La telefonata, il conto corrente “compromesso” e l’ordine di non parlare con nessuno. Un copione ormai noto, ma ancora capace di mettere in allarme e confondere chi lo riceve. A Treviso, venerdì 11 settembre, la prontezza della figlia e l’intervento dei Carabinieri hanno impedito che una truffa telefonica si trasformasse nella perdita dei risparmi di un uomo di 68 anni.
TREVISO. Il telefono dall’altra parte della linea era quello di un sedicente maresciallo dei Carabinieri. Il tono, evidentemente, quello di chi sostiene di dover gestire una situazione urgente. Al 68enne trevigiano è stato raccontato che il suo conto corrente sarebbe stato compromesso da un dipendente infedele della banca. Una storia inventata, ma costruita per apparire credibile e soprattutto per indurre la vittima ad agire senza riflettere.
Il presunto militare gli ha quindi ordinato di recarsi presso il proprio istituto di credito e trasferire il denaro su un conto ritenuto “sicuro”. Non solo: per evitare che qualcuno potesse interrompere il raggiro, il truffatore gli ha raccomandato di non riferire nulla al personale bancario, sostenendo che il silenzio fosse necessario per non compromettere le inesistenti indagini.
L’uomo ha seguito le indicazioni. È arrivato allo sportello e ha avviato il bonifico. Ma proprio mentre la truffa sembrava ormai prossima a compiersi, qualcosa ha interrotto il piano.
La figlia, insospettita dall’impossibilità di contattare il padre, rimasto a lungo al telefono, ha chiesto informazioni ai familiari. Quando ha compreso cosa stava accadendo, ha intuito immediatamente il tentativo di raggiro e ha chiamato il 112.
A quel punto si è messa in moto una corsa contro il tempo. La Centrale Operativa dei Carabinieri di Treviso ha ricostruito rapidamente gli spostamenti del 68enne e individuato la filiale nella quale si era recato. I militari hanno quindi contattato il direttore dell’istituto di credito, chiedendo di bloccare qualsiasi trasferimento di denaro.
Il bonifico, già avviato allo sportello, è stato fermato prima dell’invio definitivo. I risparmi dell’uomo sono rimasti al sicuro.
L’episodio dimostra ancora una volta quanto, in questo genere di truffe, la tempestività possa fare la differenza. I malviventi puntano sull’ansia, sull’autorità di un ruolo inventato e sulla richiesta di agire in fretta, cercando di isolare la vittima da familiari e persone in grado di riconoscere il raggiro.
La regola da ricordare è semplice: nessun appartenente alle Forze dell’ordine chiede ai cittadini di effettuare bonifici, consegnare contanti o preziosi per esigenze investigative. Di fronte a una telefonata di questo tipo, è fondamentale interrompere il contatto e chiamare immediatamente il 112, senza seguire le istruzioni del sedicente investigatore.
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