Oggi è la giornata internazionale contro l’omofobia, bifobia e transfobia, dedicata a sensibilizzare e soprattutto contrastare l’incessante odio verso il diverso. Ma diverso da chi?
Dal 2004 ogni 17 maggio si ricorda l’IDAHOBIT (International Day Against Homophobia, Biphobia, Transphobia). Una giornata per sensibilizzare, prevenire e contrastare l’omofobia, bifobia e transfobia.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione di questa giornata, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
«I principi di eguaglianza e non discriminazione, sanciti dalla nostra Costituzione, sono un presupposto imprescindibile per il progresso di qualsiasi società democratica e per la piena realizzazione di ogni persona umana.
Sono più di sessanta i Paesi nel mondo in cui l’omosessualità viene punita con la reclusione, in alcuni ancora si rischia persino la pena di morte.
L’intolleranza per il diverso, l’indifferenza di fronte alle compressioni delle altrui libertà, costituiscono lacerazioni alla convivenza democratica.
L’Italia non è immune da episodi di omotransfobia: persone discriminate, schiacciate da pregiudizi, che spesso sfociano in inaccettabili discorsi d’odio, aggredite verbalmente e fisicamente.
Non è possibile accettare di rassegnarsi alla brutalità. La violenza dei giudizi, di cui tanti cittadini sono vittime solo per il proprio orientamento sessuale, rappresenta un’offesa per l’intera collettività.
L’impegno delle Istituzioni deve essere orientato a fornire, soprattutto alle nuove generazioni, gli strumenti per comprendere le diversità delle esistenze e delle diverse esperienze umane, per una società inclusiva e rispettosa delle identità».
Parole sacrosante, in un Paese in cui l’odio, la violenza e la discriminazione verso membri della comunità LGBT è all’ordine del giorno. Basta semplicemente leggere qualche commento sul Web.
“Sai cosa mi interessa della sessualità di quel personaggio famoso? Che i fatti suoi se li faccia in casa”
Quante volte abbiamo letto commenti simili (e questo è anche il più carino) sotto a post sui Social o articoli di giornale in cui persone famose fanno Coming Out e raccontano della loro vita sentimentale. Più o meno sempre. Mentre se a farlo è un eterosessuale cambia tutto, anche se gli Haters ormai sono ovunque.
Come si fa a dire che l’omofobia non esiste quando ancora nel 2024 una persona omosessuale, bisessuale o transessuale non può dire nel proprio posto di lavoro, a scuola o nella società in genere le sue attitudini sessuali o con chi sta, pena il licenziamento, il mobbing o l’esclusione sociale.
Per quanto una persona possa viverla bene e alla luce del sole, non può sapere mai chi si trova davanti, come potrà reagire. La paura di camminare per strada e prendere per mano la persona che ama ed essere offeso o, peggio, picchiato. Il non poter mai dire chiaramente che si convive, si ha dei suoceri e magari dei figli.
L’omofobia è presente nella nostra società ogni giorno, con frasi fatte, con falsi stereotipi, con i sorrisini e le risate di circostanza. Parole e gesti che feriscono le persone non solo fisicamente, ma soprattutto psicologicamente. Persone che non sempre riescono a sopportare tutto questo odio, quando non si fa altro che amare.
Non si può capire quanto sia difficile la vita di una persona omosessuale, bisessuale o transessuale. La sofferenza, l’accettarsi, il capirsi, l’esternarlo al mondo circostante. Anni di: “Ma magari è solo un periodo, è una moda, sei solo confuso/a.” I genitori che, se ti va bene e non ti buttano fuori di casa, ti dicono: “Mi raccomando, non dirlo in giro“. Come se avessi commesso un omicidio. Amici che dopo decenni ancora sperano che tu possa tornare “normale”.
Ma cosa vuol dire essere normale?
L’omosessualità e la bisessualità esistono dall’alba dei tempi in tutte le società più evolute dall’antichità a oggi. Eppure, fino al 17 maggio 1990, era considerata una malattia mentale dall’organizzazione mondiale della sanità. Ora ogni anno, in quel giorno, questa giornata è dedicata a sensibilizzare e soprattutto contrastare l’incessante odio verso il diverso.
Ma diverso da chi?

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