per un loro familiare o amico alcolista e chiede a come portarlo/a alle riunioni è quello di andare per prima loro stessi, ma da Al-Anon.

 

Prima di risolvere le preoccupazioni degli altri, bisogna avere il coraggio di affrontare i propri bisogni e le proprie paure, e indubbiamente per chi subisce questo nella quotidianità non c’è modo migliore di affrontarlo che con un gruppo di persone comprensive, fidate e accoglienti, che condividono con voi la stessa speranza.

 
 


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