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L’uso della cannella nel trattamento del diabete mellito di tipo 2

3 minuti di lettura

Nota come pianta medicinale fin dai tempi degli Egizi prima e dei Romani poi, in anni recenti la cannella è diventata oggetto di studio per via degli effetti benefici che è in grado di esercitare sul diabete mellito di tipo 2, risultando utile nel migliorare sia l’ indice glicemico che quello lipidico dei pazienti che ne sono affetti.

Ma cosa si intende per diabete mellito di tipo 2?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima spiegare cos’è l’insulina e a cosa serve.

L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas ed è deputato al trasporto del glucosio dal torrente ematico all’interno delle cellule, in cui poi questo diventa substrato di una serie di reazioni chimiche il cui scopo è la produzione di energia.

Se la quantità di insulina prodotta dal pancreas è insufficiente (deficit parziale di produzione insulinica) o se gli organi bersaglio – ovvero quelli preposti a ricevere lo zucchero per trasformarlo  – non rispondono in maniera adeguata (insulino resistenza), allora il glucosio rimane in circolo (iperglicemia)  e diventa dannoso per l’intero organismo, potendo essere responsabile di danno d’organo a diversi livelli.

La differenza con il diabete di tipo 1 è che in questo caso il pancreas non è in grado di produrre insulina (assenza produzione insulinica).

Peculiare è il caso del diabete gestazionale, che insorge nella donna durante la gravidanza e generalmente regredisce in maniera spontanea.  Va monitorato durante la gestazione per evitare complicanze, rischio di parto pretermine e malformazioni fetali e potrebbe ripresentarsi a distanza di anni, sotto forma di diabete mellito di tipo 2.

Il diabete mellito di tipo 2 rappresenta il 90% dei casi di diabete; in Italia colpisce oltre tre milioni di persone, con una stima al rialzo per i prossimi anni, congiuntamente a una previsione di abbassamento dell’età di insorgenza della malattia, in rapporto direttamente proporzionale all’aumento dei casi di obesità infantile e giovanile.

La fitoterapia è utilizzata da tempo immemore come alternativa o, più spesso, come supporto nel trattamento del diabete mellito di tipo 2 – tengo a precisare, in questo contesto, che l’unica terapia scientificamente comprovata per il trattamento del diabete di tipo 1 è la somministrazione dell’insulina –.

Tra le diverse piante prese in esame, la cannella è risultata in grado di esercitare un effetto positivo sulla gestione del diabete mellito di tipo 2 inducendo un effetto ipoglicemizzante. Cinnamomum zeylanicum Nees (Cinnamomum verum J. Presl), nota anche come Cannella di Ceylon o Cannella vera, è un membro della famiglia delle Lauraceae; originaria dell’Asia meridionale e sudorientale, viene coltivata nello Sri Lanka, nelle isole Seychelles, nell’India sudorientale, in Indonesia, nelle Indie occidentali e in Sud America. A questa si affianca la Cinnamomum Cassia, proveniente dalla Cina, che si trova in commercio a prezzi più accessibili rispetto all’altra varietà, più pregiata.

 La droga è rappresentata dalla corteccia del fusto e dei rami, privata delle parti più esterne ed essiccata. Ha un caratteristico e riconoscibile sapore speziato e un odore intenso.I principi attivi più importanti estratti dalla cannella sono la cinnamaldeide, i polimeri della procianidina di tipo A, l’acido cinnamico e la cumarina.

È stato dimostrato che la cannella, ricca di polifenoli, è una potenziale fonte di antiossidanti e antinfiammatori naturali: catturando i radicali liberi e regolando i livelli di interleuchine e di altri fattori pro-infiammatori, risulta un valido alleato nella protezione dallo stress ossidativo, motivo per il quale può essere associata come coadiuvante nella terapia del diabete di tipo 2.

La cannella sembra agire sulla regolazione del metabolismo del glucosio mediante effetto insulino-simile e miglioramento dell’attività enzimatica. Tra i vari meccanismi d’azione ci sarebbe l’aumento dell’assorbimento di glucosio nel muscolo e nel tessuto adiposo mediante la traslocazione del GLUT-4, della sintesi di glicogeno nel fegato e la riduzione dell’espressione genica di due regolatori della gluconeogenesi.

Inoltre si sta studiando la capacità della cannella di ridurre la glicemia postprandiale anche attraverso l’inibizione dell’α-amilasi.

Il beneficio nei riguardi del metabolismo lipidico avverrebbe attraverso la riduzione dell’assorbimento di colesterolo e acidi grassi nell’intestino.

Il condizionale è d’obbligo: i dati scientifici attualmente a disposizione provengono in parte da studi condotti esclusivamente in vitro e, inoltre,  risultano limitati e contrastanti per molteplici possibili ragioni: l’uso di diverse dosi, estratti e specie di cannella, nonché le diverse forme di somministrazione, come cibo o capsule, la variabilità del tempo di intervento (breve termine o lungo termine) e l’influenza dei farmaci antidiabetici orali utilizzati. Per questo motivo rimaniamo in attesa che vengano condotti ulteriori studi a conferma degli effetti a lungo termine della cannella come supplemento nei pazienti con diabete mellito di tipo 2 e della relazione dose/risposta, fattore importante nella prevenzione e/o nella strategia di gestione della patologia.

Dr.ssa Claudia Cocuzza

Bibliografia. Cinnamon as a Complementary Therapeutic Approach for Dysglycemia and Dyslipidemia Control in Type 2 Diabetes Mellitus and Its Molecular Mechanism of Action: A Review; Silva ML et al. – Nutrients 14(13) (2022). Ministero della salute italiano

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