Un breve riassunto di 10 anni di non vita vacanziera che abbiamo imparato ad accettare con la filosofia casereccia che ci contraddistingue, cogliendo al volo gli attimi di serena accondiscendenza che ci permettono piccole avventure.
Il mio cervello funziona diversamente dal tuo.
Eh sì l’abbiamo scoperto qualche anno fa quand’eri piccolino e non riuscivi più ad uscire di casa.
Ti abbiamo portato dappertutto fin da subito. Amiamo viaggiare e non c’erano ostacoli per noi.
All’età di 7 anni circa, però, è scattato qualcosa in seguito a un’improvvisa paura durante un’uscita scolastica, e noi non eravamo vicino a te.
Da quel giorno ogni volta che dovevi allontanarti dalle tue sicurezze, il tuo cuore batteva forte e respiravi a fatica. Ti assaliva un gran mal di testa – l’abbiamo scoperto dopo anni questo tuo dolore – sempre di più, sempre di più, e non ti controllavi e gridavi e ti tappavi le orecchie, serravi gli occhi e i denti.
Affrontare l’ignoto era un muro insormontabile!
Non posso immaginare quanta paura avevi!
A nulla servivano le nostre rassicurazioni, i nostri abbracci.
Non avevamo strumenti per comunicare con te e darti la possibilità di dirci ciò che sentivi.
E i giorni di non vacanza trascorrevano senza quasi mai dormire, con occhi sbarrati alla ricerca di un qualcosa – e che cosa? – a cui poterti aggrappare.
Quando la dottoressa insegnò a tutti noi la comunicazione per immagini, ci sembrava di volare.
Di ogni luogo, di ogni oggetto facevamo foto, le stampavamo e creavamo le storie sociali per anticiparti ciò che ti aspettava, cosa avresti fatto e chi avresti incontrato. Questo ti aiutava ad essere più sereno.
In fondo chi di noi può affrontare l’ignoto col sorriso sulle labbra?
E ci provammo anche in preparazione delle vacanze estive.
Uscire può essere divertente, sicuramente interessante.
E noi desideravamo tanto essere felici con te.
Ci vollero mesi di preparazione. Sembrava che funzionasse.
Ma scoprimmo presto nuove reazioni.
In vacanza non dormivi, non mangiavi, non bevevi.
La notte ti svegliavi urlando, ti alzavi di colpo tutto sudato. Impossibile trovare un equilibrio.
Tornammo a casa pochi giorni dopo sconfitti.
Ciò che tu senti non è il mio percepire.
Comprendo che a mia madre le si stringe il cuore.
E passano gli anni.
Il lockdown è stato una benedizione per me. Chiuso in casa stavo davvero bene.
Talmente bene che è stata dura uscire di nuovo, anche se desideravo tanto rivedere i miei compagni di scuola, risentire il tepore del sole.
All’inizio mi sono ritrovato catapultato in un mondo di passaggio senza fine. Non capivo cos’era questo tempo sospeso.
Necessitavo di punti di riferimento, di volti conosciuti, di costante ripetitività.
Calendarizzare chiedevo.
E non mi è stato dato un termine per tutto questo ed allora….
Mi sono adattato
-alla riduzione dei miei spazi
-ad un progressivo aumento di attività sedentarie
– al silenzio
L’unica certezza a cui mi ero aggrappato erano i volti della famiglia che divideva con me ogni giorno, ogni istante, i 90mq del nostro appartamento.
Due mesi passarono ed io non avevo più desiderio di uscire.
Dicevano che non andava bene.
Il silenzio, il mio ridotto spazio, la mia cuccia e la sicurezza che mi ero creato…
non andavano bene.
Io funziono in modo differente!
Davvero credete che io possa diventare ciò che volete?
Son passati gli anni e ci riprovano con la vacanza.
Cocciuti pure loro però!
Continuo a chiedermi perché non mi lasciano a casa, tra le mura del mio crogiuolo.
“Qualche giorno di vacanza. Solo qualche giorno”
Prometto che cercherò di farcela.
Ma il tempo si dilata e si restringe a seconda di come si vive il momento.
Per loro sono troppo pochi sette giorni, per me sono troppi che vivo nell’ansia e nell’attesa di tornare a casa.
Difficile convivenza la nostra. Non sono un personaggio semplice.
Ci proviamo. Mi sento soffocare. Quanto manca alla fine?
Il mio cuore batte forte, di notte bussa sempre più insistente e mi sveglio.
E sveglio i miei genitori perché ho bisogno di averli vicino.
Quanto manca alla fine?
Tutto intorno a me non ha interesse.
Ma sento che i miei pensieri rimangono un po’ più lucidi rispetto ad un tempo.
Sento che è appena più sopportabile del solito questa permanenza indesiderata.
Non so ancora addomesticare la mia ansia.
Chissà se mai riuscirò a farcela.
Provo a lasciar scorrere il tempo su di me.
Respiro, mangio il minimo, mi rifugio in me stesso.
Anche se sembra violenza costringerti a sempre nuove esperienze non lasceremo mai che le tue paure ti travolgano.
Non capiamo bene da cosa nasce ogni tua reazione. Ma da bravi acrobati in questa vita nostra noi ci proviamo a trovare un equilibrio.
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