800 miliardi all’anno, è quello che servirebbe per cambiare traiettoria all’Europa
Lo scossone, che ha tutta l’aria di essere un movimento tellurico di elevate dimensioni, arriva ieri proprio in occasione della presentazione del suo Rapporto sulla competitività europea, gomito a gomito con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
Ma è un pensiero che strisciava da tempo, finalizzare nuove strategie per aumentare la competitività e al contempo agguantare gli obiettivi previsti dal rapporto.
E per raggiungere questo sono necessari investimenti aggiuntivi. Le cifre? Non meno di 800 miliardi di euro l’anno su base dell’ultima stima della commissione, che corrispondono al 4,4 – 4,7% del Pil dell’Unione Europea.
E qui il raffronto storico con il famosissimo Piano Marshall che fece la sua parte tra il 1948 e il 1951 corre immediato, anche se all’epoca la parte degli investimenti addizionali si stanzió sul 1-2% del Pil.
Ma la notizia, al di là delle mere disquisizioni economiche e strategiche che saranno fondamentali in un prossimo futuro è quella del “Draghi pensiero”, che esorta tutti ad un vero e proprio slancio estremo, affermando che l’UE versa già in una situazione di emergenza e crisi e l’alternativa paventata sarebbe una sola, “intervenire o sarà una lenta agonia”.
Frasi che diventano macigni, capaci di mettere alla frusta un sistema che dovrà riprendere a macinare pensieri e azioni politiche congiunte, atte a riqualificare settori e competenze specifiche. Un monito autorevole quello di Draghi, lucido e moderno, che attinge ad un modello del passato per salvare il futuro.
Photo Credit by Wikipedia
Instacult di Mauro Lama
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
