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Quel brutto pasticcio della Catalogna

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Quel brutto pasticcio della Catalogna: Pugno duro di Madrid contro inermi cittadini che volevano solo votare. Risultato più di 800 feriti tra la popolazione. Si è votato lo stesso nonostante i seggi chiusi con la forza e il sequestro delle schede.

 

Hanno votato 2.262 000 di persone contro 5.300.000 di aventi diritto. Percentuale bassa, il 42%, ma bisogna tener conto che a molti è stato impedito il voto e molti altri ancora non si sono recati alle urne per paura delle repressioni della Guardia Civil. Il 90 % dei votanti ha votato per il SI.

 

Certamente nulla a che vedere con il referendum del Veneto che si terrà il 22 ottobre. Il Veneto ha semplicemente chiesto più autonomia e non la creazione di uno stato, come invece chiede la Catalogna.

 

Il Referendum del Veneto è diverso da quello catalano nella forma e nella sostanza. In Veneto si parla di “regionalismo differenziato” con effetti pratici limitati. L’appuntamento del Veneto è maturato in un clima privo di scontri con le Istituzioni, cosa invece avvenuta in Catalogna.

 

Il Veneto ha avuto via libera da Governo e da Corte Costituzionale perché l’unità nazionale non è messa in dubbio. La Catalogna invece chiedeva l’indipendenza con referendum giudicato illegale dal Governo Spagnolo.

 

Ora però resta da risolvere quel brutto pasticcio tra Spagna e Catalogna. Le vie d’uscita sono molto poche anche perché gli spagnoli non sono portati per il compromesso, per la trattativa. Forse una via c’è, ed è solo un mio punto di vista. La Spagna dovrebbe avviare una riforma della sua Costituzione nel senso di concedere maggiori autonomia alle regioni.

 

E’ certamente un compromesso verso il quale sia la Spagna che la Catalogna potrebbero avviarsi, ma è un compromesso, parola indigesta agli spagnoli.

 

Gianfranco Vergani

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