Benvenuti nella sezione dedicata ai racconti del Concorso Letterario Nazionale “ROSSO D’INVERNO”, giunto quest’anno alla X edizione con il tema della “Leggerezza”, ispirato dalle parole evocative e intramontabili di Italo Calvino. Buona lettura!
L’oscurità della stanza accoglie il delirio: gazzelle, zebre, leoni seduti sul letto, soldatini di stagno sul comodino con le gambe a penzoloni, coccodrilli umanizzati che mi parlano, lucertole appoggiate sul cuscino e tu seduto al bar mi offri un caffè verde lime. Improvvisamente, mentre le mie labbra truccate di rosso si appoggiano sul bordo della tazzina calda, vengo risucchiata dal mulinello che il cucchiaino d’argento crea al suo interno.
Mi ritrovo in una città futuristica, percorro strade senza limiti, non ho una meta ben precisa e alla fine mi ritrovo davanti a una vecchia porta di legno staccata dal resto della casa, una porta che dà su un precipizio, mi faccio coraggio, oltrepasso la soglia e mi butto giù nel vuoto.
Le goccioline di sudore hanno bagnato l’incavo dei miei seni turgidi, i capelli umidi hanno lasciato la forma della testa sul cuscino, mi accorgo di aver vissuto dentro al solito sogno, solito posto, soliti personaggi e io solita prigioniera di me stessa.
Vado in bagno, lavo il viso, mi dirigo verso la cucina e mentre sorseggio la spremuta di pompelmo, penso ad alta voce: “Qui l’unico che mi può salvare è Sigmud!”
Mi siedo in veranda, davanti al verde primaverile della campagna rigogliosa tutta intorno, mi accendo una lucky strike e fumo ad ampie boccate. Poi faccio per sfogliare il mio Stoner che dalla sera prima mi aspetta sul mobile con il segnalibro realizzato in carta lucida da mia nipote Emma. Inaspettatamente di fronte a me compare proprio lui in persona, Sigmud Freud.
«Buongiorno!» dice muovendo le labbra sottili verso un lieve sorriso.
Avanza verso di me, sempre elegante col suo vestito grigio, il panciotto di raso e il sigaro acceso tra le dita della mano destra; lo sguardo ombroso e gli occhialetti tondi neri.
«Sigmud Freud!?», apro la bocca inebetita.
«Non avevi chiesto di me?» replica.
«Be’…ehm, io facevo per dire. Non intendevo mica disturbare il genio della psicanalisi. Sono certa sarebbe difficile per lei risolvere i miei trip mentali!»
«Diamoci del tu, Ofelia!»
«Conosci anche il mio nome?»
«Ofelia, dai, basta con questi convenevoli, certo che ti conosco, ora sono qui: dimmi di quale problema si tratta.»
«Senti, io non ho voglia di parlarti, non vuoto mica il sacco così facilmente!»
«Ma hai capito con chi hai a che fare?»
«Freud ho letto tutto di te, conosco ogni singola parola de L’interpretazione dei sogni, forza lascio o raddoppio?»
«Ma che siamo ad un quiz televisivo? Intanto cominciamo dal tuo nome: O-f-e-l-i-a… ma che razza di nome ti hanno dato i tuoi?»
«Cosa hai da dire sul mio nome? È proprio strano…uno come te che non conosce il personaggio di Ofelia. Giovane bellissima, oppressa dal senso di obbedienza verso il padre e verso il fratello, timorosa del sesso, reprime l’amore per Amleto e sceglie l’unica via d’uscita: la follia»
«Ah, ah, ah! Mi fai ridere. Certo che conosco Shakespeare, però – scusa – sto immaginando l’espressione dell’ostetrica quando tuo padre, tenendo fra le braccia quella dolcissima neonata, disse: “abbiamo deciso, si chiamerà Ofelia”. Insomma, dai, è come se t’avesse lanciato una tegola in testa!» «Lascia stare mio padre, che ne sai tu?»
«Avanti, cosa ti turba? Dimmi un po?…»
«Che fai? Sfotti? Indaghi? Ma come ti permetti! Tornatene da dove sei venuto!»
«Su, non offenderti Ofelia, »
«Senti ci sono tanti pazzi da analizzare nel mondo, io sto bene e non ho bisogno di uno strizzacervelli mi stressi le meningi! Chiaro?»
«Forza, Ofelia. Mi hai chiamato e adesso chiacchieriamo un po’.. »
«Be’, ripensandoci, sai perché mi fermo a parlare con te? Perché così forse potrò dormire qualche notte tranquilla»
«Ecco, ben. Vedo che ti stai rilassando.»
«Senti Sigmud, se mi risolvi il problema giuro che ti farò andar via con le tue gambe!»
«Abbassa le difese Ofelia, sono qui per ascoltarti…»
«Allora…mhm da dove comincio? Dunque, soffro di sonnambulismo da quan’’ero bambina…mia madre, ansiosa e iperprotettiva, mi ha sempre raccontato che a 5 anni, la notte prima di un concorso canoro cantai ad occhi chiusi, nel pieno del sonno, tutta la canzone Pedrito il messicano che avrei dovuto cantare l’indomani. Da lì in avanti ho vissuto notti inimmaginabili, fatte di ambienti, persone, personaggi famosi, mostri, fantasie stranissime.»
«Be’, tutti facciamo sogni bizzarri.»
«Sì, ma non tutti da addormentati graffiano i vetri delle finestre per provare a volare sui tetti, corrono avanti e indietro per i corridoi immaginando di partecipare alle olimpiadi e né tantomeno aprono la porta principale, corrono giù per le scale e si ritrovano in giardino nel cuore della notte! Senti Sigmud, è un problema irrisolvibile, rassegnati!»
«La smetti di chiamarmi Sigmud?!?»
«Dai, non te la prendere Sigmud…hai sempre giocato con la follia degli altri. E adesso fai l’offeso per una battutina?»
«Essere o non essere, Ofelia. Questo è il problema…ed tu ancora non hai capito chi sei!»
«Mi stai seccando, Sigmud, la smetti di fare filosofia?»
«Chi sei Ofelia: sei folle o hai il freno a mano tirato sulla vita?»
Silenzio.
«Oh Ofelia, Ofelia, non hai mica un lettino?»
(Questo è matto davvero) – pensa tra sé Ofelia.
«Certo, vieni accomodati qui.» Ofelia gli indica un divano letto ampio al centro del salone.
Freud si stende e chiude gli occhi.
«Forza, Ofelia, mostrami la tua bravura. Io sarò il paziente e tu mi analizzerai. Non usare l’ipnosi, non si usa ormai da molti anni. Le associazioni libere, quelle sì che fanno al caso nostro…»
«Scusa Sigmud, io ti chiedo aiuto e tu per tutta risposta cambi le carte in tavola? Allora il folle sei tu!»
«Ofelia, ognuno di noi nasconde bene la propria maschera folle. Chi veramente è, è come non è! Qual è la nostra vera essenza? Siamo essere o non essere?
Vedi, i tuoi sogni – specie quelli che si ripetono ciclicamente – ti indicano la verità. È il tuo inconscio che parla. Ti parla con un codice babelico che tocca a te, soltanto a te, decifrare.
Io sono un povero inetto. Mi sono sempre tenuto distante dalla psicologia scientifica. Kraepelin, Popper, Jung, chi siete voi altri? Miserabili artigiani della mente, niente di più. Dettate leggi ma non entrate nella veridicità delle cose.»
«Vedo che deliri, Sigmud, mi sa tanto che sei tu ad avere bisogno di un bravo psicanalista! Va’ pure. Ti ascolto ma permettimi di accendere un’altra lucky strike!»
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