una rappresentazione teatrale di un’opera di Calvino
Treviso, in questa stagione teatrale molto interessante, ha avuto il piacere e l’onore di ospitare presso il Teatro Del Monaco lo spettacolo La cosmicomica vita di Q, liberamente tratto da “Tutte le cosmicomiche” di Italo Calvino, con la regia di Luca Marinelli e Danilo Capezzani, in collaborazione con Spoleto Festival dei Due Mondi.
Le Cosmicomiche di Italo Calvino è una raccolta di 12 racconti, che unisce scienza, fantasia e umorismo, creando un viaggio affascinante attraverso l’evoluzione cosmica. Il protagonista, Qfwfq, è un personaggio senza tempo, testimone e narratore delle fasi di sviluppo dell’universo: dalla formazione delle galassie alla nascita della vita sulla Terra. Attraverso la sua prosa immaginifica, Calvino esplora con ironia e leggerezza temi profondi legati all’infinità del cosmo, al passare del tempo e alla natura dell’esistenza, rendendo accessibili concetti complessi in un racconto poetico dove scienza e immaginazione si fondono.

Luca Marinelli, in merito allo spettacolo, afferma che Q è un personaggio senza tempo, che ha assistito a tutto: dai tempi del Big Bang sino ad oggi. “La storia che noi vogliamo raccontare si svolge durante l’ultima notte del pianeta Terra, per come noi lo conosciamo. Il nostro Qwfwq è un essere umano che ha dimenticato ogni cosa, perché, in quanto uomo, ha perduto la memoria del mondo: la forma umana tende a dimenticare, è incline all’oblio. In una città, durante la notte di Capodanno, un gruppo di persone suoi amici da sempre, dai tempi del punto, prima del grande botto) è alla sua ricerca per risvegliarlo da questo torpore e salvare con lui la memoria del mondo. Il pubblico seguirà Q nel suo viaggio notturno lungo l’ultima notte di Capodanno della Terra, passando attraverso strade affollate e ricordi lunari.
In merito alla difficoltà di trasformare la forma del racconto nella forma teatro, sempre il regista dice che è stato un lavoro molto impegnativo, ma altrettanto stimolante, sia per l’alto livello letterario dell’opera di Calvino, sia per la complessità di trasformare questo linguaggio in parola e azione scenica. Il mondo calviniano è meravigliosamente letterario e agisce in un immaginario ricchissimo, brillante e profondamente umano. Approcciando Le Cosmicomiche sono partiti proprio da lì: da questo profondo senso di libertà e di gioco che questo meraviglioso testo li ha ispirati.
Per quanto riguarda la lingua di Calvino ha già in sé dei caratteri teatrali. Infatti per il regista, Calvino è stato un lampo di ispirazione, capace di accendere in lui, magneticamente, un interesse nuovo, magari mai provato fino a quel momento.

Questo spettacolo è, più che mai, il risultato di un lavoro comunitario: quei particolari momenti che precedono l’ingresso sul palcoscenico: l’attore dalle quinte fa un passo, entra in scena e diventa un altro. E questo è stato molto apprezzato dal pubblico, con uno stupore da parte del regista e della compagnia per la difficoltà del testo che andavano a proporre.
Ma lo stesso Luca Marinelli ha affermato che per lui è stata una gioia poter condividere il palcoscenico e tutta la creazione dello spettacolo con un gruppo di artiste e artisti a cui è profondamente grato per l’impegno e l’amore che hanno messo nel progetto. Infine il regista ha dato un gran valore al pubblico e al teatro. Il pubblico è la ragione per cui gli attori e tutti coloro che collaborano ad uno spettacolo fanno tutto questo. Ha detto infatti: “ E’ il volto che abbiamo davanti per dare un’identità al concetto di condivisione. E il teatro è il luogo sacro dove questo scambio avviene”.

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