Luglio 1976, Rosanna che di anni ne compie 18 si ritrova stretta, stretta nella sua gonna al ginocchio, i collant con diversi denari sempre addosso e il suo immancabile rimmel ad incorniciare il viso. Gesto quotidiano di cui si è sempre vantata.
Siamo tra l’Abruzzo e il Molise in un Italia che stenta a decollare di nuovo dopo il boom degli anni 60, con la legge che considera l’aborto reato, eterne manifestazioni di piazza attentati e l’ombra sempre più lacerante del terrorismo.
E Rosanna che morde il freno da sempre, specie ora che un’amica, da qualche mese se ne sta a Londra e al telefono racconta di un luogo mordace, dove tutti freni inibitori possono liberarsi e si è iberi di osare e di creare.
Specie aderendo al movimento punk.
Che di per sé Rosanna ne ha solo intravisto alcune gesta in televisione o letto qualcosa, ma sa che in Inghilterra un posto per lei c’è, poi se inguainata in pelle nera ancor meglio.
Anfibi e borchie, catene e capelli rasati, ma anche creste e ribellione pure, anche se di tutta questa autentica provocazione messa in atto dal genio di Malcom McLaren e Vivienne Westwood, Rosanna ne ha sempre udito solo un flebile eco.
Fatto di abiti pressoché lacerati e un piglio irriverente, che lei ora vorrebbe incontrare velocemente e senza perdere più tempo decide di partire, destinazione Londra. Lasciando provincia, affetti, lavoro e grandi strette comodità. Nel nome di un salto ignoto, o quantomeno azzardato e basta.
Eccola Londra, simbolo della monarchia, giovane e scomoda, conservatrice e moderna, che in un rigurgito di eccesso si rivolge immediatamente alla giovanissima ragazzina, che sin da subito entra in una sorta di hangover. Ma nel suo caso piacevole.
E forse per prima cosa un paio di anfibi servono a prendere quella giusta confidenza con il clima, in attesa di scegliere con dovizia la “divisa“, fatta di borchie e pelle, spille e punzoni. Con il capello che attende un taglio e un colore estremo.
Con il rimmel lasciato a casa, forse dimenticato di proposito, simbolicamente lontano, come il brano di Francesco De Gregori, ma questa è un’altra storia, anzi un’altra canzone.
Ora tocca a Roxanne scrivere il suo pezzo di storia.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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