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1992, Di Pietro, le tangenti e il sapone per le mani pulite

2 minuti di lettura

Succede giusto 30 anni fa, Luca Magni titolare di una piccola impresa di pulizie che sfanga al Pio Albergo Trivulzio, la Baggina per noi milanesi, non potendo più adempiere alle richieste poco gentili di mazzette del patron dell’Istituto, tale Mario Chiesa socialista rampante, varca la caserma dei carabinieri e chiede di essere ricevuto.Il capitano Roberto Zuiliani comprende al volo e lo porta indovinate da chi? Da Antonio Di Pietro, un giudice ancora sconosciuto nato in un paesino abruzzese Montenero di Bisaccia, ex poliziotto dai modi spicci con il debole per le torte gelato.

Fanno la cosa più semplice, autografano le banconote e via andare.Mario Chiesa passa all’incasso come sempre e quando deve rendere conto serafico commenta: “Sono soldi miei”, ma dall’altra parte si sente rispondere: “No sono nostri“. Con tanto di firma.

Da li’ nasce tutto, per la contabilità sono sette milioni delle vecchie maliarde lire. È il 17 febbraio 1992 il sistema si sgretola suo malgrado nonostante le prime indifferenti dichiarazioni di Bettino Craxi che prendendo siderali distanze dal Chiesa dichiari “È un maruiolo“. Mario da Presidente del Pio Albergo si ritrova in una cella di San Vittore e in cinque settimane diventa gola profonda e canta, manco fosse la Rappresentante di Lista a Sanremo.

In una sorta di loop imprenditori e compagnia cantante visitano San Vittore e parlano tirandone dentro altri per poi uscire e cosi’ via, un botto pazzesco che per la prima volta coinvolge tutti, anche colletti bianchi e politici, senza nessuno sconto.

La stanza numero 254 di Di Pietro ora è un luogo ambito, che non ha nulla di attrattivo in apparenza, ma può diventare un salvacondotto per la libertà dove parlare, cantare, narrare… Sotto il Palazzo di Giustizia di Milano il marciapiede diventa il luogo dove struscio e cronisti si mescolano per vivere “on the road“ un nuovo fenomeno ribattezzato con un nome che rimanda ad famoso gioco da tavolo, Tangentopoli.

Un vortice inarrestabile che esplode con il primo avviso di garanzia a Bettino Craxi e ai due suicidi eccellenti, quelli di Gabriele Cagliari e Raoul Gardini. E ovvio ora che tutto arriverà oltre, con la sbarra che trasuderà potere, politici e faccendieri.Il finanziere Giorgio Cusani consulente di Gardini per la maxi tangente Enimont di 150 miliardi e tutti i segretari di partito sfilano in diretta televisiva da “Un giorno in Pretura” con bave alla bocca e pubblico ludibrio.

A margine ma neanche tanto il fatto che le forche caudine vennero risparmiate al PCI-PDS, cosa che ancora oggi genera incomprensioni e una sensazione di smarrimento.

Oggi dopo 30 anni di slalom, ascese di Cavalieri e corruzioni sempre in prima pagina ci chiediamo se quella giusta rivoluzione sia stata maneggiata nel migliore dei modi. Forse risposta non c’è.

Instacult di Mauro Lama

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Giornalista pubblicista, cura personalmente rubriche di arte e cinema.
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