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Lavoro. Tavolo Forall-Pal Zilieri

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LAVORO. TAVOLO FORALL-PAL ZILERI. DONAZZAN, “QUESTIONE DA AFFRONTARE NELLA FILIERA MODA. SE LA MODA È SETTORE STRATEGICO IL GOVERNO INVESTA E RENDA EFFETTIVI GLI STRUMENTI ANTICRISI DISPONIBILI”
La Regione, presente l’Assessore regionale al lavoro Elena Donazzan con Mattia Losego e Giuliano Bascetta dell’Unità di Crisi aziendali, ha partecipato oggi al tavolo ministeriale relativo alla situazione di Forall – Pal Zileri. Assessore e Unità di crisi regionale hanno aggiornato il ministero sull’esito degli incontri avvenuti il 16 dicembre e, in seduta ristretta con l’azienda, il 22 dicembre.
“La questione che ho posto al viceministro Todde – spiega Elena Donazzan – è che la situazione di Forall- Pal Zileri va affrontata in un ambito di filiera della moda. Dobbiamo chiederci se il settore moda per l’Italia è strategico. E se lo è, questo Governo ed il Parlamento si attivino per una politica vera di difesa e promozione delle politiche industriali della filiera della moda”.
“Se la moda è strategica come tale fino ad oggi non si è dimostrata, – precisa ancora l’assessore del Veneto – da 20 anni a questa parte abbiamo perso i grandi marchi. Valentino, che è pure della medesima proprietà di Forall -Pal Zileri, è proprietà di un fondo del Qatar. Come del resto tutti i grandi marchi se non appartengono a qualche fondo straniero, sono proprietà dei marchi del lusso francesi o svizzeri. Di italiano resta molto poco e non possiamo continuare a illuderci che il solo nome Italia possa suscitare emozione se noi non lo difendiamo, soprattutto alla luce di questa pandemia che ha chiuso i negozi del lusso e dell’abbigliamento maschile dove Pal Zileri vendeva”.
La seconda richiesta precisa avanzata dall’assessore al lavoro della Regione del Veneto riguarda l’ambito degli strumenti.
“Ho chiesto specificatamente al Governo che gli strumenti annunciati siano effettivi perché ne abbiamo bisogno adesso – sottolinea Donazzan. – Mi riferisco, in particolare, al Fondo ex-articolo 43 del DL Rilancio sui marchi storici che ad oggi non ha prodotto un risultato perché non è utilizzabile perché ne manca l’applicabilità. Non può essere un mito incapacitante quello di aver annunciato uno strumento e che questo non sia utilizzabile. Stesso discorso vale per il Fondo nuove competenze che, spesso viene citato ai tavoli ministeriali ma, dopo averlo studiato a fondo, risulta praticamente non è utilizzabile per alcuna azienda che abbia fatto ricorso ad ammortizzatori sociali né per le aziende in crisi. C’è da chiedersi, quindi, che senso abbia uno strumento che ha nome tanto altisonante e ha già generato aspettative ambiziose perché non è oggi possibile utilizzarlo”.

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