Fulvio Wetzi e Valeria Vaiano ci ripropongono una pellicola che, dopo due decenni, parlando di un tema piú che attuale ha il pregio del racconto contemporaneo. Appassionato e curioso.
Esiste un punto zero nella vita di un uomo, il raggiungimento della propria realizzazione attraverso il lavoro, qualunque esso sia, per finalizzare il processo di emancipazione che dovrebbe portare alla completa indipendenza. Vitinia e suo figlio Armando avvinghiano la trama del lungometraggio, implementato di ben 58 minuti dall’originale e ne scuotono il senso. Che immediatamente porta al confronto, al paragone con l’immigrazione odierna, la riunione familiare e tutto il circuito che si porta in dote. E allora il viaggio in Belgio, approda agognato e sommessamente temuto. La famiglia al completo si avvale del padre e marito, un Franco Nero ispiratissimo, che dona forza alla storia e alla pellicola, che appare ostinatamente sofferta, visto l’argomento che non solo pesca nel passato, ma come si accennava, rimanda al fenomeno dell’immigrazione odierno rovesciandone il paradigma. Ne esce un perfetto approfondimento di un film, già riuscito all’epoca, che oggi ha il vanto di interrogare le nostre coscienze. Fra Potenza e Limburg, ma i luoghi oggi appaiono non proprio indispensabili, se teniamo conto di una sorta di ribaltamento odierno, con l’Italia paese ambito e l’ottovolante del flusso immigratorio che ora ne detiene il comando.
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