Italia MondoSlide-mainSpeciale Peregrinatio Beati Rosarii Livatino

Il solenne evento concerto e la Santa Messa in Basilica di Stato alla presenza delle alte cariche istituzionali, chiudono la Peregrinatio Beati Rosarii Livatino

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Le ultime tappe della reliquia hanno toccato i Ministeri di Giustizia e Interno, la sede generale dell’UGL e la parrocchia di San Salvatore in Lauro. Le solenni celebrazioni nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri hanno chiuso il grande evento dedicato al Beato Livatino.

ROMA –  La prima solenne Peregrinatio Beati Rosarii Livatino – Fidei et Justitiae Martyris, il Beato martire della lotta alla mafia, esemplare e contemporanea testimonianza di figura unificante, voluta e organizzata dalla Venerabile Arciconfraternita di Santa Maria Odigitria dei Siciliani in Roma e dal Comitato Organizzativo Peregrinatio Beati Rosarii Livatino si è conclusa oggi con la Santa Messa celebrata questa mattina da Monsignor Daniele Libanori, Vescovo Ausiliare di Roma, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, alla presenza delle autorità civili e religiose.

Iniziata lo scorso sabato (14 gennaio), la Santa reliquia ha toccato le sedi delle più alte istituzioni del Paese, Chiese e parrocchie romane, ma soprattutto, ha toccato il cuore degli italiani che in questa occasione, hanno potuto scoprire ma più esattamente, riscoprire, l’alta figura del giudice che si è fatto martire per la fede e per la giustizia. Credenti o non credenti, per tutti l’ammirazione verso il giudice e il cristiano Livatino è stata altissima e unanime. Le istituzioni lo hanno celebrato e ricordato e le tantissime persone che hanno seguito l’evento lo hanno pregato e ringraziato.

Ieri, proprio nella Sala intitolata a Rosario A. Livatino, la teca con la ‘camicia insanguinata simbolo del martirio’ è stata accolta dal Ministro della Giustizia e Guardasigilli Carlo Nordio. Nella sua orazione ha sottolineato come la cerimonia sostanzialmente laica, dentro il Palazzo di Giustizia, abbia in verità, un profondissimo senso religioso. Le spoglie, l’esperienza di vita e la tragica fine del ‘collega Livatino’, dimostrano che anche in questo mondo c’è spazio per coniugare la fede nell’uomo con la fede nella giustizia divina. È con questo auspicio e davanti ad un esempio così sacro che è necessario continuare a compiere il proprio dovere.

La reliquia ha successivamente raggiunto il Ministero dell’Interno. All’arrivo, il personale del Palazzo del Viminale si è raccolto per vedere e venerare la camicia che il giudice indossava quando fu ucciso, onorata anche dalla partecipazione del Ministro Matteo Piantedosi. Nel suo discorso, il Ministro ha sottolineano l’importanza di questo evento, ricordando come l’impegno di Rosario Livatino e dopo di lui, di tutte le persone che si ispirano al suo esempio, sia l’unica via perché legalità e giustizia possano governare questo Paese.

Tra le tappe conclusive della Peregrinatio Livatino, anche la sede generale del sindacato UGL. L’arrivo della reliquia è una presenza simbolica nel significato di martirio e impegno civile che devono essere esemplari.  “Il contrasto alla mafia, all’ingiustizia e la lotta all’ingiustizia sociale, in particolare per noi che siamo un sindacato, devono essere il nostro obiettivo quotidiano – afferma Francesco Paolo Capone Segretario Generale – E noi cerchiamo di farlo, rappresentando i lavoratori, i pensionati, coloro che vorrebbero lavorare cercando di farci ispirare dai valori e dai principi che hanno illuminato la vita del Beato Livatino”. Alla soddisfazione di aver ospitato la reliquia simbolo del sacrificio per la legalità in nome della fede, si unisce anche Ennio Occhipinti, vice Segretario Generale di UGL, con queste parole: “La presenza della reliquia qui oggi, è una cosa che abbiamo fortemente voluto perché il giudice Livatino è un altissimo esempio che vogliamo contribuire a trasmettere”. Ha poi continuato Ennio Occhipinti sottolineando come oggi Beato Livatino sia un esempio contemporaneo, credibile che può diventare una parabola comprensibile per tutti e di ispirazione per i giovani.

Nel tardo pomeriggio di ieri, la reliquia ha raggiunto la Parrocchia di San Salvatore in Lauro dove è stata venerata dai fedeli, prima di giungere, in serata, alla Basilica di Stato di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri dove si è tenuta una solenne cerimonia-concerto con l’orazione di chiusura del Ministro Carlo Nordio che ha fatto riferimento come il Mysterium Fidei (Mistero della fede) sia la consolazione delle tragedie di questa nostra vita precaria capace di mutare la visione in una prospettiva di eternità. Senza questa visione, l’evento al quale abbiamo assistito in questi giorni, sarebbe inutile e oggi ci troveremmo davanti ad una lapide e non ad una reliquia. L’eredità preziosa che ci ha lasciato il primo magistrato beatificato attraverso la sua reliquia, ci ispira la fede, quando sembra vacillare; speranza, quando non ci sono più ragioni per sperare; carità verso i malvagi e giustizia oltre quella terrena. Una giustizia che va al di là dell’onore della sua toga per la quale ha sacrificato la vita e che diventa eterna nel suo estremo gesto di perdono. Noi possiamo sperare di continuare la sua opera contro la mafia con la stessa sua competenza e determinazione, ma sappiamo che sarà difficile emularlo nella nobiltà della sua anima.

Per suggellare il senso della Peregrinatio, sono state scelte opere di Wolfwang Amadeus Mozart e Francesco Durante eseguite dall’orchestra sinfonica Centro Città diretta dal Maestro Osvaldo Giudotti, con le voci del coro polifonico Aramus – Associazione Arte Musica. Durante la serata, alla quale hanno partecipato oltre ottocento invitati, sono state presentate per la prima volta al pubblico le opere pittoriche degli artisti Tahar Ben Jelloun e Pietro Pizzi Cannella, quattro grandi tele dipinte che interpretano il martirio. Un atto, quello della mediazione dell’arte, che rientra perfettamente nel solco della migliore tradizione iconografica cattolica. Le opere rimarranno esposte in Basilica di Stato, fino al prossimo 20 marzo.

Prima di fare ritorno nella sua terra, ad Agrigento, la santa reliquia è stata venerata per l’ultima volta in questo viaggio romano sempre nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. La solenne cerimonia eucaristica è stata ufficiata da Monsignor Daniele Libanori, Vescovo Ausiliare di Roma. Le parole che hanno salutato la Santa reliquia sono state pronunciate dal vice Presidente del ‘Centro Studi Livatino’ e Procuratore aggiunto della Repubblica di Avellino, dottor Domenico Airoma e da Monsignor Renzo Giuliano, Primicerio della Venerabile Arciconfraternita di Santa Maria Odigitria dei Siciliani in Roma.

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