Prosegue la rubrica “Arte, Cultura, Storia e Archeologia” curata da Carlo Franchini. Un viaggio alla scoperta delle bellezze, delle curiosità, del fascino dell’Italia e del mondo, di ieri e di oggi.
Testi, foto e video di Carlo Franchini
Un parco di montagna affacciato sul mare. È così che il sito ufficiale del Parco Nazionale della Maiella presenta questo luogo a dir poco straordinario!
Il Parco è fra le provincie di Pescara, l’Aquila e Chieti e racchiude il massiccio della Maiella, i monti del Morrone e di Pizzi e il gruppo del Monte Porrara, in un contesto di una natura incontaminata. Al suo interno un eccellente eco sistema è vita per un’incredibile ricchezza di flora e di fauna. La flora conta oltre 2300 varietà di piante mentre la fauna, tra le tante specie, annovera l’orso marsicano, i camosci, i lupi, i cervi, i cinghiali, le aquile reali, i falchi e molto altro.
Anche sotto il profilo geologico quello della Maiella è un parco molto interessante[1].
Ma lo scopo per cui sono qui riguarda gli eremi rupestri lì nascosti fra le montagne, chiese scavate nella roccia o all’interno di grotte. Testimonianze del passato che mi hanno colpito fin da giovane quando, in Etiopia, dove sono nato ed ho vissuto a lungo, mi avventurai alla “scoperta” dei singolari luoghi di culto nascosti fra le rocce delle montagne del Gheralta, nel Tigray, una regione a nord del paese, ricca di eremi rupestri, oggi Patrimonio Mondiale dell’Umanità. È nata così la mia grande passione. Una passione che non mi ha più abbandonato.
Ho voluto quindi vedere da vicino gli eremi della Maiella ritenuti più suggestivi, quelli di San Bartolomeo Legio e di Santo Spirito.
Ho immaginato che anch’essi, trovandosi nel contesto di una natura selvaggia e affascinante insieme, trasmettessero quel senso profondo di spiritualità, di mistero e della forza della fede che avevo scoperto molti anni prima in un continente diverso. Non mi sbagliavo!
Con due amici lasciamo l’autostrada a Torre de Passeri Casauria diretti a Caramanico Terme che sarà la base per le nostre escursioni. Siamo all’interno del parco.
Lo scenario è affascinante da subito.
Alte montagne ricoperte di neve sulle vette si alternano, in un saliscendi continuo, a pianure rigogliose di vegetazione, in un contesto naturale, selvaggio e coinvolgente che regala sfumature di colori meravigliosi. Il sole scompare all’orizzonte e il cielo si tinge di colori pastello dove il rosa e il blu si mescolano attenuandosi lentamente quando compaiono le prime stelle.
Caramanico Terme, che risale all’ VII secolo è annoverato tra i borghi più belli d’Italia. Il paese si stende dall’alto verso il basso in modo armonico e ordinato. Le stradine del borgo sono decorate da una pavimentazione con disegni geometrici in bianco e nero. Passeggiare fra gli stretti vicoli la sera, illuminati da una tenue luce, nel silenzio più assoluto, è davvero suggestivo!
Di primo mattino, in poco più di mezz’ora di strada raggiungiamo Macchie di Coco nei pressi del borgo di Roccamorice. Da qui proseguiamo a piedi lungo un sentiero escursionistico che ci porterà all’eremo di San Bartolomeo in Legio.
Attraversiamo una fitta vegetazione per poi sbucare sul costone della montagna che offre una vista spettacolare sulla vallata di fronte a noi, in fondo alla quale scorre il fiume Orfento. Le soste sono continue perché non si finirebbe mai di fotografare. Il sentiero è ripido e in discesa. Dopo meno di un’ora, raggiungiamo una breve galleria scavata nella roccia, che porta al “balcone” di una grande grotta, in fondo alla quale, incastonato nella parete della montagna, sorge l’eremo di San Bartolomeo in Legio.
Percorrendo il balcone a circa metà del percorso, la “Scala Santa” consente di raggiungere la parte inferiore del monastero.
Questo straordinario luogo di culto, dedicato a San Bartolomeo, fu restaurato sulle rovine di un antico eremo dell’XI secolo da Pietro da Morrone che diverrà Papa Celestino V. [2] La chiesa scavata nella roccia è piccola, lunga 7,70mt e larga 4mt.
In alto, sulla facciata dell’ingresso, l’affresco del Cristo, seppur rovinato dal tempo, lascia vedere i caratteristici pregevoli tratti artistici dell’epoca. La nicchia della chiesa custodisce la statua di San Bartolomeo con in mano un coltello a ricordo del suo martirio che avvenne per scorticamento. [3]
Il luogo infonde pace e serenità. Nessuna contaminazione visiva, solo la nuda roccia umida e a valle la lussureggiante vegetazione, né acustica, perché si percepiscono soltanto il canto di qualche uccello lontano, il leggero soffiare del vento e lo scorrere dell’acqua del fiume che scorre ai piedi della montagna.
A metà del “balcone”, dalla roccia sgorga dell’acqua ritenuta taumaturgica esattamente come le acque delle sorgenti che zampillano dalle rocce delle chiese rupestri d’Etiopia ritenute anch’esse avere un potere di guarigione.
Scendo i gradini della “Scala Santa” scolpiti nella pietra e la facciata dell’eremo sotto una volta di roccia, a strapiombo e protetta da un muro, sfoggia tutta la sua bellezza ed il fascino di tempi lontani.
Sempre accompagnati da una natura meravigliosa in un contesto unico ma questa volta, comodamente in machina, riprendiamo il nostro viaggio e raggiungiamo l’Eremo di Santo Spirito.
La leggenda narra che nel profondo della notte del 29 agosto del 1248, Pietro da Morrone (che diverrà Papa Celestino V), come faceva di consueto, si ritirò in preghiera fra i ruderi del vecchio monastero quando ebbe una visione: San Giovanni l’Evangelista stava celebrando la santa messa nella piana a ridosso della Maiella di fronte al Cristo, alla Beata Vergine Maria e a San Giovanni Battista. In quello stesso istante una colomba bianca si alzò in volo facendo cadere ai piedi di Pietro da Morrone un rotolo in cui era scritto: “in questo luogo edificherai la Chiesa che dedicherai allo” Spirito Santo”. [4]
Si hanno tracce dei primi insediamenti degli eremiti in questo luogo fin dall’VIII secolo ma fu poi nel XIII secolo che il complesso venne ricostruito da Pietro da Morrone con il nome di Eremo di Santo Spirito. Più che un eremo è una abbazia addossata alla montagna e costruita scavando, creando passaggi e cunicoli nella roccia, a strapiombo sulla vallata circostante che è possibile ammirare dalle finestre scavate nella pietra e dai vari affacci protetti da piccoli muri. Un insieme di edifici restaurati nel tempo tra cui la piccola cappella, divenuta dimora di pastori, che nel 1546 il monaco Pietro Santucci di Manfredonia[5] trasformò in una chiesa. Ad un livello inferiore è possibile visitare la “stanza del crocifisso” dove Pietro da Morrone si recava in preghiera e il suo giaciglio. Un percorso protetto ci porta nelle viscere di questa montagna di grande fascino spirituale. Lungo le pareti delle gallerie ci sono numerose sculture di carattere religioso. Qui il silenzio è rotto solo dai nostri passi sulla roccia. I raggi del sole appaiono dalle piccole finestre in pietra. È davvero un luogo incantevole. Si sale, si scende, ci si muove fra gallerie, cunicoli, scalinate, per accedere alle varie stanze, poco più che nicchie, avvolti da un’atmosfera surreale ma intensa. Credo che in luoghi come questo le riflessioni sul Creato, sull’” Uomo”, sulla magia del pianeta Terra, si affaccino alla mente di tutti a prescindere dalla fede. Sono luoghi dove ci si ritrova prepotentemente con sé stessi avvolti dal silenzio, fra rocce che raccontano la tenacia e la forza nella determinata ricerca di trovare luoghi isolati, impervi, difficili da raggiungere, ma imprescindibili per una meditazione profonda. Un’esigenza dell’uomo che ho potuto riscontrare in molti luoghi del mondo lontani fra loro come le chiese in roccia del Gheralta in Etiopia di cui ho parlato, quelle della Cappadocia, i luoghi di culto nel Tibet, in India, in Cina ma non solo.
Il sole sta per calare dietro il massiccio montuoso con le cime innevate. Una luce straordinaria accende il verde della vegetazione. Per poco, poi il buio.
È tempo di rientrare.
Credo che le parole non bastino per descrivere la bellezza di questa piccola parte del parco della Maiella che ha molto altro da raccontare. Spero che le immagini vi rappresentino meglio le sensazioni provate. Buona visione!


[1] “Dal punto di vista geologico la Majella è il massiccio più singolare dell’Appennino. I suoi calcari si sono depositati per lo più a partire da 100 milioni di anni fa sul fondo di un mare tropicale ricco di vita, come testimoniato da numerosi fossili; la sua orogenesi è recente (Pliocene, 5 milioni di anni fa).” Fonte https://www.parcomajella.it/la-geologia-del-parco.htm.
[2] Nel 1274, Celestino V soggiornò per due anni in questo eremo al ritorno del viaggio che fece a Lione per ottenere il riconoscimento ufficiale della congregazione dei celestini dal Papa Gregorio X.
“Un singolare viaggio, a dorso di un asino e scortato da Carlo d’Angiò, fu quello del luglio 1294 per il vecchio eremita della Maiella Pietro Angelerio che dall’eremo del Morrone raggiunse l’Aquila per essere incoronato Papa con il nome di Celestino V nella basilica di Collemaggio. Giorni di straordinari cambiamenti per il povero Pietro, che avrebbe lasciato un segno indelebile nella Chiesa. Dopo quattro mesi di pontificato, la rinuncia e la fuga verso oriente, la cattura a Vieste e la morte prigioniero nella rocca di Fumone“. Fonte: https://www.parcomajella.it/il-cammino-di-celestino-3.htm
[3] “Bartolomeo … è stato uno dei dodici apostoli che seguirono Gesù… Il suo nome compare poi nell’elenco dei dodici inviati da Cristo a predicare e, ancora, negli Atti degli Apostoli, dove viene elencato insieme con gli altri apostoli dopo la resurrezione di Cristo. .Da questo momento più nulla, solo la tradizione che racconta della sua vita missionaria in varie regioni del Medio Oriente tra cui la Mesopotamia. Secondo alcuni, forse si spinse fino all’Atropatene e all’India. Anche la morte è affidata alla tradizione che lo vuole ucciso, scuoiato della pelle, secondo alcune fonti da parte del re dei Medi nella regione della Siria, mentre altre fonti parlano dell’Atropatene.
… La statua viene portata in processione dai fedeli il 25 agosto dopo essere scesi al torrente Capo la Vena per bagnarsi secondo un rituale molto antico, per poi portare l’effigie del santo nella chiesa del paese (Roccamorice), dove rimane fino al secondo sabato di settembre.” Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Bartolomeo_(apostolo)
[4] https://www.tesoridabruzzo.com/roccamorice-eremo-di-santo-spirito-a-majella/
[5] https://www.centrostudidelgargano.it/2018/11/23/il-venerabile-pietro-santucci-da-manfredonia-un-grande-esorcista-del-xvii-secolo/
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