Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene nel dibattito riaperto dalle dichiarazioni del senatore Mario Pittoni sull’introduzione di un doppio canale di reclutamento e sulla possibile trasformazione delle attuali Graduatorie provinciali per le supplenze nelle GPSR, Graduatorie provinciali per le supplenze e i ruoli.
Il CNDDU condivide l’impostazione di fondo della proposta, nella misura in cui punta ad affiancare alle procedure concorsuali un percorso capace di valorizzare l’esperienza professionale dei docenti che da anni assicurano il funzionamento delle istituzioni scolastiche. Secondo il Coordinamento, tuttavia, è necessaria una soluzione strutturale, costituzionalmente solida e coerente con gli impegni assunti dall’Italia nell’ambito del PNRR.
Gli obiettivi del PNRR sul reclutamento
La Riforma 2.1 della Missione 4, Componente 1 del PNRR ha inciso profondamente sul sistema di formazione e reclutamento degli insegnanti, fissando specifici obiettivi.
La documentazione europea individua il target M4C1-14, relativo al reclutamento di almeno 20 mila docenti attraverso il sistema riformato entro il quarto trimestre del 2024, e il successivo M4C1-14 bis, riferito ad altri 20 mila docenti entro il terzo trimestre del 2025. A questi si aggiunge il milestone M4C1-14ter, previsto per il secondo trimestre del 2026 e collegato all’approvazione delle graduatorie di almeno 70 mila candidati che abbiano superato le procedure concorsuali pubbliche stabilite dal nuovo sistema.
Gli impegni europei hanno quindi condizionato le politiche nazionali di reclutamento. Allo stesso tempo, osserva il CNDDU, nella documentazione istituzionale pubblicamente disponibile non emerge un divieto generale e permanente di affiancare alle procedure concorsuali, dopo aver assicurato il raggiungimento degli obiettivi concordati, un ulteriore percorso nazionale di reclutamento adeguatamente selettivo.
Per questa ragione, il riferimento ai «tempi dettati da Bruxelles», richiamato nel dibattito politico, meriterebbe un chiarimento istituzionale. Il Coordinamento ritiene opportuno precisare quale specifico aspetto delle future GPSR sia ancora oggetto di interlocuzione con le istituzioni europee, quale impegno del PNRR potrebbe essere interessato e quali condizioni debbano essere soddisfatte affinché il legislatore nazionale possa procedere.
Non si tratta, sottolinea il CNDDU, di contrapporre l’Italia all’Unione europea, ma di garantire trasparenza su una questione che riguarda le prospettive professionali di migliaia di docenti.
La scadenza del 31 agosto 2026
Anche la scadenza generale del 31 agosto 2026 deve essere considerata con precisione. Il completamento entro tale data di milestone e target non comporta automaticamente la cessazione di ogni effetto collegato al PNRR, poiché restano le successive attività europee di verifica e rendicontazione.
La questione centrale consiste dunque nell’accertare il completamento degli impegni assunti e nel definire con certezza lo spazio normativo disponibile per la fase successiva.
Il precedente del 2021
In questo quadro assume particolare rilievo il precedente dell’articolo 59 del decreto-legge 25 maggio 2021, numero 73, convertito dalla legge 23 luglio 2021, numero 106.
Per l’anno scolastico 2021/2022 il legislatore consentì, in via straordinaria, l’attribuzione di contratti a tempo determinato finalizzati al ruolo sui posti comuni e di sostegno vacanti e disponibili rimasti dopo le ordinarie immissioni. La misura riguardava i docenti inseriti nella prima fascia delle GPS o nei relativi elenchi aggiuntivi. Per i posti comuni erano inoltre richieste almeno tre annualità di servizio, anche non consecutive, maturate negli ultimi dieci anni scolastici.
Non si trattava di un’immissione in ruolo automatica. Il percorso comprendeva l’anno di formazione e prova e, dopo la relativa valutazione positiva, una prova disciplinare.
Il precedente del 2021 dimostra quindi che l’ordinamento italiano ha già sperimentato, seppure in forma straordinaria, un modello nel quale graduatoria, servizio maturato e verifica professionale contribuivano alla costruzione di un percorso finalizzato alla stabilizzazione. Proprio questo principio, secondo il CNDDU, potrebbe costituire la base delle future GPSR.
Un secondo canale qualificato, non una stabilizzazione automatica
Il Coordinamento ritiene preferibile parlare di un secondo canale qualificato di reclutamento, anziché di una stabilizzazione automatica.
L’articolo 97 della Costituzione individua infatti nel concorso la regola generale per l’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni, salvo i casi stabiliti dalla legge. Qualsiasi percorso alternativo deve quindi essere sostenuto da criteri ragionevoli e da strumenti adeguati di verifica della professionalità.
Le GPSR potrebbero rispondere a questa esigenza attraverso l’attribuzione, sui posti effettivamente vacanti e disponibili, di un contratto finalizzato al ruolo ai docenti in possesso dei requisiti individuati dal legislatore. Al contratto dovrebbero seguire un percorso annuale di formazione e prova e una verifica professionale conclusiva.
In questo modo, il servizio pluriennale cesserebbe di essere considerato una semplice anzianità e diventerebbe parte di un percorso di accertamento delle competenze maturate concretamente nella scuola.
Il rapporto con vincitori e idonei dei concorsi
Una futura disciplina dovrà inoltre coordinarsi con le modifiche intervenute successivamente nel sistema di reclutamento.
Il decreto-legge 7 aprile 2025, numero 45, è intervenuto anche sulla gestione delle graduatorie concorsuali e sulla posizione dei candidati idonei, introducendo meccanismi destinati a operare anche dall’anno scolastico 2026/2027.
L’eventuale istituzione delle GPSR dovrà pertanto stabilire con chiarezza il rapporto tra vincitori dei concorsi, candidati idonei tutelati dalla normativa vigente e aspiranti provenienti dal nuovo canale, salvaguardando le posizioni già maturate ed evitando la nascita di nuovo contenzioso.
Anche l’eventuale ripartizione dei posti tra graduatorie concorsuali e GPSR dovrebbe prevedere un certo grado di flessibilità. Le condizioni variano infatti in modo considerevole tra territori e classi di concorso. Una percentuale eccessivamente rigida potrebbe lasciare posti inutilizzati in un canale, mentre nell’altro potrebbero essere presenti candidati in possesso dei requisiti.
Servono quindi criteri nazionali trasparenti, accompagnati da meccanismi capaci di adattarsi ai fabbisogni effettivi.
Una programmazione pluriennale per prevenire il precariato
Il problema del precariato, secondo il CNDDU, non può essere affrontato esclusivamente attraverso l’introduzione di una nuova graduatoria. Occorre intervenire anche sulla programmazione.
Il ricorso reiterato alle supplenze annuali su posti che rispondono a esigenze permanenti segnala una difficoltà strutturale che dovrebbe essere individuata prima che produca nuove platee di lavoratori precari.
Per questo il Coordinamento propone che la futura riforma sia accompagnata da una programmazione pluriennale del fabbisogno docente, costruita sulla rilevazione dei posti vacanti, dei pensionamenti, della consistenza delle graduatorie e delle esigenze delle singole classi di concorso e dei diversi territori.
Quando una determinata tipologia di posto viene coperta sistematicamente per più anni attraverso contratti a termine, pur rispondendo a un fabbisogno stabile, l’amministrazione dovrebbe essere tenuta a motivare il mancato avvio delle procedure per la copertura a tempo indeterminato e, quando ne ricorrano le condizioni, ad attivare gli strumenti di reclutamento previsti dalla legge.
Per il CNDDU sarebbe questo «il vero salto di qualità»: passare dalla gestione periodica dell’emergenza alla prevenzione del precariato.
La stabilità del personale, inoltre, non riguarda soltanto le legittime aspettative dei lavoratori. Incide sulla continuità didattica, sulla progettazione delle scuole, sull’inclusione degli studenti più fragili e, in definitiva, sulla qualità del diritto all’istruzione.
Un sistema che utilizza per anni lo stesso docente per garantire il funzionamento delle proprie classi deve essere anche capace di valutarne la professionalità e di offrire, quando ne ricorrano i presupposti, un percorso certo e selettivo verso la stabilità.
«La proposta di Pittoni è un punto di partenza»
Il CNDDU considera quindi la proposta sostenuta dal senatore Pittoni un punto di partenza significativo, che potrebbe diventare ancora più incisivo se inserito in una disciplina organica del reclutamento successiva al PNRR.
Il doppio canale non dovrebbe trasformarsi nell’ennesima misura straordinaria, ma diventare parte di un sistema nel quale concorso ed esperienza professionale rappresentino percorsi differenti, entrambi regolati da criteri rigorosi, trasparenti e verificabili.
Il principio destinato a ispirare la futura legislazione dovrebbe essere chiaro: quando una cattedra corrisponde in modo continuativo a un fabbisogno ordinario e stabile della scuola, l’amministrazione deve programmare gli strumenti necessari per la sua copertura a tempo indeterminato, nel rispetto dei principi costituzionali, della qualità dell’insegnamento e delle posizioni giuridiche già maturate.
È su questo terreno, conclude il Coordinamento presieduto dal professor Romano Pesavento, che le GPSR possono diventare non soltanto una risposta al precariato esistente, ma anche uno strumento per impedirne la continua riproduzione, conciliando dignità del lavoro, buon andamento dell’amministrazione e diritto degli studenti alla continuità e alla qualità dell’istruzione.
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