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Papa Leone XIV compie 71 anni: dagli anni in Perù al soglio di Pietro

3 minuti di lettura

Nato a Chicago il 14 settembre 1955, Robert Francis Prevost ha attraversato la storia della Chiesa come missionario, vescovo, superiore degli agostiniani e prefetto del Dicastero per i Vescovi. L’8 maggio 2025 il conclave lo ha eletto successore di Francesco. A poco più di un anno dall’inizio del pontificato, il suo compleanno è l’occasione per ripercorrere una vita costruita tra Stati Uniti, America Latina e Roma, e le principali scelte del suo ministero petrino

CITTA’ DEL VATICANO. Robert Francis Prevost nasce a Chicago nel 1955. Dopo gli studi universitari entra nell’Ordine di Sant’Agostino e viene ordinato sacerdote il 19 giugno 1982. La sua formazione teologica e il servizio nell’ordine lo conducono presto verso l’America Latina, dove trascorre una parte decisiva della propria vita.

In Perù svolge attività pastorale e accademica, ricoprendo anche incarichi di responsabilità nella formazione dei sacerdoti. Nel 1998 viene eletto priore provinciale della Provincia agostiniana di Chicago e, dal 2001 al 2013, è priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino, un incarico che lo porta a conoscere comunità e realtà ecclesiali in diversi Paesi.

Nel 2014 papa Francesco lo nomina amministratore apostolico di Chiclayo, in Perù, e successivamente vescovo della diocesi. È un’esperienza che consolida il suo rapporto con la Chiesa latinoamericana e con una realtà sociale lontana dai grandi centri del potere ecclesiastico.

Nel 2023 arriva a Roma come prefetto del Dicastero per i Vescovi, organismo incaricato di seguire la selezione e la nomina dei vescovi nel mondo. Nello stesso anno viene creato cardinale da papa Francesco. È uno degli ultimi passaggi prima dell’elezione al soglio pontificio.

L’8 maggio 2025 l’elezione al soglio di Pietro

Il conclave si apre il 7 maggio 2025, dopo la morte di papa Francesco. Il giorno successivo, al quarto scrutinio, i cardinali eleggono Robert Francis Prevost, che sceglie il nome di Leone XIV.

La scelta ha un significato preciso: richiama Leone XIII, il pontefice della Rerum novarum, l’enciclica del 1891 che segnò una svolta nella riflessione della Chiesa sulla questione sociale, sul lavoro e sulle trasformazioni economiche. Un riferimento che colloca il nuovo pontificato nel solco di una Chiesa attenta alle conseguenze umane dei cambiamenti del proprio tempo.

Leone XIV è il 267° papa della Chiesa cattolica, il primo pontefice nato negli Stati Uniti e il secondo proveniente dal continente americano, dopo Francesco. È anche il primo papa agostiniano della storia.

Le prime parole: pace e misericordia

Nel suo primo saluto dalla Loggia delle Benedizioni, Leone XIV indica subito uno dei temi centrali del suo pontificato: la pace. Il nuovo papa parla di una pace «disarmata e disarmante», invocando un mondo nel quale il dialogo prevalga sulla contrapposizione.

Il 9 maggio, nella Cappella Sistina, celebra la prima Messa con i cardinali. Nell’omelia richiama il rischio di una fede ridotta a ideologia e insiste sulla necessità di una Chiesa capace di testimoniare il Vangelo senza perdere il rapporto con la realtà degli uomini.

Fin dai primi interventi, il suo linguaggio appare fortemente legato alla tradizione agostiniana: la ricerca della verità, la centralità della comunità, la misericordia e il rapporto tra fede e vita concreta.

Un pontificato tra continuità e nuove sfide

Nel corso del primo anno, Leone XIV ha proseguito il lavoro della Chiesa sui grandi temi internazionali: la pace, le guerre, le migrazioni, la povertà e la tutela della dignità umana. La sua esperienza missionaria in Perù e il lavoro svolto nel Dicastero per i Vescovi gli hanno dato una conoscenza diretta delle diverse realtà ecclesiali e delle loro difficoltà.

Tra gli appuntamenti più significativi del 2025 ci sono stati il Giubileo dei Giovani, con la veglia e la Messa a Tor Vergata, e il Meeting Internazionale per la Pace al Colosseo, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Il pontefice ha inoltre proseguito gli incontri con le comunità religiose, le visite alle basiliche romane e il dialogo con le istituzioni.

Il suo pontificato si è sviluppato anche attraverso l’attenzione alle nuove sfide culturali e tecnologiche, tra cui l’intelligenza artificiale, tema che pone interrogativi sul lavoro, sull’educazione, sulla responsabilità e sul futuro dell’uomo. Un terreno sul quale la Chiesa è chiamata a confrontarsi senza rinunciare alla propria visione antropologica.

Il rapporto con l’America Latina e il ritorno alle radici

La storia di Leone XIV non è soltanto quella di un papa americano. È anche quella di un religioso che ha vissuto per anni in Perù, dove ha svolto il proprio ministero pastorale e ha acquisito una conoscenza profonda delle comunità locali.

Questo legame è rimasto visibile anche dopo l’elezione. Tra i luoghi a lui più cari c’è il Santuario della Madonna del Buon Consiglio a Genazzano, dove si recò appena due giorni dopo l’elezione, il 10 maggio 2025, in una delle sue prime uscite da pontefice. Il 7 settembre 2026 vi è tornato per inaugurare un affresco che lo raffigura in preghiera.

Il compleanno di un papa ancora nel pieno del cammino

A 71 anni, Leone XIV celebra dunque il compleanno nel pieno di un pontificato ancora giovane. La sua biografia racconta un percorso costruito lontano dai riflettori: prima la vocazione, poi la missione, gli incarichi nell’Ordine di Sant’Agostino, l’episcopato in Perù e infine il servizio nella Curia romana.

Da quella esperienza è arrivato al soglio di Pietro con una Chiesa chiamata a confrontarsi con guerre, disuguaglianze, trasformazioni tecnologiche e crisi di fiducia. Il suo nome richiama una tradizione di attenzione alla questione sociale; la sua storia personale, invece, porta con sé il volto della missione e della prossimità.

Il compleanno diventa così anche un momento per guardare al futuro: alle sfide che attendono il pontefice e alla capacità della Chiesa di tradurre le parole di pace, misericordia e fraternità in scelte concrete.

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