Fino a solo un mese fa arrivare giù dal podio era considerato un fallimento sportivo. Ora non più, queste Olimpiadi hanno restituito la dignità del quarto posto
PARIGI – “Vincere è l’unica cosa che conta” come diceva Boniperti o “L’importante non è vincere ma partecipare” come diceva il Barone de Coubertin?
Per molti anni, per non dire da sempre, in Italia è sempre valsa la prima scelta. Questo non per colpa degli atleti (o almeno non solo), ma principalmente per tutto il mondo degli addetti ai lavori che gira intorno a quell’universo a sé stante chiamato sport. Dagli allenatori, ai dirigenti, ai giornalisti, ai genitori fino ai tifosi. Si è creata una cultura sportiva malata e tossica.
Normalmente arrivare secondo o terzo in una qualsiasi manifestazione sportiva significa aver fallito, non aver compiuto il proprio dovere, non aver fatto il proprio meglio. Il commento più carino dei vari tifosi da divano è: “È il tuo lavoro, non sai fare nemmeno quello!“. Come se vincere fosse così facile. Non ci fossero avversari o persone più brave e forti.
L’Olimpiade è forse uno dei pochi casi in cui importa, eccome, arrivare anche secondi o terzi. Perché lì c’è la medaglia da sfoggiare e da far brillare nel medagliere, orgoglio di una Nazione intera. Per un bronzo si gioisce e si piange come per una vittoria. Forse perché rimangono comunque scolpite nella storia, non come un terzo posto in qualsiasi altro contesto. Magari con un po’ di rimpianto, perché noi dobbiamo essere migliori, ma comunque un gran risultato.
E poi c’è il quarto posto.
Così a memoria mi vengono in mente il quarto posto di Federica Pellegrini e di Vanessa Ferrari a Rio 2016. Risultati che potevano distruggerle. Lì, al limite del ritiro. Sovrastate dalle critiche feroci, se non bastasse già la loro di delusione. E poi la forza che hanno dimostrato entrambe per andare a Tokyo 2020 con la prima che è riuscita nell’impresa di andare in finale per la quinta Olimpiade consecutiva e la seconda che ha vinto l’agognato argento olimpico.
E poi c’è stata Parigi 2024.
L’effetto Benedetta Pilato
Finale dei 100 metri rana. La diciannovenne Benedetta Pilato, nuovo fenomeno del nuoto italiano e mondiale, arriva quarta. A un solo centesimo dal terzo gradino del podio.
La sua è una storia da predestinata. A soli quattordici anni e sei mesi debutta in un Mondiale, stabilendo il nuovo record italiano e arrivando seconda. A sedici anni vince gli Europei di Budapest e si qualifica alle Olimpiadi di Tokyo 2020 con il record mondiale dei 50 metri rana.
Alle Olimpiadi viene squalificata in batteria per una gambata irregolare. Sembra che il mondo le sia caduto addosso. Si riprende, nel 2022 vince il bronzo sia al Mondiale che all’Europeo. Nel 2023 vince ancora un bronzo ai campionati del mondo a Fukuoka abbassando ancora il suo record del mondo.
Poi la decisione di cambiare vita. Da Taranto dove è nata e cresciuta, decide di trasferirsi a Torino con un nuovo allenatore. Arrivano un oro e due argenti europei, più un bronzo ai mondiali di Doha a inizio anno.
Torniamo a Parigi, la finale dei 100 rana è appena terminata e Benedetta Pilato si presenta ai microfoni di Raisport già con le lacrime:
“Va bene così. Ci ho provato fino alla fine, mi dispiace. Sono lacrime di gioia, ve lo giuro. Sono troppo contenta, è stato il giorno più bello della mia vita“.
La giornalista (che l’intervista e la conosce da anni) le risponde incredula: “Ma veramente?”
“Sì. Innanzitutto rinnovo tutto quello che ho detto ieri, anche se mi hanno detto che era fuori contesto ma ci ho tenuto a specificare che volevo dirlo ieri per non essere condizionata dalla gara. Tanto, qualunque cosa facciamo veniamo criticati, quindi non fa niente“. (aveva ringraziato l’allenatore e tutti quelli che le erano stati vicini in questo anno di grandi cambiamenti)
“Io sono troppo contenta, un anno fa non ero neanche in grado di farla questa gara, ci ho provato dal primo metro, peccato. In questi mesi ho capito che il nostro futuro dipende dalle persone che abbiamo intorno e io in questi mesi mi sono circondata di un esercito di persone che mi vuole bene e che forse non sanno quanto io ne voglia a loro“.
La giornalista incalza: “Ci lasci un po’ senza parole, è strano vederti contenta perché tutti si aspettavano di vederti sul podio…“
Pilato risponde: “Tutti tranne me, nel senso che io mi vedevo in corsia laterale, purtroppo o per fortuna io quando gareggio a questo livello sono sempre al centro, a Tokyo non c’ero neanche, quindi di solito in laterale non mi sono mai trovata, sia perché magari venivo eliminata prima o altro. Però va bene così. Peccato perché un centesimo è proprio Str…“
Seguono polemiche a non finire con Elisa Di Francisca (due ori nel fioretto a Londra 2012) che se ne esce con un: “Ma ci è o ci fa?”
Una delle prime a difenderla è stata proprio la Divina Federica Pellegrini, vittima anche lei di quel fatidico quarto posto:
“Mi sento di dire una cosa sull’intervista di ieri sera di Benedetta Pilato, ognuno di noi è diverso, ognuno di noi ha sogni diversi e aspettative diverse! È bello veder (dal di fuori) vincere ori in modi che possono sembrare semplici, ma non è assolutamente così! A volte un quarto posto, anche se per poco, è il nostro sogno più grande! Perché Benny alla prima Olimpiade uscì in batteria e ieri sera si presentava con il settimo tempo. Le medaglie piacciono a tutti, ma… (e questo l’ho capito solo alla mia ultima Olimpiade) a volte conta molto di più il viaggio!! Le medaglie pesanti arriveranno, Benny ha solo 19 anni! Lasciamola sognare ciò che vuole“.
Venticinque quarti posti
Avete letto bene, l’Italia Team ha realizzato la bellezza di ben 25 quarti posti. Oltre la metà delle medaglie conquistate. Un record storico ma che se fino a qualche mese fa avrebbe riscosso solo sdegno e scoramento, ora, a fine Olimpiade, fa capire la grandezza dello sport italiano, sempre al top in ogni disciplina. A questi andrebbero aggiunti anche gli innumerevoli quinti posti, soprattutto nel Judo.
Pensiamo ai vari Stano (infortunio alla caviglia), Battocletti nei 5000 e poi oro nei 10000, la staffetta 4×100, Simona Quadarella, Alice D’Amato (poi oro alla trave). Una miriade di quarti posti con il sorriso. Hanno dato tutto, gli altri sono più forti per ora. Uno stimolo per crescere e migliorarsi e non per abbattersi e disperarsi.
È cambiata talmente la percezione di questo risultato che anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (grande appassionato di sport) ha invitato al Quirinale con tutti i medagliati il 23 settembre anche chi è arrivato ai piedi del podio.
Infine ci ha pensato il più grande di tutti, quel Julio Velasco che ha appena trascinato le ragazze del volley all’impresa incredibile di conquistare la medaglia d’oro che dice stizzito:
“Ci dobbiamo divertire e smetterla con questa storia dell’oro, che manca, perché non se ne può più. Lo dico anche in difesa alla squadra maschile. Fa male alla Federazione a tutti: è una filosofia di vita negativa. Godiamoci il fatto che le nazionali italiani sono sempre di primo livello. Guardiamo ciò che abbiamo, non quello che ci manca. Sennò creiamo pressione“.
Photo Credits: DBM
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