Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo intervento a firma di Luigi Giovannini sullo scenario politico italiano e, in particolare, sulle mosse operate da Matteo Renzi
Su un noto quotidiano italiano è stato qualche tempo fa promosso un dibattito su Matteo Renzi, dando voce a difesa e accusa e, in chiusura, lo stesso Renzi ha avuto l’opportunità di intervenire.
La lettura mi ha sorpreso per la radicalità di certe espressioni della difesa, visto che obiettivamente non ho alcun personale riscontro di quel “livore anti renziano” citato, e questa mia eventuale mancata sensibilità nasce probabilmente dal fatto che, proprio in politica, evito di brandire o voler ammainare bandiere ma cerco più semplicemente documentazioni, confronti e risultati per poi eventualmente riposizionarmi.
E faccio anche fatica a comprendere quel richiamato “pensiero unico anti renziano” (cito sempre la difesa) che, in quanto tale, presupporrebbe un’azione concertata, situazione del tutto estranea alle mie conoscenze: pertanto o il citato “pensiero unico” si riferisce a gruppi ben definiti ma riservati e che sarebbe invece utile conoscere, o questa difesa della politica renziana viene affidata a tematiche piuttosto inconsistenti.
L’intervento di Renzi invece mi è sembrato centrato più sulle carenze del Pd (anche condivisibili) che sulla diffusione di concetti politici attrattivi, confermando così la sua abitudine di trascinare il lettore o l’elettore su posizioni anti qualcosa o qualcuno, piuttosto che evidenziare la qualità dei progetti sostenuti.
E posso capirlo, visto che anche recentemente Iv ha dato battaglia sul Mes sanitario sostenendone i favorevoli costi, quando invece i tassi d’interesse del mercato non portavano e non portano assolutamente a quelle conclusioni: una rottura governativa quindi è stata provocata aggirando la realtà dei fatti e non capisco come un simile comportamento politico possa dare – come esplicitamente sostenuto – efficaci risposte al populismo, piuttosto che essere di per se stesso populista.
Non credevo nemmeno che la prescrizione Bonafede potesse costituire un nodo politico così importante da stringere attorno al Conte2, anche perché la immaginavo, per esempio, come tutela funzionale alle 43 vittime del Morandi.
Ritengo infatti che costoro, nonostante l’anomala lunghezza della giustizia, abbiano diritto a un percorso giuridico certo e mi consola intravedere una certa assonanza tra la mia posizione e le prime decisioni della Cartabia, che – in attesa di interventi più generali – ha bloccato tutti gli urgenti emendamenti abrogativi (anche renziani) presentati nel Milleproroghe di prossima approvazione.
Naturalmente potrei continuare, ma tornando al richiamato dibattito iniziale, confermo di non essere aprioristicamente ostile a nessuno, cerco concretezza di gestione e non amo né i personalismi né i vittimismi, che ritengo facile sintomo di incapacità o finzione.
Luigi Giovannini
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