Quando adolescenza e tarda età si incontrano e piacevolemente arrivano a comprendersi
Se c’è un film che merita di non passare inosservato per quanto riguarda l’orizzonte generazionale, il confronto tra zie e nipoti e l’originalità è proprio questo. La regia di Margherita Spampinato si muove abilmente in Sicilia, siamo a Trapani, e racconta di un adolescente di nome Nico che in una calda estate si trasferisce dalla zia per passare l’estate, complice l’imminente nozze dalla sua adoratissima babysitter Violetta, verso la quale nutre uno sconfinato affetto, un amore platonico. L’idea della regia ha l’epidermide semplice, la vacanza obbligata, l’anziana zia di nome Gela che vive con l’amato cane Frank e tutta la diversità che ne deriva, ma la macchina da presa si muove ad oltranza, raffigurando una narrativa che parla di spiriti, fanciullezza e amori, tradizione e manifesti generazionali. In un teatro che non può astrarsi dalle atmosfere familiari e misteriose che ricordano per certi versi alcune storie di Ferznan Ozpeteck, senza averne il guizzo trascinante ma tantè. L’amicizia di Nico con Rosa, una ragazzina che vive nello stesso palazzo della zia porterà il ragazzino ad arrivare al primo tanto agognato bacio. Ma la pellicola, ha il merito non solo di essere immersiva sul confronto generazionale come detto, ma riesce a cogliere alcune nuances che raffigurano oltremodo l’apertura della fanciullezza al mondo adulto, portando a casa contenuti eclatanti, concreti, con il protagonista, il piccolo Nico, che appena arrivato chiedeva solo il wifi come simulacro di appartenenza e sopravvivenza, ma che alla fine si ritroverà abile in cucina e nello stiro, grazie alle lezioni amorevoli della zia.
Photo Credit by Cineteca Bologna
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