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La rubrica del venerdì: l’unione economico-monetaria dell’Unione Europea 1999  

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Finita la Seconda guerra mondiale e liquidata la Monarchia con il Referendum popolare, i nostri padri Costituenti per prima cosa ovviamente pensarono ad assestare la Democrazia e ad organizzare il nuovo Stato liberale in Italia. Immediatamente dopo pensarono ad allargare i loro orizzonti puntando, tramite accordi e compromessi vari, di riunire le varie Nazioni europee in intenti comuni. Rendere l’Europa Unita nello svolgimento di alcuni compiti che non sarebbe stato difficile conglobare e rendere comuni.

La prima iniziativa fu quella di cominciare a rendere unita l’Europa dal punto di vista finanziario e monetario con una moneta unica individuata fin da subito nell’EURO. Ma il progetto era più ampio, un’unica politica, un unico Parlamento, un solo Presidente, un unico esercito e così via, proprio come negli Stati Uniti d’America. Purtroppo per tutte le altre specifiche non è stato ancora possibile realizzarle, la dal punto di vista monetario l’iniziativa è andata in porto e, visti i risultati, si è dimostrata utile e vantaggiosa per tutte le Nazioni che ne hanno sottoscritto a suo tempo l’accordo.        

Attraverso un percorso lento e molto lungo, fatto di incontri, scambi di opinioni, proposte e discussioni, l’Unione Economica e Monetaria Europea venne sancita con l’adozione di una moneta unica, l’EURO, nel 1999, in sostituzione delle rispettive valute nazionali (per l’Italia la lira), da parte degli Stati membri. L’intesa era stata raggiunta nel 1992 a Maastricht Paesi Bassi con l’accordo esplicito da parte di tutti i componenti di una politica monetaria comune sotto il controllo della Banca Centrale Europea (BCE), dando vita alla cosiddetta eurozona.

Quell’accordo fu sottoscritto soltanto da 19 dei 27 membri dell’Unione. Con quella intesa gli Stati membri, oltre che ad adottare una moneta unica indicata nell’EURO e rappresentato dall’abbreviazione EU, s’impegnarono a praticare per le proprie nazioni una politica unica ed unitaria, pur lasciando però la libertà della politica per i rispettivi Parlamenti e riconoscendo la sovranità interna ad ognuno di essi. Anche alcune politiche economiche (di bilancio, politica fiscale ed industriale) rimasero per buona parte ancora prerogative dei singoli Stati, fatta eccezione per la politica agricola comune.  

Dopo essere stata tra le sostenitrici più accanite al momento della fondazione dell’Unione, nel 2020 la Gran Bretagna ha chiesto ed ottenuto, in conseguenza del Referendum Popolare nel quale il 52% dell’intera popolazione del Regno Unito ha votato contro l’Euro ed il ritorno alla loro Lira Sterlina, l’uscita dall’Unione Monetaria europea (brexit) e dal 1° gennaio 2021 non ne fa più parte.

Ci sono ancora in seno all’Unione Europea altre 8 Nazioni che non hanno accettato di condividere l’Euro e rinunciare alle loro monete locali, probabilmente perché i loro governanti non ne vedono l’utilità e la convenienza.

                                          A cura di Nuccio Sapuppo

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