La batosta con la Svizzera ha aperto il dibattito. Cosa si poteva fare? Ma soprattutto cosa si può fare per ridare linfa a un movimento che sembra finito?
Lo sport azzurro brilla su tutti i campi, in ogni sport. Dall’atletica al Volley, dal nuoto alla scherma, dalla ginnastica al Tennis. Tranne in quello in cui tutti sono CT e tutti tifano. Il beneamato sport Nazionale. Il calcio che ci ha sempre donato gioie e dolori, ma mai ci aveva fatto vergognare così tanto di una squadra. Nemmeno dopo le sconfitte con le Coree o la Svezia o la Macedonia che ci aveva negato l’ultimo Mondiale ci eravamo sentiti così.
Non ci sono parole per il senso di sdegno che a quasi 48 ore di distanza dalla ignobile partita con la Svizzera continua a pervadere milioni di italiani. Che si chiedono: “Ma davvero non si poteva fare meglio? Siamo proprio così brutti?“
Le colpe di Gravina e Spalletti
Molte sono le colpe e ben diluite tra chi comanda e chi gioca. Non era semplice trovare in fretta e furia un allenatore libero a Ferragosto dopo la fuga di Mancini e con le incombenti qualificazioni europee alle porte. Spalletti, dopo l’annata trionfale con il Napoli, sembrava essere il giusto condottiero. Con un solo dubbio, sarà in grado di essere anche un ottimo selezionatore?
Ma soprattutto, un allenatore che ha sempre giocato con la difesa a 4, cosa farà con una Nazionale in cui la quasi totalità dei difensori gioca a 3 nei rispettivi club?
Vero che il nuovo CT ha avuto solo 10 partite per cercar di dar una forma e un gioco alla sua squadra, vero anche che gli impegni durante l’annata sono tanti e il tempo per lavorare con la Nazionale è sempre risicato. Ma è anche indubbiamente vero che il problema di base siano state le convocazioni per un modulo con la difesa a 3, provato anche nelle ultime uscite e poi improvvisamente abbandonato.
La cosa ha generato una palese confusione tra i giocatori, poi inseriti spesso fuori ruolo e contesto. Gli esperimenti si dovevano fare prima, non durante l’europeo. Senza contare una probabile errata preparazione atletica. Possibile che atleti che hanno fatto ben più partite dei nostri corressero a velocità tripla?
Discorso a parte vale per le motivazioni, il carattere e la mentalità dei calciatori. Una Svizzera non ha questa fucina di talenti, eppure ci hanno messo la giusta grinta e voglia di vincere. Sono stati squadra e questo è bastato.
La mancanza di talenti
Che gli anni dell’abbondanza in attacco siano finiti da un pezzo è un dato di fatto. Anni in cui ci potevamo permettere di lasciare a casa gente come Quagliarella o Di Natale. In panchina uno tra Totti e Del Piero.
Di prime punte italiane che giochino titolari nel nostro campionato ce ne sono ben poche e quelle che ci sono o sono ormai avanti con l’età (Immobile) o vengono da annate non brillanti (Belotti). In ogni caso in azzurro non hanno mai sfondato. Quel Scamacca che ha trascinato la sua Atalanta a trionfare in Europa League, in azzurro sembra un fantasma. Retegui sembrava potesse essere il salvatore della patria, ma di certo non è un capocannoniere. Gnonto è sparito dai radar della Nazionale maggiore per tornare in Under 21.
In questo momento abbiamo uno dei migliori portieri al mondo, una discreta giovane difesa, tanti centrocampisti ma nessun regista a parte Jorginho che però è entrato in una fase di involuzione post vittoria dell’Europeo nel 2021. Ci siamo dovuti affidare al giovane Fagioli come unica alternativa, anche se era stato fermo per 7 mesi causa squalifica.
Chiesa è un capitolo a parte, anche lui lontano parente di quello ammirato in Inghilterra 3 anni fa e non più tornato così devastante post rottura del legamento crociato.
Al momento non ci sono molti altri profili che possano davvero fare la differenza. O almeno così pare. Certo mancavano Zaniolo e Udogie per infortunio e Tonali per squalifica, ma non credo potessero essere loro i salvatori della Patria.
I campioni dell’Under
Eppure abbiamo uno dei movimenti giovanili più forti. L’anno scorso abbiamo vinto l’Europeo Under 19, siamo arrivati secondi al Mondiale Under 20 e nemmeno un mese fa siamo saliti sul tetto continentale anche con l’Under 17. Ma poi dove finiscono questi campioncini in erba?
Il problema forse sta tutto lì. I giovani talenti ci sono eccome, il problema è che poi non giocano in prima squadra. Si perdono in inutili prestiti alle squadre di serie minori, non li riteniamo pronti fino a che non hanno almeno 25 anni. Tardi per forgiare un campione.
Pensiamo a Francesco Camarda, leader dell’Under 17, con cui ha segnato due gol in finale. Due spezzoni di partite in Serie A con il Milan. Solo perché Leao e Okafor erano infortunati e Giroud era squalificato. Record come debuttante più giovane della storia del nostro campionato a 15 anni, 8 mesi e 15 giorni. Il tutto dopo che il video del suo gol in rovesciata nella partita di Youth League con il PSG aveva fatto il giro del mondo. Poi sparito anche lui risucchiato nelle giovanili. Ora si parla di un suo possibile primo contratto da professionista e la presenza stabile in prima squadra. Vedremo.
Pensiamo alla Spagna che ci ha devastato nel girone: Lamine Yamal compirà 17 anni tra pochi giorni. Titolarissimo delle Furie Rosse, gioca nel Barcellona dei campioni. Nico Williams, 22 anni tra pochi giorni. Ci ha ridicolizzati per tutta la partita. E anche ieri è stato tra i migliori in campo. Gioca nell’Athletic Bilbao. Non nelle ultime classificate della Serie A, o in Serie B, giocano in squadre forti della Liga Spagnola, con giocatori adulti.
La FIGC ha dato finalmente l’opportunità anche alle squadre italiane di avere le famose seconde squadre, di potersi creare una cantera dove far crescere i propri ragazzi e portarli gradualmente nel calcio dei grandi affrontando un campionato probante come la Serie C. In quante squadre lo hanno fatto? La Juventus è stata la prima a crederci e ora ne sta raccogliendo i frutti. Miretti è un perno delle Nazionali giovanili, Fagioli lo diverrà della maggiore.
E le altre? L’Atalanta ha aderito al progetto la scorsa stagione, da settembre ci sarà anche il Milan. Per il resto tutto tace. I campioni si devono costruire non nascono e diventano tali da soli, o almeno, non più.
Il problema stranieri
C’era una volta una regola per cui ogni squadra poteva schierare solo due giocatori stranieri. Venivano scelti con molta attenzione, si cercava dei campioni veri. Post legge Bosman e tolto il limite ai calciatori europei ora è rimasto solo quello per un massimo di tre extraeuropei, ma tanto un bisnonno di origine spagnola o italiana lo si trova sempre in Sud America.
Questo ha portato nel nostro campionato molti giocatori sopravvalutati solo perché d’origine brasiliana o argentina. Andando sempre di più a limitare le possibilità di crescere per i giocatori italiani.
Le Nazionali vincenti nella nostra storia si sono sempre appoggiate a un blocco principale di giocatori spesso appartenenti a Juventus e Milan in primis. In questi Europei ci si è affidati al tanto acclamato blocco Inter campione d’Italia, che però gioca con la difesa a tre, con Acerbi che si è infortunato poco prima delle convocazioni ufficiali.
Inizialmente la scelta sembrava quella più azzeccata, con una prima partita del girone che ha visto proprio i due interisti Bastoni e Barella diventare protagonisti con i gol della rimonta sull’Albania. Poi anche loro si sono persi, risucchiati nel vuoto cosmico di questa Nazionale.
Nel loro club hanno in difesa Pavard e De Vrij, Calhanoglu e Mikhitaryan al centro, Lautaro Martinez e Thuram davanti, solo per citarne alcuni. Giocatori di qualità e quantità, oltre che d’esperienza, che in questo momento però in Italia ci possiamo solo sognare.
Spalletti in conferenza stampa ha promesso molti cambiamenti e un ringiovanimento ancora più marcato della squadra. Di certo qualcosa va fatto al più presto possibile. Non possiamo rischiare di saltare un altro Mondiale.
Photo Credits: Figc.it
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