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Ci vediamo dopo Ferragosto

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Passata la grande festa d’estate, inizia una nuova stagione lavorativa e vacanziera: la ripresa delle attività dopo la pausa estiva e, per chi la pausa non l’avesse ancora fatta, la possibilità di vacanze con prezzi più vantaggiosi

Italia – La frase “dopo Ferragosto” nel linguaggio comune è diventata sinonimo di ripresa, di periodo più vantaggioso, di saldi, di cambio di passo.

Ci vediamo dopo ferragosto non vuol dire esattamente il 16 del mese ma un tempo indefinito dopo le ferie estive, anche se uno le ha fatte a giugno!

Seppur sia ormai lontano il tempo in cui le città erano deserte e le code, sull’Autostrada del Sole, da Bologna arrivavano a Roma e poi si diramavano nelle mille strade del meridione d’Italia,  il dopo ferragosto ha ancora il sapore di una fine e di un inizio, come fosse Capodanno.

C’era una volta la villeggiatura

E come tutti i Capodanno che si rispettino, arrivano i ricordi, i paragoni, i bilanci, le nostalgie. E nessuno ne è esente. Dopo le mille polemiche sulle spiagge, deserte sui lettini e straripanti nei bagnasciuga, sulle montagne in fila per un selfie, sui lungo fiumi pericolosi per i bagnanti, sul turismo cafone e sui dati statistici discordanti,  una sola considerazione trova tutti d’accordo: quanto erano belle le vacanze di una volta! ovvero “si stava meglio quando si stava peggio”.

E allora via agli “amarcor” nostalgici dei bei tempi passati, quando in estate, con la famiglia, si andava “giù” dai parenti. Io dal nonno, a Fiuggi. Per arrivarci, con la seicento, in quattro più i bagagli, facevano l’itinerario in due giorni. Era l’occasione che mio padre aveva pensato per visitare l’Italia, per fare la sosta di una notte in qualche città o borgo del nostro splendido Paese, e rendere il viaggio più lento e istruttivo. All’andata dalla parte dell’Adriatico, al ritorno lungo il Tirreno, anche quando dalla 600 siamo passati alla Giulietta e poi alla Pallas.

Perché una volta le vacanze erano lunghissime sì, ma economiche, da parenti o amici, verso il mare, i monti, o in campagna tra giochi all’aperto e piccole avventure, senza l’assillo dei compiti, “tanto poi quelli li faccio a settembre”.

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