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Gravina si è dimesso

4 minuti di lettura

Gabriele Gravina, dopo la terza non qualificazione al Mondiale di fila e le polemiche che ne sono seguite, si è dimesso dall’incarico di Presidente della FIGC

ROMA – Era stato richiesto a gran voce da più fronti, sportivi, politici e popolari. Lo smacco per non aver centrato per la terza volta consecutiva la qualificazione ai Mondiali era enorme. Ma ben più gravi le parole nella conferenza stampa successiva alla sconfitta con la Bosnia.

La risposta dei più grandi campioni italiani degli altri sport non si è fatta attendere. Quella durissima del Ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi nemmeno. Pur avendo probabilmente ancora la maggioranza del Consiglio Federale dalla sua parte, Gabriele Gravina ha rassegnato le dimissioni da Presidente della FIGC.

Già nella tumultuosa notte di martedì post partita era stato convocata una riunione di emergenza generale FIGC per oggi pomeriggio alle 14.30. Presenti i presidenti di tutte le componenti federali: Ezio Maria Simonelli per la Lega Calcio Serie A, Paolo Bedin per la Lega B, Matteo Marani della Lega Pro, Giancarlo Abete della Lega Nazionale Dilettanti, Umberto Calcagno dell’Associazione Italiana Calciatori e Renzo Ulivieri dell’Associazione Italiana Allenatori di Calcio.

Una riunione brevissima, giusto il tempo per comunicare la propria decisione, indire l’Assemblea Straordinaria Elettiva della FIGC per il prossimo 22 giugno a Roma e provare a rimediare alla gravità delle parole proferite in conferenza stampa contro gli altri sport italiani.

Un gesto che probabilmente avrebbe dovuto fare subito a caldo, come Abete e Tavecchio prima di lui. Poco dopo si è dimesso anche Gianluigi Buffon e ora si attende la decisione del CT Gennaro Gattuso. Ora parte già il toto Presidente e il toto allenatore, ma è ancora troppo presto. L’importante è analizzare a fondo i motivi di questo ennesimo fallimento calcistico quando invece l’Italia è vincente in tutti gli altri sport.

Si va dalle strutture fatiscenti (stadi compresi), alle scuole calcio carissime ma non all’altezza di quelle estere. A livello giovanile, nonostante tutto, vinciamo in quasi tutte le categorie ma, una volta usciti dall’Under21, i nostri giovani si perdono, non trovando posto in Serie A e chiudendo troppo presto la carriera o crollando nelle Serie minori.

Passando poi per il prodotto calcio, talmente pieno di scandali e polemiche da non essere più la prima scelta sportiva né dei genitori né dei figli. Un ambiente considerato da molti ormai diseducativo, quando lo sport dovrebbe fare tutto il contrario. Mancano poi gli idoli sportivi. Noi cresciuti con Baggio, Vialli, Del Piero e co non possiamo non renderci conto che in Italia campioni non ce ne sono più, nemmeno stranieri.

Serve progettazione, un reset globale. Come hanno fatto gli altri sport a crescere così velocemente? Perché dietro c’è stato un fortissimo lavoro federale. Pensiamo al tennis, esploso negli ultimi 5 anni grazie certamente al fenomeno Sinner, ma non è un caso isolato se dietro a lui ci sono Musetti, Cobolli, Darderi, Paolini ecc. Tre Coppe Davis consecutive e due Billie Jean King Cup non si vincono a caso o per un solo giocatore.

Rimanendo agli sport di squadra, pensiamo alla pallavolo allora. Siamo campioni del mondo maschili e femminili. Abbiamo vinto in questi ultimi dieci giorni entrambe le CEV Challenge Cup 2026.

E non è nemmeno un discorso di professionismo o meno, perché secondo la legge italiana gli sport professionistici in Italia sono solo calcio, basket, ciclismo e golf. E allora parliamo di basket, con gli azzurrini campioni d’Europa e le Azzurre di bronzo.

Sono mille i problemi che questo calcio malato ha. Risolverli tutti in un colpo solo lo vedo impossibile. Innanzitutto bisognerebbe trovare un accordo tra la Lega Calcio Serie A e la FIGC. Ma gli interessi economici sono troppi. Altrimenti perché non dare l’opportunità a Gattuso di avere la Nazionale qualche giorno prima della partita più importante? O due giorni per fare uno stage e almeno vedersi prima?

Sarò compito dei prossimi candidati cercare le soluzioni per far rinascere il calcio italiano. Perché diciamocelo chiaro, questo calcio è definitivamente morto.

Il comunicato della FIGC

“Si è svolto oggi presso la sede della FIGC a Roma l’incontro tra il presidente Gabriele Gravina e i presidenti delle componenti federali. A inizio lavori, Gravina ha informato i massimi rappresentanti della Lega Calcio Serie A Ezio Maria Simonelli, della Lega B Paolo Bedin, della Lega Pro Matteo Marani, della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete, dell’Associazione Italiana Calciatori Umberto Calcagno e dell’Associazione Italiana Allenatori di Calcio Renzo Ulivieri, di aver rassegnato le dimissioni dall’incarico affidatogli nel febbraio 2025 e di aver provveduto ad indire l’Assemblea Straordinaria Elettiva della FIGC per il prossimo 22 giugno a Roma. La data è stata individuata nel pieno rispetto dello Statuto federale e per garantire alla nuova governance l’espletamento della procedura d’iscrizione ai prossimi campionati professionistici.

Durante la riunione, inoltre, Gravina ha ringraziato le componenti per aver rinnovato, in forma pubblica e privata, la vicinanza e il sostegno alla sua persona e ha informato i presidenti di essersi reso volentieri disponibile ad intervenire in audizione il prossimo 8 aprile (ore 11) in VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati per relazionare sullo stato di salute del calcio italiano.

Sarà in quella sede che il presidente Gravina esporrà, nella maniera più compiuta ed esaustiva possibile, una relazione sui punti di forza e di debolezza del movimento, toccando anche alcuni dei temi già affrontati nella conferenza stampa svoltasi dopo la gara della Nazionale giocata a Zenica lo scorso martedì 31 marzo.

A tal proposito, Gravina si è detto rammaricato per l’interpretazione delle sue parole sulla differenza tra sport dilettantistici e professionistici, che non volevano assolutamente essere offensive nei confronti di alcuna disciplina sportiva, bensì erano un riferimento alle differenti normative e regolamentazioni interne (ad esempio, la presenza nella governance di alcune Federazioni di Leghe con le relative autonomie) ed esterne (con espresso riferimento alla natura societaria dei Club professionistici calcistici che devono sottostare a una legislazione nazionale e internazionale diversa dai Club dilettantistici).”

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AUTORE
Nasce a Venezia e fin da piccola coltiva la passione per lo sport, la scrittura e l'Oriente. Prima cestista, poi calciatrice, infine allenatrice. Lotta da sempre per l'uguaglianza nello sport. Caregiver, convive con 4 gatti maschi
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