Dopo la dura presa di posizione delle calciatrici della Nazionale italiana post eliminazione Mondiale, la Ct Milena Bertolini risponde con un lungo comunicato stampa su Instagram.
Si attendevano le risposte di tutti gli interessati ed eccole arrivare. Dopo il duro comunicato congiunto delle calciatrici della Nazionale post eliminazione dal Mondiale in Australia e Nuova Zelanda, il Presidente della Figc Gravina di fatto dà il benservito alla Ct Bertolini:
“Abbiamo sbagliato tutti. Chi era in campo, chi in panchina, chi a Via Allegri. Dobbiamo imparare dalla cultura della sconfitta. Anch’io lo faccio, anch’io cerco di imparare. La Federazione ha fatto tutto quello che doveva fare e anche di più per preparare il Mondiale. Ora ripartiamo da questa sconfitta, lunedì incontrerò le azzurre e ci confronteremo. Mi ha fatto piacere il messaggio di Cristiana Girelli, che ha chiarito quello che volevano dire le ragazze. C’è un entusiasmo incredibile, abbiamo l’imbarazzo della scelta, con opzioni molto interessanti. Identikit dell’allenatore ideale? Deve avere capacità di dialogo, di sintesi, deve essere molto preparato e avere grandi valori umani. Poi deve saper capire e coccolare la sensibilità delle ragazze, uno dei valori che ha reso forte il movimento femminile“.
La risposta dell’ex CT
La risposta dell’ormai ex Ct Milena Bertolini, in ogni caso a fine mandato e già consapevole prima del Mondiale che il suo contratto non sarebbe stato rinnovato, non si è fatta attendere. In un lungo comunicato stampa sul suo profilo Instagram ha infatti risposto a tutte le critiche così:
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“L’uscita dal Mondiale e la sconfitta sportiva che abbiamo vissuto, mi hanno portato a riflessioni che ritengo importante condividere con tutte e tutti voi, proprio partendo da quella posizione di ripiegamento su se stessi che cerca di fare luce nelle ombre che rischiano di insinuarsi dentro di noi, imbruttendo la bellezza dell’esperienza vissuta.
Mi sono data il giusto tempo per osservare e ascoltare, non tanto i movimenti esterni e le critiche sommarie che vengono fatte in queste “sventurate” circostanze calcistiche, ma la complessità che sempre accompagna ogni criticità in una squadra. Una squadra, e per squadra intendo TUTTO LO STAFF e LE GIOCATRICI, si basa principalmente sul riconoscimento da parte di ognuno del proprio ruolo e sul sostegno imprescindibile del ruolo degli altri.
Assonanza, armonia e condivisione tra i singoli vanno a definire un organismo unitario che sa esprimere qualitativamente molto di più di ogni singolo. Questo organismo unitario può esprimere anche qualcosa di meno della somma dei singoli, quando ognuno di noi non subordina il proprio protagonismo in favore della squadra, quando tra i singoli non si verifica un rapporto di complementarietà, quando si fatica ad accettare patti organizzativi di orientamento e di indirizzo di tutta la squadra (staff e giocatrici).
Il calcio è un magnifico sport di relazioni e interrelazioni, che si muovono con spazi e tempi che devono coincidere in velocità e attese, ritmo e movimenti, idee e proposte, energie… un filo sottile che ci lega in un rapporto di interdipendenza l’una dall’altra, dove l’Io in certi frangenti lascia che sia il Noi ad emergere e dove il Noi si sposta all’unisono per lasciare spazio alla giocata individuale, solo quando questa fa bene al Noi.
Il calcio è una straordinaria metafora di Vita, perché se visto a doppio senso di marcia sa creare ponti. Il ponte che crea e rende fertile e costruttiva ogni relazione; quel ponte che si deve ben costruire quando si avanza insieme alle compagne verso la porta avversaria, in quello stupefacente mezzo tecnico che è il PASSAGGIO ( gesto tecnico di relazione per eccellenza).
Ponte anche nel passaggio tra vecchie e nuove generazioni, sul quale lasciare preziose eredità, con la consapevolezza e l’umiltà di saper lasciare il proprio posto, che non ci appartiene mai completamente, ma che ci vede passeggeri protagonisti solo se ci consideriamo di passaggio e non su troni acquisiti per un sempre.
La mancanza di ponti e quindi relazioni può portare a danneggiarci da sole, proprio nel momento più difficile del campionato del mondo. Ma non è un caso, un beffardo destino che si rivolta contro di noi. È un evento fondamentale invece, che deve servire per formare uno sguardo che sappia crescere anche nella perdita e non solo nella vittoria.
Troppo ingenua e scontata la ricerca di un capro espiatorio: non scordiamoci che quando si punta il dito verso qualcuno, le altre tre dita della nostra mano guardano verso di noi. Il rischio altrimenti è di giocare la partita contro noi stessi e non con noi stessi e con delle avversarie.”
Photo Credits: Figc.it
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