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Il corpo calloso

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Il corpo calloso: la misteriosa struttura che unisce i due emisferi cerebrali e svela il valore delle connessioni nella mente e nella vita

ITALIA – Nome bizzarro per una struttura alquanto misteriosa. Si tratta di una parte del nostro cervello, costituita da fibre nervose e da cellule che si interpone anatomicamente tra i due emisferi cerebrali.

Quando gli scienziati ipotizzarono e in parte realizzarono la localizzazione di funzioni del cervello in aree anatomicamente distinte, si trovarono questa struttura che non aveva altra funzione se non quella di connettere i due emisferi, quello destro e quello sinistro.

Molte zone del nostro cervello non hanno ancora trovato un significato funzionale. Il cervello è composto di due emisferi tra loro paralleli e simmetrici, che governano le parti del corpo rappresentate simmetricamente.

Non tutti gli organi anatomici hanno questa rappresentazione simmetrica: il cuore, il fegato, la milza, il tubo digerente sono organi unici che servono l’intero organismo. La centrale operativa dell’intero sistema organico è considerato essere il cervello.

Questa sua simmetria, due emisferi uguali, è garantita proprio dal corpo calloso. La connessione dei due emisferi ne assicura la funzionalità univoca.

Si riteneva che l’emisfero sinistro presiedesse alle funzioni sensitive e motorie, laddove l’emisfero destro fosse sede di funzioni meno meccaniche e automatiche, come la creatività, la coscienza, l’emotività.

La dissociazione tra queste diverse funzioni darebbe origine a un caos emotivo, cognitivo e comportamentale. Dunque il corpo calloso tiene insieme tutte queste funzioni per armonizzarle con la funzione primaria dell’organismo: l’adattamento all’ambiente.

L’aggettivo “calloso” sta a indicare proprio la consistenza e l’apparente inutilità della funzione di connessione rispetto alle aree localizzate nell’uno o nell’altro emisfero, che assumono un valore primario nelle funzioni nobili del nostro cervello.

Oggi sappiamo che la connessione è più determinante delle strutture che sono connesse. La rete di informazioni è più importante delle informazioni stesse. Queste acquistano valore e significato nella misura e intensità in cui sono tra loro connesse.

Tutta questa premessa serve a dimostrare come la contrapposizione e l’antagonismo non portino altro che all’irrigidirsi del sistema, senza alcuna possibilità di cambiamento. Quando si stabilisce la connessione, il sistema diventa modificabile e quindi più adatto alle necessità e a risolvere i problemi.

Nel 1975, un chirurgo americano, Frank Mershberger, osservando il grande affresco del Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina, ebbe una sorprendente intuizione ottica. La struttura ovale e cava contenente l’immagine di Dio Creatore che allunga il suo braccio per incontrare la mano del primo Uomo, Adamo, assomigliava in maniera assai precisa al cervello umano.

Sembrava che Michelangelo volesse raffigurare la somiglianza simmetrica di Dio e dell’Uomo creato, come dicono le Sacre Scritture. Questa interpretazione rende l’opera ancora più significativa e profonda.

Il Verbo si fa carne, come dice il Vangelo di Giovanni. Se noi pensiamo al nostro corpo e alle sue innumerevoli funzioni e potenzialità, e lo proiettiamo nello spazio, questo spazio e l’intero universo possono essere immaginati come una proiezione amplificata del nostro organismo.

Come le costellazioni ci raccontano il mito, e il passaggio delle stagioni si armonizza con i nostri caratteri e la nostra vita interiore.

Capiamo dunque la necessità delle connessioni, dei rapporti e del dinamismo che li anima. Non dobbiamo concepire la gioia come un’assenza di sofferenza, bensì il contrario: la gioia è una condizione umana stabile, con pause di dolore, come dopo la tormenta viene sempre il bel tempo.

Ciò che può sembrare inutile e privo di significato diventa l’essenziale, per la nostra salute fisica e mentale. Sta a noi dare questo senso alle cose che abbiamo fatto e ricevuto.

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