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A tu per tu con il presidente della Fondazione “Spe Salvi Facti Sumus”, Mons. Luigi Mistò

4 minuti di lettura

“La speranza come responsabilità storica”

Presidente, Papa Leone XIV sta insistendo molto sul rapporto tra pace, giustizia sociale e dignità umana. Quale responsabilità sente oggi una fondazione cattolica davanti alle grandi crisi del mondo?

Una fondazione cattolica non può limitarsi alla beneficenza episodica. Oggi siamo chiamati a una responsabilità storica: costruire presìdi permanenti di dignità umana. La pace nasce quando l’uomo non viene umiliato, abbandonato o considerato scarto. Ogni opera sociale autenticamente cristiana deve diventare argine contro la cultura dell’indifferenza.

Il Santo Padre ha recentemente parlato dei rischi di una “umanità governata dagli algoritmi”. Qual è il suo giudizio sull’intelligenza artificiale?

L’intelligenza artificiale rappresenta uno strumento straordinario, ma non può sostituire il discernimento morale. La tecnologia senza etica rischia di produrre nuove forme di povertà spirituale e manipolazione sociale. La centralità della persona deve restare inviolabile. La macchina calcola; la coscienza giudica.

Molti giovani vivono smarrimento, precarietà affettiva e assenza di riferimenti. Qual è la più grande emergenza educativa contemporanea?

L’emergenza più grave è la perdita del significato. I giovani non cercano soltanto lavoro o successo: cercano ragioni per cui valga la pena vivere. Quando una società smette di trasmettere ideali, genera solitudine esistenziale. Occorre ricostruire comunità educanti fondate su verità, responsabilità e trascendenza.

SPE SALVI opera anche nell’ambito dell’accoglienza. Come distinguere accoglienza evangelica e disordine sociale?

L’accoglienza cristiana non coincide con l’improvvisazione. La carità deve essere accompagnata da legalità, integrazione e formazione. Accogliere significa restituire dignità e futuro, non creare dipendenza o marginalità permanente. L’Europa deve ritrovare equilibrio tra sicurezza, solidarietà e identità culturale.

Il Papa richiama spesso la “diplomazia della pace”. Ritiene che oggi il mondo stia perdendo la capacità del dialogo?

Sì. Viviamo un tempo in cui prevalgono polarizzazione, propaganda e aggressività verbale. La diplomazia autentica richiede ascolto, pazienza e cultura storica. Quando il linguaggio pubblico si degrada, anche la politica internazionale si impoverisce. Il dialogo non è debolezza: è civiltà.

Qual è il ruolo della spiritualità nella gestione delle opere sociali?

Senza spiritualità il sociale diventa amministrazione fredda. La preghiera non allontana dai problemi concreti: permette di guardarli con maggiore profondità. Le opere nate dal Vangelo devono custodire un’anima, altrimenti rischiano di trasformarsi in strutture prive di identità.

Papa Leone XIV ha parlato della necessità di “umanizzare l’economia”. È davvero possibile?

È necessario. Un’economia che produce ricchezza ma distrugge famiglie, giovani e territori non può definirsi progresso. L’economia deve tornare ad avere un volto umano, orientato al bene comune. Profitto e solidarietà non sono incompatibili, purché l’uomo resti il fine e non il mezzo.

Come giudica il rapporto tra Chiesa e nuove generazioni?

Le nuove generazioni non rifiutano Dio; spesso rifiutano testimonianze incoerenti. Quando incontrano autenticità, ascolto e verità, i giovani rispondono con grande profondità. La Chiesa deve continuare a parlare il linguaggio eterno del Vangelo, ma con modalità comprensibili all’uomo contemporaneo.

In un tempo dominato dall’immagine, qual è il rischio maggiore per le istituzioni?

La spettacolarizzazione della realtà. Oggi molte istituzioni comunicano molto ma testimoniano poco. La credibilità non nasce dalla visibilità mediatica, ma dalla coerenza morale. Le persone percepiscono immediatamente ciò che è autentico e ciò che è costruito.

Qual è la più grande povertà che avete incontrato?

La solitudine. Esistono persone economicamente stabili ma interiormente devastate dall’abbandono. La società contemporanea soffre una drammatica crisi relazionale. Per questo ogni opera di carità deve anche ricostruire legami umani.

Papa Leone XIV insiste sulla “cultura della cura”. Cosa significa concretamente?

Significa considerare ogni persona degna di attenzione indipendentemente dalla sua utilità sociale. Curare significa fermarsi, ascoltare, accompagnare. È l’opposto della cultura dello scarto che seleziona gli esseri umani in base alla produttività.

Quanto conta oggi la formazione giuridica ed etica nelle realtà del Terzo Settore?

Conta enormemente. La buona volontà non basta più. Servono competenze giuridiche, trasparenza amministrativa e responsabilità etica. Le opere cattoliche devono essere esempio di correttezza istituzionale oltre che di testimonianza evangelica.

Cosa pensa del crescente disagio spirituale dell’Occidente?

L’Occidente ha sviluppato enormi capacità tecniche ma ha impoverito il senso del limite e del sacro. Quando una civiltà perde il riferimento trascendente, rischia di smarrire anche il valore della persona umana. La crisi spirituale precede sempre quella sociale.

Il Mediterraneo continua a essere luogo di sofferenza e migrazioni. Quale visione propone?

Il Mediterraneo dovrebbe tornare a essere ponte di civiltà e non frontiera di disperazione. Servono politiche internazionali serie, cooperazione con i Paesi d’origine e tutela reale della dignità umana. Nessuna ideologia può ignorare il dramma delle vite spezzate.

Qual è il significato più autentico della parola “speranza”?

La speranza cristiana non è ottimismo ingenuo. È la certezza che il bene abbia ancora una forza storica. Significa continuare a costruire anche quando il mondo sembra dominato dal disordine.

In che modo la fede può dialogare con il mondo contemporaneo senza perdere identità?

Attraverso la verità vissuta con carità. La fede non deve inseguire le mode culturali, ma neppure chiudersi in atteggiamenti autoreferenziali. Il dialogo autentico nasce da identità solide e rispettose.

Papa Leone XIV ha richiamato il valore della memoria storica. Perché è così importante?

Perché una società senza memoria diventa manipolabile. La memoria custodisce le radici morali e culturali dei popoli. Dimenticare il passato significa esporsi agli stessi errori sotto nuove forme.

Cosa dovrebbe recuperare oggi l’Europa?

Il senso della propria anima. L’Europa non è soltanto un progetto economico o burocratico: nasce da una sintesi di diritto romano, pensiero greco e cristianesimo. Se dimentica queste radici, perde coesione e direzione.

Quale messaggio desidera lasciare ai giovani che si sentono scoraggiati?

Non lasciate che il cinismo vi rubi la capacità di credere nel bene. Il mondo ha bisogno di giovani preparati, spiritualmente profondi e moralmente liberi. La speranza non è passività: è coraggio organizzato.

Presidente, qual è la missione più profonda della Fondazione SPE SALVI FACTI SUMUS?

Ricordare che nessun uomo è definitivamente perduto. Ogni persona custodisce una dignità che precede qualunque fragilità sociale, economica o esistenziale. La nostra missione è trasformare la speranza in opere concrete, mantenendo sempre lo sguardo rivolto alla persona umana.

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