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La Regione contrasta la carenza di OSS con nuovi percorsi formativi

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“Nel prossimo triennio, solo nelle Aziende Ulss si prevede l’uscita per pensionamento di quasi 500 OSS e di circa 1.100 nelle strutture dell’area anziani e disabilità. Entrambi i valori sono destinati ad aumentare nei prossimi anni con la crescita dell’età media e questi non sono gli unici indicatori che interessano la carenza di queste figure professionali nelle nostre strutture. La Regione è ora in grado di dare una ulteriore risposta a questo fabbisogno. Una risposta importante, attraverso la formazione mirata sulle esigenze dei territori direttamente”.

Con queste parole, l’assessore alla Sanità e alle Politiche sociali, Manuela Lanzarin, delinea le ricadute positive sulla sanità veneta del provvedimento varato dalla Giunta di Palazzo Balbi in cui, per contrastare la carenza di OSS viene resa maggiormente flessibile l’offerta della formazione specifica mirata al conseguimento dell’attestato di qualifica, rilasciato dagli enti di formazione accreditati dalla Regione. Una innovazione mirata a garantire tra il personale quelle figure di supporto e di assistenza indispensabili per una risposta completa nella cura della persona nelle strutture ospedaliere, in quelle intermedie, in quelle assistenziali e socio-sanitarie per la cura degli anziani e delle persone con disabilità, oltre che in quelle riabilitative ed educative.

“In ragione dell’ingente fabbisogno di operatori che emerge sia nelle strutture ospedaliere sia in quelle territoriali, è stata valutata l’opportunità di rendere maggiormente flessibile l’offerta di formazione – sottolinea l’assessore Lanzarin -. Per agevolare ulteriormente l’accesso a questa professione i corsi saranno organizzati in ragione delle richieste locali. Questo consente di raggiungere anche contesti ritenuti meno attrattivi e favorire l’incontro tra domanda e offerta. È noto come il settore della sanità e dell’assistenza socio-sanitaria soffra per la mancanza di personale ai vari livelli a cominciare dai medici specialisti e dagli infermieri. Ma è una difficoltà che riguarda anche gli OSS. Con riferimento al biennio 2021/2022, per il sistema socio-sanitario veneto era stato stimato un fabbisogno formativo di 1950 operatori qualificati e disposto l’avvio di 65 percorsi.  Per il biennio 2022/2023, assistiamo a un incremento del fabbisogno”. 

“Nei prossimi mesi saranno attivati nuovi corsi per OSS sui territori – conclude l’Assessore -. Una volta resi noti, gli interessati devono avere assolto il diritto dovere all’istruzione e formazione professionale ai sensi della normativa vigente oppure aver compiuto 18 anni d’età e possedere la licenza media. Potranno ottenere l’ammissione al percorso formativo dopo una prova selettiva dei candidati mediante test e colloquio. Sono inoltre previsti principi e criteri per il riconoscimento dei crediti formativi”.

Sono definiti due percorsi di formazione: Tipologia 1 – OSS; Tipologia 2 – OSS-IP (Istituti professionali ad indirizzo Servizi per la Sanità e l’assistenza sociale e Indirizzo Servizi Socio Sanitari).

Il percorso formativo si articola in 1.000 ore:

  • OSS: 480 ore di formazione e 520 di tirocinio e non potranno avere durata inferiore a 9 mesi e superiore a 18 mesi.
  • OSS-IP: 703 ore di cui 283 ore di formazione, 420 di tirocinio e 297 (197 ore di teoria e 100 di tirocinio) di credito formativo per frequenza scolastica. Percorso formativo non superiore a 24 mesi.

Strutture e servizi ed ore di tirocinio:

  • Degenza: da 80 a 100 ore in strutture per degenza ospedaliera, ospedale di comunità, unità riabilitative, hospice;
  • Residenza: da 220 a 280 ore in strutture per anziani;
  • Servizio diurno/comunità: da 80 a 100 ore nei servizi rivolti a persone con disabilità, salute mentale e dipendenze, integrazione sociale e scolastica;
  • Domicilio o comunità alloggio: da 80 a 100 ore di assistenza domiciliare o comunità alloggio.

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