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Impianti antincendio per la casa: cosa c’è da sapere

2 minuti di lettura

La tutela della sicurezza domestica passa soprattutto dalla presenza di impianti appositi, in grado di attivarsi in caso di necessità, per segnalare un’anomalia o prevenire danni a cose e persone. Nella categoria dei sistemi di questo tipo figurano anche le misure antincendio, che possono essere utili soprattutto in cucina ma non solo. Le fatalità che potrebbero innescare un incendio, infatti, possono verificarsi in qualsiasi ambiente della casa; di conseguenza, è bene prevedere l’installazione di un impianto presente in tutte le stanze. Di seguito, vediamo tutto quello che c’è da sapere in merito.


Tipologie di impianto

Gli impianti antincendio per la casa si suddividono in due tipologie principali: attivi e passivi.

Tra questi ultimi rientrano soluzioni tecniche e strutturali finalizzate alla protezione degli inquilini dalle fiamme; hanno, quindi, perlopiù funzione preventiva e protettiva, in quanto contribuiscono a minimizzare i potenziali danni e i rischi derivanti dalla diffusione del fuoco all’interno degli ambienti domestici. Le misure antincendio di questo tipo includono i sistemi di ventilazione, le vie di fuga esterne predisposte appositamente allo scopo, i muri tagliafuoco e le barriere antincendio. Tali soluzioni servono a circoscrivere il fuoco, limitandone l’azione così da isolare l’area di innesco dagli ambienti non interessati direttamente dalle fiamme. Naturalmente, le contromisure ‘passive’ non prevedono meccanismi di attivazione ma assolvono la propria funzione nel momento in cui si presenta la necessità di contenere il divampamento.

I sistemi antincendio attivi, invece, possono essere ulteriormente divisi in due categorie ben distinte: di segnalazione e di estinzione (sprinkler). In entrambi i casi, l’impianto sfrutta dispositivi di rilevazione, che si attivano in presenza di fumo o quando all’interno dell’ambiente domestico viene registrata una temperatura superiore ad una determinata soglia. Per implementare tali funzionalità, gli impianti attivi necessitano di una centralina o un apparato di controllo, che consenta agli utilizzatori di impostare i parametri di attivazione dei dispositivi. Esistono svariate tipologie di apparati, sviluppati da aziende specializzate del settore, in grado di adattarsi ad esigenze applicative di ogni tipo; per avere un’idea circa la varietà di soluzioni presenti sul mercato, è sufficiente consultare il catalogo di un e-commerce come www.emmebistore.com.

Gli impianti attivi completi integrano tecnologie di rilevamento a sistemi di estinzione, che si differenziano per il mezzo utilizzato per lo spegnimento delle fiamme. La sostanza estinguente, infatti, può essere: gas (un mix di gas nobili atossici), polvere (solitamente bicarbonato di sodio), acqua, schiuma o aerosol (nitrato di potassio nebulizzato).


I costi di realizzazione

Implementare un impianto antincendio attivo comporta costi significativi che, però, possono variare a seconda delle soluzioni da attuare e dei lavori necessari. Per questo, è consigliabile mettere in preventivo una spesa che può oscillare tra i 1.500 e i 3.500 euro. La spesa può aumentare qualora l’unità abitativa sia formata da molti ambienti o nel caso in cui occorra approntare interventi edilizi o elettrici per predisporre la messa in opera dell’impianto. Ai costi dei materiali e dei dispositivi vanno poi aggiunti quelli della manodopera; in consiglio è di affidarsi a ditte specializzate che possano garantire l’impiego di personale adeguatamente qualificato.

Per quanto riguarda gli impianti passivi, invece, i costi di realizzazione vengono ‘assorbiti’ a monte dal preventivo di spesa per gli altri interventi edilizi o di ristrutturazione.


Normativa di riferimento

Le norme vigenti stabiliscono che per gli edifici di altezza superiore a 24 metri è obbligatoria l’installazione di sistemi antincendio; di conseguenza, per la stragrande maggioranza delle unità abitative, rappresenta una scelta facoltativa, che può contribuire ad innalzare notevolmente il livello di sicurezza domestica. Ciò nonostante, la ditta che realizza i lavori (alla quale spetta anche la successiva manutenzione) deve rilasciare al committente un certificato di conformità, che attesti la realizzazione dei lavori secondo la regola dell’arte e nel rispetto delle normative di riferimento.

Crediti fotografici: Immagine di partystock su Freepik

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