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Con la borsa degli attrezzi per uccidere Vanessa

2 minuti di lettura

Confermato il fermo per il presunto omicida. La prova della premeditazione nella borsa degli attrezzi, portata a casa della giovane mamma.

Le indagini avviate dai Carabinieri del Comando Provinciale di Treviso sotto la direzione della locale Procura della Repubblica hanno fatto emergere a carico di Bujar Fandaj plurimi, univoci e gravi indizi di colpevolezza.

In alcuni frame video, si vede un uomo con abiti simili a quelli sequestrati dall’indagato al momento del fermo e corporatura compatibile, nella tarda mattinata di martedì, mentre si aggira con fare circospetto nei pressi dell’abitazione di Vanessa Ballan. Inoltre, si vede l’uomo che getta all’interno del giardino una borsa scura (la stessa poi sequestrata dai militari dell’Arma, contenente attrezzi da lavoro) e poi scavalca la recinzione della villetta.  La telecamera è posta su una casa vicina all’abitazione della vittima.

Tra il materiale sequestrato dagli inquirenti c’è un martello con la scritta “7 COLOR” che apparterrebbe all’indagato, con il quale è stato rotto il vetro di una porta finestra per irrompere nell’abitazione. L’attrezzo è stato infatti rinvenuto all’interno della casa di Vanessa ed è stato sequestrato.

Inoltre, un coltello con manico di legno e lama da 20 cm, ritrovato nel lavello della cucina parzialmente lavato e anch’esso sottoposto a sequestro (è identico a un altro ritrovato nella citata borsa degli attrezzi e della stessa serie di quelli poi ritrovati in casa del Fandaj).

Dopo tutto questo, le parole dei legali dell’uomo gli avvocati Remo Lot e Chiara Mazzocato: “E’ troppo presto per dire qualche cosa – ha dichiarato Remo Lot – mi riservo di vedere gli atti. Ieri abbiamo semplicemente sbrigato alcune pratiche burocratiche. Gli ho chiesto come stava e l’ho trovato particolarmente provato”.

Il GIP presso il Tribunale di Treviso ha emesso un’ordinanza di convalida del fermo per omicidio pluriaggravato a carico di Fandaj Bujar, disponendo anche la misura della custodia cautelare in carcere. Il giudice, ai fini della convalida, ha ritenuto che al momento del fermo, come documentato dai militari dell’Arma, fosse ravvisabile il pericolo di fuga dell’indagato.
Ha poi condiviso la qualificazione giuridica del reato in omicidio volontario plurimo e pluriaggravato e ritenuto di ravvisare le esigenze cautelari del pericolo di fuga e quello di reiterazione del reato.

Sono stati pienamente recepiti, in definitiva, i gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato emergenti dalle indagini dei militari dell’Arma, sotto la direzione della Procura trevigiana. L’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Le indagini avviate dai Carabinieri del Comando Provinciale di Treviso sotto la direzione della locale Procura della Repubblica hanno fatto emergere a carico di Bujar Fandaj plurimi, univoci e gravi indizi di colpevolezza.

Nell’allegato materiale i primi rilevanti riscontri che, con altri, hanno condotto al fermo dello straniero:

– alcuni frame video – un uomo, con abiti simili a quelli sequestrati dall’indagato al momento del fermo e con corporatura compatibile, viene ripreso dalle telecamere di una vicina abitazione mentre, nella tarda mattinata del 19 dicembre, si aggira circospetto nei pressi dell’abitazione della vittima, quindi, getta all’interno del giardino una borsa scura (la stessa poi sequestrata dai militari dell’Arma, contenente attrezzi da lavoro) e poi scavalca la recinzione della villetta;

–  il martello recante la scritta “7 COLOR” che fa capo all’indagato, con il quale l’omicida rompe il vetro di una porta finestra e irrompe in abitazione (attrezzo rinvenuto all’interno dell’abitazione della vittima e sequestrato dagli operanti)

– il coltello, con manico di legno e lama da 20, cm ritrovato nel lavello della cucina parzialmente lavato e anch’esso sottoposto a sequestro (è identico a un altro ritrovato nella citata borsa degli attrezzi e della stessa serie di quelli poi ritrovati in casa del Fandaj)

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