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Inquinamento rumoroso

“Quindi non c’è niente che possa fare?”, è stata la mia domanda allo specialista. “Mi dispiace molto, ma non c’è cura”, mi ha risposto il dottore. Il suono è ovunque nel mondo moderno. L’impressione è

“Quindi non c’è niente che possa fare?”, è stata la mia domanda allo specialista. “Mi dispiace molto, ma non c’è cura”, mi ha risposto il dottore. Il suono è ovunque nel mondo moderno. L’impressione è quella che più si progredisce, più si alza il volume. Per chi soffre di iperacusia, come la sottoscritta, perfino andare al supermercato può avvicinarsi a un’esperienza di “disturbo post traumatico da stress”. E non si ferma al supermercato; una sessione in palestra, una cena da amici, un matrimonio, neanche da nominare un concerto. Se questi luoghi mantenessero un volume decente, forse per coloro che soffrono di iperacusia il mondo esterno non sarebbe tanto pericoloso, ma sembra di vivere in mezzo a dei sordi che hanno bisogno di essere annebbiati dal suono per fare qualsiasi cosa.

 

 

L’iperacusia è un disturbo del sistema uditivo caratterizzato da un’ipersensibilità e un’intolleranza ai suoni, talvolta ristrette a certe frequenze, ma più spesso estese a tutti i suoni. Il danno non è tanto fisico, quanto cerebrale: in seguito a una trauma sonoro, il nostro cervello si mostra sulla difensiva quanto si registra un suono, registrando i tali come dolore e non come rumore. Molte persone con iperacusia hanno un udito normale.

 

 

Il disturbo può manifestarsi in una o entrambe le orecchie ed è spesso accompagnato da un ronzio o nell’orecchio. La rete riporta che 1 persona su 50.000 soffre di iperacusia e che 1 persona su 1.000 che ha l’acufene avrà anche l’iperacusia. I sintomi iperacusici possono regredire spontaneamente, e persino sparire: nei casi gravi, persistono per lungo tempo, o invece possono cronicizzarsi.

 

 

L’iperacusia generalmente non va via da sola. Alcune persone hanno trovato una soluzione per questo disturbo in un piano di trattamento per desensibilizzarsi al suono. Praticamente, l’unica soluzione possibile è quella si torturarsi da soli fino a non prestarne più attenzione. Nel mio caso, è bastato trovarmi nella stessa stanza dove un banda di musicisti amatoriali stava provando una sera in un locale per cadere in questo incubo (basta quel poco).

 

 

Se non si opta per la terapia per desensibilizzarsi, ci si affida solo ai tappi per le orecchie e tanta preghiera che qualcuno non commetta un rumore acuto quando si è nelle vicinanze. Le persone che mi circondano hanno imparato a conviverci, al punto che i suoni hanno iniziato a infastidirle senza che soffrissero di iperacusia (un contagio placebo), peccato che l’esistenza non ruoti solo a una ristretta vita sociale.

Per questa ragione tale articolo vuole essere un manifesto per coloro che soffrono di iperacusia, o meglio un invito a chi non ne è affetto: se siete i responsabili del suono in un luogo pubblico, PER FAVORE, abbassate il volume.

 

 

Potreste non saperlo, ma tale volume potrebbe star causando dolore a un altro essere umano che fa di meglio per vivere normalmente in un mondo pieno di suoni pericolosi. E quando muovete dei capi di vestiario in un negozio, fatelo piano. Quel rumore di metallo è davvero fetente.

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