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Holding autostradale del Nordest, proposta bipartisan nasconde voglia di poltrone e dividendi, evitando le gare

2 minuti di lettura

Di fronte al dibattito sulla ipotesi di creazione di una grande holding autostradale del Nordest in mano alle Regioni non si sa se ridere (se è solo propaganda) o piangere (se si fa sul serio). Vediamola dalla parte del cittadino, utente e contribuente. Abbiamo presente la vicenda della Serenissima, l’autostrada Brescia-Padova, in cui per mantenere la maggioranza pubblica l’allora Presidente della Provincia di Vicenza la indebitò per 80 milioni di euro, favorendo altresì da deputata nel 2008 la proroga della concessione al 2026 ex lege, e finita con la vendita nel maggio 2016 ad Abertis a metà prezzo? E abbiamo presente l’entità del pedaggio, peraltro continuamente aumentato, per percorrere appena 32 km sul Passante di Mestre? Per non parlare di quello che ci costerà alla fine il project financing della Pedemontana.
 
Ecco perché già nel gennaio 2016 avevo manifestato la mia preoccupazione quando ho letto sui giornali che il Presidente Zaia e l’allora collega De Menech facevano a gara su chi aveva avuto per primo l’idea della holding autostradale del Nordest. Addirittura Zaia allora stava valutando l’acquisto della maggioranza della Brescia-Padova, comprata peraltro 4 mesi dopo da Abertis. Allora il Governatore disse: “Il nostro approccio non è quello di gestire il potere, ma di riuscire ad offrire un beneficio al territorio in tema di pedaggi ed infrastrutture”. Condivido, ma il punto è come si raggiunge: non mi pare che gli esempi che ho appena ricordato vadano in direzione di questo obiettivo.
 
Per questo ribadisco quanto dichiarai allora, a margine di una mia interrogazione proprio sulle tariffe autostradali più care d’Europa pagate dai cittadini nella nostra Regione. Per avere pedaggi più bassi e investimenti adeguati sono essenziali due condizioni: la prima, procedere con gare pubbliche nell’assegnazione delle concessioni autostradali, magari chiedendo oltre a investimenti effettivi anche agevolazioni per i pendolari per ragioni di studio o lavoro o cure mediche. Mentre l’ipotesi di una nuova grande holding pubblica è funzionale proprio a evitare le gare a favore dell’affidamento in house della gestione della rete. E qui si tratta eccome di gestione del potere, attraverso le nomine degli amministratori, quasi sempre lottizzate dai partiti più che fatte sui curricula, con interferenze sulle strategie aziendali da parte dei Governi di turno, che più che gli investimenti amano i dividendi: tanto se la gestione risulta cattiva pagano i contribuenti/utenti. La seconda condizione, è la presenza di Strutture pubbliche con risorse tecniche e professionali in grado di monitorare e vigilare in modo efficace sulla gestione. Che i fatti ad oggi dimostrano essere assai carenti.  
 
Siamo dunque sicuri che sia questa la strada per meglio tutelare l’utenza autostradale del nostro territorio? E dove si troveranno le risorse per acquistare le concessionarie da azionisti privati e banche, che hanno tra l’altro finanziato gli investimenti già effettuati? Qual è il ruolo dell’Anas nell’operazione? In ogni caso temi così rilevanti dovrebbero essere oggetto di un confronto approfondito, aperto e partecipato. Anche perché la strada maestra per una maggiore trasparenza ed efficienza delle gestioni è l’effettiva distinzione tra amministrazioni pubbliche concedenti, che devono svolgere le gare ed esercitare i dovuti controlli, e società concessionarie che si devono occupare della gestione.
 
 
Simonetta Rubinato
Presidente Veneto Vivo
 

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