L’idea, alquanto geniale, è delle autorità responsabili della nettezza urbana di Nanchino, nella provincia di Jiangsu, situata nella Cina orientale
Quaranta gradi sono troppi e rappresentano una soglia dentro la quale la sopportazione umana deve fare i conti sempre più spesso, in particolar modo quando ci si trova a dover lavorare in questa condizione. Ed ecco che in Cina appare il “gilet climatizzato“, che almeno nella sana teoria dovrebbe fornire il giusto sollievo agli operatori ecologici di Nanchino. La batteria è portatile e i gilet sono dotati di due ventilatori, assolutamente silenziosi e farebbero circolare, secondo l’idea, l’aria per accelerare l’evaporazione del sudore. E l’autonomia? Autentica spada di damocle per qualunque tipo di batteria, va dalle tre alle quattro ore e facendo due conti sarebbe perfetta per ricaricarsi durante la pausa pranzo, per la gioia del power bank. Con il turno pomeridiano pronto a ringraziare. Anche se rimane acceso il dilemma, oltre la Cina, delle condizioni estreme in cui moltissime fasce di lavoratori si trovano ad operare, lavorando all’aperto, con la morsa del caldo che sembra non fornire alcuna tregua, facendo salire in maniera inverosimile i rischi per la salute. Ma la matrice culturale sembra ancora non aver intrapreso la rotta giusta, che non sembra essere ovviamente quella del gilet cinese, provvedimento su di cui non entreremo in merito, bensì di una crescita e sensibilizzazione verso questa condizione da parte di tutti.
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