Se la nostra Mini Minor versione cabriolet, azzurra come la costa avesse avuto il vezzo di ingurgitare Champagne Ruinart, la storia si sarebbe fermata al Principato, ma fortunatamente non fu così.
Eravamo in due, cresciuti insieme in quell’avamposto di periferia che culla Genova e il suo mare, dalla parte di levante, dove lo scoglio si innamora dell’onda che si adagia dolcemente, ma è anche pronta a porgere schiaffoni, spalleggiata dal vento di tramontana.
La fine di luglio coincideva con il lucchetto alle scuole e la promozione arrivata puntuale.
Decidemmo di tentare un percorso che avevamo intrapreso da fanciulli con i nostri genitori, ma da soli mai, insolitamente. Salvo qualche raro salto tra amici al Gran Premio o a Cannes.
Cinque minuti e via, ne avevamo deciso il percorso davanti a due trenette e un Sagrantino sui 13 gradi una sera di gelido inverno da “Paolino”, il nostro buen ritiro enogastronomico dalle parti di Sturla.
Un luogo dove noi, da sempre eravamo soliti prendere tutte le nostre decisioni, che fossero vacanze, scuole, ragazze mollate, maglie della Stone Island da scegliere o faccia a faccia con i mister delle giovanili.
Genio e sregolatezza, ci si ritrovava alla fine sempre in due, con la stessa idea che solo se condivisa si sarebbe poi issata battente bandiera fraterna, indivisibile.
La nostra via per la Costa Azzurra era così tracciata e arrivammo di sera a Mentone senza indugiare più di tanto, la spiaggia che avevamo da tempo idealizzato era quella di Les Sablettes, di cui eravamo innamorati da tempo, anche per via del nome.
Tra Porto Vecchio e il Garavan, un piccolo chiosco sulla spiaggia di nome “Amelie”, ogni mattina amava deliziarci con le migliori crepes suzette al burro e zucchero, ma era la sera con la spiaggia illuminata dalla luna e il disco club “L`orangerie” che ci permetteva di sognare e saltare nel mondo spensierato di quella fanciullezza appena lasciata, che ti insegue ma senti che da oggi sei oltre.
Sentivamo che la Sablettes avrebbe demarcato la nostra quota, che da oggi sarebbe diventata più alta. La costa come un complice perfetto per un’altra età. Misteriosamente adulta.
Ci bastava così, volevamo riprendere la via Aurelia, più grandi, ma al contempo aggrappati oltremodo agli scogli, al basilico, al Genoa e alla Doria, belin.
C’è sempre un motivo per partire ma anche un’altro per ritornare.
Cinque minuti e via, au revoir Côte d’Azur.
Instacult di Mauro Lama
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