Se il 14 maggio è stato un vero e proprio appuntamento con la Storia, che ha richiamato al Taliercio il pubblico di 34 vite fa, quello di questa sera è un appuntamento morale da cui la città intera non si dovrebbe esimere. Amministratori pubblici in primis. Gemini Mestre gioca la sua prima partita stagionale in casa, dopo il successo della settimana scorsa a Faenza. Insomma, 35 anni dopo, il basket mestrino torna a giocarsi il campionato a casa sua. Scusate se è poco.
MESTRE – Stasera dovremmo esserci tutti. Dovrebbero esserci anche quelli che “lo sport anche no” perché il 7 ottobre 2023 è la data di un sabato sera qualunque per tutti, ma non per Mestre.
Per i tifosi, un sogno che si è avverato già nella scorsa primavera.
Ma adesso è diverso.
Adesso è il campionato.
È Mestre che torna a giocare finalmente fine settimana dopo fine settimana – alla fine sono due sabati il mese, dai – 35 anni dopo il suo primo ingresso nel parquet di via Porto di Cavergnago.
Il basket è uno sport che infiamma e affanna, anche dagli spalti.
Il “lavoro” lo fanno tutto loro sul parquet, ma un gran lavoro possiamo farlo anche tutti noi, facendo sentire a questa squadra e a chi ha ricostruito un sogno che si pensava perduto per sempre, che la città c’è, è viva e supporta chi porta avanti progetti puliti dai grandi valori.
Perché lo sport è quella parte di vita che fa ridere e piangere, urlare e gioire regalando “botte” di adrenalina e “sacramenti a go go” che comunque ti fanno sentire bene, insieme agli amici di sempre o col vicino di sedia che a fine partita fa quasi parte della famiglia.
Andare a vedere la partita, questa sera, significa dimostrare che Mestre c’è, è viva e vive le sue realtà con partecipazione.

Questa città che ha vissuto una tragedia immane da cui nessuno riesce a sganciarsi, le immagini terribili davanti agli occhi e il cuore grosso per la tristezza di vite perse senza ancora un perché. Un grande grazie alla società che ha scelto di far scendere in campo i giocatori con il lutto al braccio e che rispetterà un minuto di silenzio in memoria delle vittime.
Ecco perché ci sarò. Col mio amico di sempre Claudio e con l’Uomo col Cappello. E mi perdoneranno gli amici del volley. Stasera sarò al PalaVega con il pensiero.
Ma questa sera c’è il basket al Taliercio che inizia il campionato.
Questa sera la maggior parte di noi ritorna adolescente. Le primavere sul groppone svaniscono come neve al sole. Siamo tutti ragazzini innamorati della nostra squadra.
Io sono nata e cresciuta a Venezia. Mestre mi ha adottata. Come tanti di noi.
E uno dei modi per ringraziare Mestre e i mestrini doc per l’affetto di tutti questi lunghi anni, è stare con loro a bordo campo.
Perché alla fine è tutta una questione di gratitudine e rispetto.
Ecco, se non sapete ancora perché venire al Taliercio, fatelo per gratitudine e amore verso una città bistrattata, molto spesso difficile, ma che è casa nostra.
Come diceva Ghandi, “siate il cambiamento che volete vedere nel mondo”.
Mettiamola così: invece di brontolare e basta, cominciamo a cambiare le cose che non ci piacciono di Mestre facendo vedere che i suoi cittadini sono pronti a “sacrificare” un sabato sera per l’unica vera squadra di basket della terraferma.
Con un grandissimo rispetto per la Reyer e i reyerini che sono già venuti in quel di maggio. Il mio sogno? Che ci supportiamo tutti su tutto. Abbiamo bisogno di ogni persona possibile per coltivare il sogno. Perché oltre ogni campanilismo, c’è l’amore per uno degli sport più belli del mondo.
E magari, un giorno, sarà ancora derby.
Ci vediamo a bordo campo.
Un abbraccio alla mitica curva.
PS. Grazie, come sempre, a Walter Dabalà per le splendide foto.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
