Classe 1993, 188 cm per 84 chili, toscano DOC, Marco Perin è arrivato in questa stagione alla Gemini Mestre. Ma è un po’ un “oriundo”, perché il cognome la dice lunga. In campo è una garanzia. Non molla mai. La “cattiveria buona”, come l’ha definita proprio ieri la mia vicina di sedia, accompagna ogni sua azione.
MESTRE – Il piglio del guerriero ce l’ha tutto. Un play guardia che ha giocato in A2 e in B. Uno che ha fatto subito “squadra” insieme ai vecchi e nuovi. Quello che incita, s’inalbera bonariamente alle decisioni arbitrali un po’ “così e così” e poi con il sorriso incassa, porta a casa e riparte.
Come si sta a Mestre?
“A Mestre si sta bene. Ho una bella chimica con i compagni di squadra, stiamo bene insieme anche durante la settimana. È un gruppo affiatato in campo, in allenamento e fuori. Io sono stato “a giro” (tipica espressione toscana ndr) da quando ho 13 anni e di squadre ne ho vissute molte. Ma qui si sta proprio bene, grazie anche a una società che ci sostiene sempre. Il che non è poco. Anche quando abbiamo perso quattro partite di fila, non c’è stata una nota stonata e questo fa la differenza. La fiducia fa la differenza”.
Ecco, parliamo delle quattro sconfitte consecutive
“Sono quattro sconfitte in due settimane, questo va precisato”.
Appunto. Il che significa tempi di recupero ridicoli
“Tempi di recupero brevissimi cui vanno aggiunti allenamenti non al top, diciamocelo, perché qualcuno di noi non era in perfetta forma fisica. E questo ha comunque il suo peso nelle dinamiche di squadra sia durante la settimana, sia quando si gioca il campionato.
Poi se vogliamo parlare della partita con Imola dove siamo stati inguardabili, non cerco sconti. Ma gli alti e bassi nello sport ci stanno. Fino a due settimane fa eravamo tra i primi in classifica, ora si tratta di recuperare. Alla salvezza non voglio pensare, non è nemmeno un dato da prendere in considerazione. Noi siamo una squadra che può tranquillamente stare tra le prime sei e giocarsi i play off in casa”.

Obiettivo A2?
“Quando sono arrivato qui, il discorso del presidente Feliziani è stato molto chiaro: in due anni, la A2. Questo è il nostro obiettivo e devo dire che De Respinis e Marton sono il collante perfetto tra noi giocatori e la società. È un meccanismo che funziona benissimo e con questi presupposti possiamo solo fare meglio. Certo potrebbe arrivare ancora qualche sconfitta, questo campionato è molto equilibrato. Anche ieri Bisceglie è sceso in campo sapendo che noi eravamo al muro e non ci ha fatto sconti”.
Tu sai che ti porti “addosso” l’eredità dei fasti passati?
“Me ne sto accorgendo. Un pubblico così io non l’ho visto mai. Perdi e ti supportano, vengono fino a Ruvo di Puglia per sostenerti. Poi le critiche ci stanno. Le prendo come stimolo. Quando i tifosi hanno qualcosa da recriminare io ascolto, metabolizzo e “uso” tutto questo per dare di più. È una sfida che accolgo volentieri e faccio mia. Per me e per loro”.
Lanciamo un messaggio alla città di Mestre?
“Venite al Taliercio, perché vi state perdendo qualcosa di importante per la città. Con noi vi potrete divertire, talvolta anche soffrire, ma insieme possiamo fare la differenza”.
E, concludo, venendo al Taliercio potrete vedere dal vivo gli occhi della tigre. Quelli di un giovane uomo – prima che un atleta – dall’onestà intellettuale assai rara “con Imola siamo stati inguardabili” e con una determinazione in campo che può venire solo dal suo grande amore per il basket.
Quello che gli si legge immancabilmente negli occhi, ogni volta che mette piede sul parquet.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
