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Platone contro Freud

7 minuti di lettura

Pubblichiamo articolo del nostro lettore da Atene prof. Apostolos Apostolou.

(Logos dell’anima se stesso incrementa.) Frammento, 115  Eraclito.

Il pensiero greco antico non ha bisogno una Psicoanalisi perché viveva all’ordine dell’alterità e della seduzione. Socrate nei dialoghi platonici sapeva che sedurre è morire come realtà e prodursi come gioco illusionistico, anche Senofonte con la parola «επιμελοίμιν» scrive che seduzione è lasciarsi adescare dalla lusinga illusionistica e muoversi in un mondo incantato. Cosi la psicoanalisi non trova luogo nel pensiero greco antico. Esiste una psicanalisi nel pensiero greco antico che dice il problema non è dunque mai l’ impotenza sessuale o alimentare, con il suo corteo di ragioni e di insensatezze psicoanalitiche, ma piuttosto l’ impotenza rispetto alla seduzione. Il pensiero greco antico come terapia, come «παυσίπονο» antidolorifico, non crede di avere a che fare con malattie del desiderio e del sesso, ha a che fare in realtà con malattie della seduzione.

Possiamo leggere Platone con gli strumenti della psicoanalisi? Sicuramente possiamo perché nel Platone ci sono punti che possono funzionare come introduzione in psicoanalisi. Sigmund Freud utilizzò il mito greco di Edipo che, ignaro delle proprie origini, complesso di Edipo è la differenza tra i sessi e tra le generazioni. Si manifesta con un desiderio amoroso del bambino verso il genitore di sesso opposto, mentre il genitore dello stesso sesso, vissuto come un rivale, è oggetto di sentimenti ostili. appare quale coronamento della sessualità infantile, quando cioè il bambino è consapevole del fatto che i genitori hanno un rapporto preesistente alla sua nascita, sul quale ha consciamente e inconsciamente fantasticato.(Vede, Enciclopedia Treccani). Il modo, più o meno felice, in cui il complesso viene affrontato e superato dipende dallo svolgimento delle precedenti tappe evolutive e da come i due genitori costruiscono il rapporto tra di loro e con i figli. Il mito di Edipo lo incontriamo prima nella Iliade di Omero  (Iliade XIII vv 678-680,) ma anche nella Odissea di Omero ( Λ,

vv 271-280) Però qui  non abbiamo lo sviluppo della storia cosi come descrivono  Sofocle e Freud. Per quando riguarda l’ipotesi di Edipo, Platone è stato più prudente, mentre Aristotele esamina la tecnica della tragedia.(vede: V.Berard Odyssis Coll.des Univ.de France vol, II, pp, 93-94). Aristofane era il primo che ha visto il mito di Edipo con un’attrazione sessuale. [1]

Ha spiegato Aristofane quasi come Freud la maturazione di un bambino attraverso l’identificazione con il genitore del proprio sesso e il desiderio nei confronti del genitore di sesso opposto. (Simposio di Platone 192d-192e. «Cos’è quello che volete, o uomini, [che ci sia/accada] per voi gli uni dagli altri?.. E non sapendo essi cosa rispondere li interrogasse di nuovo: Forse desiderate questo, cioè stare insieme fra voi quanto più è possibile, così da non lasciarvi mai, né di notte né di giorno? Se questo desiderate voglio fondervi e saldarvi insieme in una cosa sola, in modo tale che, essendo due diventiate uno solo e viviate l’uno in comune con l’altro, come se foste una cosa sola e quando sarete morti anche laggiù nell’Ade siate una sola cosa anziché due, morti di un’unica morte; guardate dunque se desiderate questo e se vi basta nel caso in cui l’otteniate

Il Super io, termine con cui Freud,nella sua seconda teoria designa una delle tre istanze della personalità,  è il mediatore fra Es ed Io, esso impone all’ Io i più severi criteri morali, ovvero ci fà riflettere prima di compiere un’azione sbagliata e immorale, sempre secondo Freud, è il sedimento dell’antica immagine dei genitori, l’espressione dell’ammirazione del bambino, che li considerava allora esseri perfetti. Il Super-Io è l’insieme dei divieti sociali sentiti dalla psiche come costrizione e impedimento alla soddisfazione del piacere, un sistema di censure che regola il passaggio dalle pulsioni dell’Es all’Io.

 (Vede, Enciclopedia Treccani). Rappresenta quella che può essere definita la coscienza morale, una sorta di censore morale che giudica gli atti ei desideri istintivi dell’uomo. Il Super-Io nasce nel bambino, inizialmente libero da qualsiasi principio morale, per effetto del potere condizionante dei genitori.

La coscienza morale è un altro nome del Super-Io, secondo di P. Ricoeur, che si riconduce alle identificazioni con le figure parentali ed ancestrali. La psicoanalisi raggiunge, ma su di un piano di scientificità, numerose credenze popolari per cui la voce degli antenati continua a farsi udire fra i viventi e assicura cosi, non soltanto la trasmissione della saggezza, ma la sua ricezione intima ad ogni tappa.

Questa dimensione, che si può dire generazionale, è una componente innegabile del fenomeno dell’ ingiunzione e più ancora di quello del debito. A questa spiegazione genetica-legittima nel suo ordino- si può obiettare che essa non esaurisce il fenomeno dell’ingiunzione e ancor meno quello del debito. Se da una parte, il sé non fosse costituito originariamente come struttura di accoglimento delle sedimentazioni del Super-io, l’interiorizzazione delle voci ancestrali sarebbe impensabile e l’ Io, in quanto istanza primitiva, non potrebbe nemmeno esercitare la funzione di mediatore, o meglio di intermediario, che Freud gli riconosce fra i tre maestri che si disputano la sua obbedienza, l’ Es, il Super-Io e la realtà esterna, l’ idoneità ad esser-affetto sul modo dell’ ingiunzione sembra propria costituire la condizione di possibilità del fenomeno empirico di identificazione che e’ lungi dal possedere la trasparenza che gli si assegna troppo facilmente. D’altra parte, sempre secondo di P. Ricoeur, il modello generazionale della coscienza  cela un altro enigma ancor più indecifrabile, la figura dell’ antenato, al di là di quella dei genitori bene e mal conosciuti, innesca un moto di regressione senza fine, in cui l’ Altro perde progressivamente – di generazione in generazione! – la sua iniziale presunta familiare. L’antenato si eccettua del regime della rappresentazione, come verifica la sua cattura ad opera del mito e del culto. Una pietas unica nel suo genere, unisce cosi i vivi e i morti. Questa pietas riflette il circolo nel quale in definitiva ci aggiriamo: da dove l’antenato deriva l’autorità della sua voce, se non dal suo presunto legame privilegiato con la Legge come lui immemoriale? Cosi l’ingiunzione precede se stessa, per il tramite dell’antenato, figure generazionale dell’ Altro .Cosi quando abbiamo appena detto del Super-Io freudiano quale parola degli antenati possiamo trovare Platone quando lui scrive: « παῖδες ᾿Αρίστωνος, κλεινοῦ θεῖον γένος ἀνδρός», cioè sono del genos divino  –  generazione Divina, in origine da genitori Aristonos. Ecco il Super-Io di Platone.

In una lettera a Fliess del 15 ottobre del 1897, Freud [2] introdusse il concetto del complesso di Edipo: amore per il genitore di sesso opposto ed ostilità nei confronti di quello dello stesso sesso, mostrando le origini infantili di tali desideri inconsci che popolano tutti i sogni. Il sogno è senz’altro una delle manifestazioni più importanti della Vita inconscia secondo Freud. Freud considera il sogno come lo strumento più efficace per osservare le fantasie rimosse dalla coscienza sia proprie che dei propri pazienti. Scrive infatti nella Sua “Introduzione alla Psicoanalisi”:«Nell’epoca che potremmo dire prescientifica, gli uomini non provavano difficoltà nel trovare una spiegazione del sogno. Quando lo ricordavano al risveglio, appariva loro una manifestazione benigna o maligna di potenze superiori, demoniache e divine. Con il fiorire del pensiero naturalistico tutta questa ingegnosa mitologia si trasformò in psicologia, e oggi soltanto una minoranza delle persone colte pone in dubbio che il sogno sia la peculiare operazione psichica del sognatore».(S. Freud, “Introduzione alla psicoanalisi”, 1915-1917). Nella cultura greca antica ci sono i sogni misti (συγκρασιακούς) e i sogni di fantasmi (φαντασμάτων). 

Per Platone esistono due sogni. (Vede: A .J. Festugiere Comteplation et vie contemplative selon Platon, Vrin, 1936, p, 79)   i sogni che hanno un carattere proattivo (όναρ) per esempio il sogno di Socrate in prigione (Socrate ha avuto un sogno una dona bella e vestita di bianco che gli ha detto: Al terzo giorno giungerai a Ftia, ricca di zolle. Critone 44 B2) e i sogni che hanno le allusioni delle idee,(ονειρώττω) come la dottrina della reminiscenza (cioè anamnesis di Socrate ) qui possiamo vedere il  Simposio di Platone  il  dialogo tra Socrate e Agatone quando la conoscenza di Agatone  diventa un’ esperienza del sogno. Cosi il sogno è un epifenomeno dello sviluppo della consapevolezza. Perché secondo Platone lui che sogna, o il sognatore  esperisce il suo sogno. Scriverà Platone «τέλεον ἄρα ἡμῖν τὸ ἐνύπνιον αποτέλεσμα» (Repubblica D, 443b). Il sogno lucido è un’esperienza che sembra caratterizzarsi come esclusivamente mentale. 

Anche nel simposio abbiamo il famoso racconto mitico di Aristofane che narra la natura originariamente sferica dell’essere umano: Secondo il famoso racconto la figura di ciascun uomo era di forma sferica nel suo intero, con il dorso ei fianchi a forma di cerchi. Gli uomini, che erano terribili per forza e per vigore, attaccarono gli dèi, finché Zeus non decise di punire la loro arroganza tagliandoli in due. Dopo che l’originaria natura umana fu divisa in due, ciascuna metà, desiderando fortemente l’altra metà che era sua, cercava di unirsi a lei. Gettandosi attorno le braccia e stringendosi forte l’una all’altra, desiderando fortemente di fondersi insieme, morivano di fame e di inattività, perché ciascuna non voleva fare nulla separata dall’altra. Secondo  Lacan nel Seminario XI fa questione è proprio l’insistenza di Platone sulla forma sferica e sulla conseguente ideologia fusionale. La sfera secondo Lacan è piena, anche è forte, è contenta, ama se stessa, e soprattutto non ha bisogno né di occhi né di orecchie perché per definizione è l’involucro di tutto ciò che può essere vivente, e Lacan introduce il concetto di “lamella”. Mentre Freud ha spiegato questo famoso racconto mitico come la Bṛhadāraṇyaka. La sfera di Aristofane e la Bṛhadāraṇyaka hanno la stessa parabola mitologica, sostiene Freud. Cioè l’uomo e il mondo si trovano insieme come uovo. In questo punto Freud è stato influenzato da Gomperz (Vede: H. Gomperz  Die indische Theosophie vom geschilichen Standpunkt gemeinverstandlich dargestellt, Jena, Diederichs, 1925). Come abbiamo visto nel Platone ci sono concettuali fondamentali del pensiero psicoanalitico. Però Platone non esamina l’uomo con la semiologia di psicoanalisi, ( come Freud e Lacan)  ma come “arte della vita”. Possiamo vedere nella Lettera VII di Platone (326b-352a, 314c) scrivendo ai familiari del suo amico e discepolo Platone, Dione, la vita come arte, e anche il dialogo tra Socrate e Alcibiade e i consigli di Socrate. Alcibiade voleva migliorarsi per essere in grado di governare se stesso, e voleva l’aiuto di Socrate. Friedrich Hölderlin ha scritto per il dialogo tra Socrate e Alcibiade come un saggio dell’arte di vita.

“Perché, santo Socrate, veneri sempre

questo giovane? Non conosci niente di più grande?

Perché il tuo occhio guarda a lui

con amore, come agli dèi?

Chi ha pensato il più profondo, ama il più vivente,

chi ha indagato il mondo comprende l’alta gioventù

e spesso i saggi inclinano

alla fine verso il bello.”

Secondo Platone esiste una strategia, quella della seduzione («αμήχανον κάλλος ορώης αν ευ εμή» Simposio 215e-216e). La seduzione e dappertutto. E la strategia della seduzione è quella del trucco illusionistico. Attende al varco tutte le cose che tendono a confondersi con la loro realtà. La seduzione esiste sempre, secondo di Platone. (Jacques Lacan nel suo Seminario VIII. II Transfert, non vede la seduzione che esiste nel simposio di Platone). Attende al varco dell’inconscio e del desiderio, per trasformarli in uno specchio dell’inconscio e del desiderio. Perché esso comporta solo pulsione e godimento. Ma l’incanto (come ha dimostrato Jean Baudrillard) al di là e significa lasciarsi catturare del proprio desiderio. Questa è la trappola illusionistica che, fortunatamente, viene a salvarsi dalla “realtà psichica”. E’ anche – secondo Jean Baudrillard – la trappola illusionistica della psicoanalisi, che si lascia catturare del suo stesso desiderio di psicoanalisi. Entra cosi nella seduzione nell’ auto-seduzione, e ne rifrange la potenza per i suoi propri fini.

Note:

[1] Leo Strauss Socrates and Aristophanes. University of Chicago Press, 1966, pp, 26,54,66.

[2] The complete letters of Sigmund Freud to Wilhelm Fliess. Belknap Press. 1985, pp, 29,30,41, 70,

Apostolos Apostolou

Docente di filosofia.

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