Spesso definita “la buocostume“, in realtà era la squadra del buon costume, ovvero un reparto della polizia di Stato Italiana che si occupava della difesa della pubblica morale.
Diciamo subito che dal 1959, anno in cui fu istituita la squadra, attiva fino al 2001 per poi essere riorganizzata, fu il corpo di polizia femminile che venne impiegato principalmente per il controllo e la repressione di questo genere di reati, come espressamente previsto dalla Legge Merlin.
Il concetto di buon costume, termine oramai desueto ma nel concetto affatto anacronistico, racchiude tutte quelle condotte offensive del pudore e della pubblica decenza e il riferimento allude non solo alla sfera sessuale, forse più pregnante, ma a tutto ciò che possa generare disgusto o repulsione in chi osserva.
Condotte oscene e immorali, ovviamente contrarie al comune senso del pudore e della decenza, ad esempio consumare rapporti sessuali in pubblico o fare uso di bestemmie e parolacce, epiteti sgradevoli, e in quest’ultimo caso gli esempi sono ancora molto frequenti.
Di questi reati ad oggi rimane solamente quello di atti osceni e di pubblicazioni di spettacoli osceni, infatti con il passare del tempo la legge ha ritenuto di punire le condotte indecenti solamente con una sanzione amministrativa, arrivando a depenalizzare la quasi totalità di questi crimini.
In questo scenario la squadra del buon costume è arrivata al tramonto, pur essendo di fatto inserita in ogni Squadra mobile della polizia come sezione preposta al contrasto della “criminalità extracomunitaria e prostituzione“.
Corre l’obbligo di riflettere sul come il buon costume e le buone maniere attraversando la nostra cultura ci abbiano donato un lascito da non depauperare, in nome di una società che esprime da sempre valori di pudore, onore e civiltà.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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