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Questa mattina la Squadra mobile ha eseguito un’ordinanza di applicazione congiunta dell’obbligo di dimora e dell’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria a carico di due maggiorenni. J.O. di 18 anni e P.A. di 20 anni sono ritenuti responsabili, in concorso con altri, della rapina consumata ai danni di un Minimarket etnico a Mestre lo scorso 6 aprile.

I fatti

Quel giorno, alle 20.30 circa, una decina di ragazzi è entrata nel Minimarket tentando di comprare dell’alcool. Al rifiuto del titolare, che aveva dubbi sulla loro maggiore età, il gruppo ha messo a soqquadro il negozio, ha aggredito il titolare, minacciandolo con un coltello e ha rubato l’incasso della giornata.

Le indagini

Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile e coordinate dall’A.G., hanno consentito di eseguire il 25 luglio scorso un provvedimento cautelare di collocamento in comunità a carico di un minore. Grazie anche a elementi raccolti nel corso delle attività di perquisizione condotte alcune settimane fa, sono stati identificati altri due componenti del gruppo. A carico di questi ultimi è stato emesso l’odierno provvedimento.

Le conseguenze

La misura è stata emessa dal G.I.P. presso il Tribunale Ordinario su richiesta della Procura della Repubblica e va ad inquadrarsi nella più ampia azione di contrasto intrapresa dall’A.G. e dalla Polizia di Stato al fenomeno delle Baby Gang, gruppi di giovani e giovanissimi, spesso minorenni, che negli ultimi mesi si sono resi protagonisti di molteplici azioni delittuose nella terraferma e nel centro storico veneziano.

In tutto il Lido di Jesolo, tutti i sabati a partire dal prossimo 27 luglio e fino al 14 settembre, Ferragosto compreso, stop a vendita per asporto, detenzione e consumo su suolo pubblico di alcolici.

 

Il provvedimento emesso dal Comune si muove sulla stessa linea di quello varato negli ultimi anni per bloccare il fenomeno della “pasquetta alcolica” e del divertimento eccessivo tra i giovani e promuovere al contrario un atteggiamento responsabile nel consumo di sostanze alcoliche.

 

L’ordinanza siglata dal primo cittadino di Jesolo varrà per tutti i sabati notte, a partire dal prossimo 27 luglio e fino al 14 settembre e coinvolgerà il Lido di Jesolo, arenile compreso e avrà efficacia dalle ore 20.00 del sabato e fino alle 6.00 del giorno successivo.

 

In questo periodo e nelle fasce orarie indicate sarà vietata la vendita per asporto di bevande alcoliche di qualunque gradazione in contenitori di vetro e in lattine effettuata anche attraverso distributori automatici. Sarà consentita solo la vendita per asporto di bevande alcoliche per uso domestico con la prescrizione che i contenitori dovranno essere chiusi e sigillati in appositi involucri.

 

Sempre nella zona del Lido di Jesolo, arenile compreso, l’ordinanza prevede inoltre il divieto di detenzione di qualsiasi contenitore e consumo di bevande alcoliche di ogni gradazione su suolo pubblico, ad eccezione del consumo effettuato all’interno dei pubblici esercizi autorizzati alla somministrazione e nelle aree di pertinenza dei locali stessi.

 

Le limitazioni si applicheranno anche per il ponte di Ferragosto, a partire dalle ore 20.00 di mercoledì 14 agosto e fino alle ore 6.00 di lunedì 19 agosto.

 

La violazione di quanto stabilito dal provvedimento comporterà una sanzione di 200 euro.

 

“Questo intervento è già stato testato in questi anni in occasione di specifici momenti e iniziative dando dei buoni risultati – spiega il sindaco di Jesolo, Valerio Zoggia -. Ora ampliamo il raggio d’azione di questa misura per cercare di far capire ai giovani che con l’alcol non si scherza e un abuso può comportare rischi per sé e per gli altri e che si deve imparare ad avere un atteggiamento responsabile. Un impegno che muove i suoi passi anche attraverso le campagne di sensibilizzazione; su tutte Off Limits che vede da vent’anni il Comune di Jesolo in prima linea nel sostegno all’attività portata avanti dai volontari e anche alla campagna per la sicurezza stradale Pensa alla vita… Guida con la testa che partirà in questi giorni. Noi ci siamo ma è importante sottolineare che deve esserci corresponsabilità e tutti devono fare la loro parte nell’educazione dei giovani”.

Nel pomeriggio di domenica 16 giugno personale della Squadra Volante della Questura è intervenuto in via Colombo a Mestre per la segnalazione di un uomo che aveva aggredito un autista dell’ACTV.

 

Gli Agenti, intervenuti prontamente sul posto, hanno rintracciato e fermato l’aggressore, che risultava essere un cittadino tunisino N. O. di 35 anni, che all’atto del controllo manifestava un atteggiamento oltraggioso  e violento nei confronti degli Agenti intervenuti.

 

L’uomo si è tolto la maglietta con fare provocatorio, riferendo testuali parole:

“Lasciatemi andare via, uccidetemi, andate a ‘fanculo”

 

In seguito si è scagliato violentemente contro un Agente, colpendolo al viso.

 

Nella circostanza, al fine di preservare la sua e altrui incolumità, gli operatori di Polizia hanno applicato le manette di sicurezza al cittadino tunisino che non desisteva dal suo intento, continuando a dimenarsi con forza, urlando, sputando e cercando di colpire con dei pugni gli Agenti costretti ad usare anche le fascette in velcro in dotazione.

 

Nel caos della situazione, un altro Agente è stato colpito alla schiena e al volto, sporcandosi col sangue della ferita alla mano del tunisino.

 

Una volta bloccato, il soggetto è stato trasportato con fatica all’interno dell’autovettura di servizio e accompagnato presso la sede della locale Questura. Durante il tragitto ha colpito più volte e violentemente con la testa il divisorio in plexiglass dell’autovettura di Polizia.

 

Nemmeno una volta giunto presso gli Uffici l’uomo ha desistito dal suo atteggiamento scatenato, tanto da rendere necessario l’intervento di altri operatori di Polizia, in presenza dei quali continuava nel suo comportamento violento, aggressivo e non collaborativo, offendendo gli agenti e cercando ripetutamente di colpirli. Tanto che gli stessi si sono visti costretti a far uso dello spray urticante.

 

Durante l’intera permanenza presso gli Uffici, N.O. non ha calmato la sua agitazione e, sebbene disteso per terra e assicurato con le manette di ordinanza e con le fasce in velcro, ha continuato a dimenarsi e a sputare contro gli Agenti.

 

Accortisi che la ferita alla mano dell’aggressore continuava a sanguinare, i poliziotti hanno richiesto l’intervento di personale medico del 118 SUEM, che ha provveduto a trasportare il soggetto presso l’ospedale SS Giovanni e Paolo di Venezia, per le cure del caso.

 

Durante il trasporto lo straniero non ha smesso di essere aggressivo e violento con gli Agenti e nemmeno con personale sanitario, sputando contro chiunque si avvicinasse e colpendo all’occhio destro un infermiere, che per quanto patito si è occupato dei dovuti accertamenti clinici per attivare l’eventuale profilassi medica.

 

Presso il pronto soccorso, il soggetto ha mantenuto il suo stato di agitazione e di aggressività costringendo il personale medico a sedarlo per poterlo assistere.

 

Dai successivi accertamenti clinici è risultato che lo stesso presentava un tasso alcolemico di 1,6 g/l nonché risultava essere positivo all’assunzione di sostanza stupefacente del tipo Cocaina.

 

Sulla base degli elementi raccolti, gli agenti hanno proceduto all’arresto del cittadino tunisino, poiché resosi responsabile dei reati di tentata rapina, lesioni, minacce e oltraggio a Pubblico Ufficiale.  

 

Dell’avvenuto arresto è stata data comunicazione al P.M. presso il Tribunale Ordinario di Venezia, che ha disposto che l’arrestato venisse trattenuto presso le locali celle di sicurezza, in attesa dell’udienza di convalida e del contestuale giudizio con rito direttissimo da tenersi la mattinata seguente.

 

Per le percosse subite, anche gli Agenti intervenuti sono ricorsi alle cure mediche presso l’ospedale di Mestre, dal quale sono stati dimessi con una prognosi di tre giorni s.c. per contusioni post traumatiche da colluttazione.

 

Lo straniero risulta avere svariati precedenti per reati contro il patrimonio, al persona e in materia di stupefacenti, risultando inoltre non ottemperante all’Ordine del Questore di Venezia a lasciare il territorio dello stato italiano.

 

Nel processo tenutosi lunedì 17 giugno, il giudice ha convalidato l’arresto, comminando al cittadino tunisino la pena di due anni e due mesi di reclusione e 440 euro di multa, pena sospesa con conseguente immediata scarcerazione, e ha emesso il divieto di dimora nella regione Veneto.

Molto spesso ci preoccupiamo più degli altri che di noi stessi, magari finendo per esaurire le nostre energie senza aiutare né noi né coloro che ci interessano. È un atteggiamento comune a chi ha un familiare, un collega o un amico alcolista.

 

Quasi tutti conoscono A.A. ossia Alcolisti Anonimi, l’organizzazione internazionale in cui agli alcolisti o ex alcolisti si incontrano per un lavoro di psicoterapia di gruppo. Sono riunioni organizzate con frequenza libera, dove ci si scambiano esperienze e si mette in pratica il programma di recupero, noto col nome di “metodo dei dodici passi”, un metodo di recupero basato su un’esperienza consolidata, dodici passi che aiutano l’alcolista a cambiare stile di vita e a ritrovare la sobrietà.

 

Per entrare nell’associazione basta avere una qualunque forma di desiderio di smettere di bere. Non ci sono altre restrizioni di nessun tipo, né sociali, né di etnia, di sesso o di religione. Bill Wilson, uno dei co-fondatori smise di bere subito dopo un’esperienza di ayahuasca, una pianta amazzonica con proprietà psichedeliche naturali della quale ho già parlato in un altro articolo, come si sente in questo interessantissimo documentario chiamato The Reality of Truth (2017 Ayahuasca Documentary)*.

 

Meno conosciuta è l’organizzazione parallela Al-Anon, nata per rispondere ai bisogni dei familiari o amici di coloro che hanno questa malattia, in cui, come per A.A. vige l’anonimato. Forse suona strano chiamarla malattia alle orecchie di chi non ha mai dovuto avere a che fare con questo problema e lo considera un vizio su cui uno è in grado di esercitare la propria volontà. I partecipanti delle riunioni Al-Anon sembrano essere accomunati da questo particolare: hanno tutti cominciato questo percorso di terapia comune non quando sono accaduti loro gravi episodi, e nemmeno quando erano totalmente esauriti, ma piuttosto quando hanno cambiato prospettiva. Si sono resi conto che l’Altro, che tanto ci faceva disperare non solo era sofferente e chiedeva aiuto, ma che questa persona esibiva loro la sua impotenza con quel comportamento.

 

Malattia, e non vizio, è l’alcolismo; è questa la prima lezione che si impara alle loro riunioni. Intervistando alcuni dei partecipanti, mi sento raccontare che i temi agli incontri poi si dilagano e sembrano non esaurirsi mai: si affronta il problema della rabbia (che sia propria o dell’altro), del perdono, della sofferenza, della gratuità, dell’accettazione, dell’egoismo e molto di più. Annalisa (nome scelto per l’intervista) mi dice di come per lei sia stato rilevante ascoltare le storie degli altri partecipanti e riscoprire la propria nelle stesse dinamiche.

Come mi racconta commossa, è stato quello il momento in cui si è resa conto “che non potevo sempre avere paura di quello che sarebbe accaduto la sera a casa con il mio familiare, o di come si sarebbe comportato la domenica a pranzo, momenti in cui normalmente perde sempre il controllo, e così ho imparato ad accettare l’inaspettato. Se accade, l’affronterò, e altrimenti non cercherò in tutti i modi per tutta la giornata di evitare l’inevitabile”.

 

Marco (nome scelto per l’intervista) mi parla invece di come sia complicato sapere quale sia l’azione giusta da intraprendere e fino a che punto sia utile e positivo aiutare l’alcolista e quando il nostro aiuto diventa un ostacolo per loro stessi ad assumersi delle responsabilità e così facendo a farli stare meglio con loro stessi.

 

Il sogno comune dei partecipanti è quello di portare la persona cara alle riunioni che si svolgono nella stanza addicente, ossia dove si ritrovano coloro che sperano di recuperare la sobrietà, ma non solo. Hanno imparato che se anche non dovesse mai succedere, si può andare avanti, e che finalmente non sono da soli.

 

Al-Anon è per chi la frequenta una grande, amorevole famiglia. Coloro che dirigono le riunioni mi rivelano che il primo consiglio che normalmente elargiscono a chi li chiama per la prima volta per un loro familiare o amico alcolista e chiede a come portarlo/a alle riunioni è quello di andare per prima loro stessi, ma da Al-Anon.

 

Prima di risolvere le preoccupazioni degli altri, bisogna avere il coraggio di affrontare i propri bisogni e le proprie paure, e indubbiamente per chi subisce questo nella quotidianità non c’è modo migliore di affrontarlo che con un gruppo di persone comprensive, fidate e accoglienti, che condividono con voi la stessa speranza.

 

 


*

“Continueremo a tenere sotto controllo la situazione, come sempre, ma è importante che i gestori di pubblici esercizi siano parte attiva nella identificazione dell’età esatta degli avventori, per evitare la somministrazione di bevande alcoliche ai minori e pesanti conseguenze per la loro attività”.

Così il sindaco Carola Arena commenta la segnalazione di una presunta somministrazione di alcolici a minori nel primo giorno di scuola, inviata con una email alla Polizia Locale.

 

“Sicuramente faremo in modo di chiarire quanto accaduto, anche se in questi casi è determinante poter identificare l’avventore e la sua età nel momento in cui il fatto matura. Per questo chiediamo ai cittadini di non farsi scrupoli e di chiamare la Polizia locale per favorire un intervento tempestivo, compatibilmente con orari e altri eventuali impieghi. La nostra attenzione su questo fronte è massima e già in passato alcuni casi si sono risolti con sanzioni amministrative e con una denuncia”, aggiunge il Comandante della Polizia Locale Stefano Forte.

 

Nel 2017 due locali del centro di Mogliano sono stati sanzionati con 250 euro per aver somministrato bevande alcoliche a un minore di 18 anni e a una persona palesemente già ubriaca, mentre nel 2016 è scattata la denuncia perché chi consumava alcolici aveva meno di 16 anni.

 

La norma, appesantita dal recente Decreto Sicurezza, è severa in materia. Chi somministra alcol a minori di 18 anni è passibile di sanzione da 250 a 1000 euro che diventano da 500 a 2000 con una sospensione di tre mesi dell’attività in casi di recidiva.

 

Se il minore ha meno di 16 anni, o se si tratta di persona con evidenti handicap mentali scatta la denuncia penale con possibile arresto fino a un anno e, in caso di recidiva, con sanzione da 1000 a 25 mila euro.

La moda delle mega bevute tra giovanissimi prende sempre più piede.

 

Ragazzini, maschi e femmine, di non più di quindici anni tracannano di seguito 5/6 drink superalcolici, sfiorando il coma etilico.

 

Questa moda, in vigore nei paesi d’oltralpe, sta espandendosi anche nelle nostre città.

 

Gli ultimi due casi si sono registrati la notte scorsa a Venezia e a Mestre, quando due giovanissimi sono statti riaccompagnati a casa ubriachi.

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