un reading come un’esperienza multi sensoriale
Martedì 24 febbraio presso il foyer del Teatro del Monaco alle ore 19 c’è stato il prologo sorprendente di uno degli appuntamenti di Mytos, il ciclo di Tema Cultura che coinvolge i giovani nel mondo del teatro classico e gli adulti nel riscoprire i valori dell’antichità.
Il tema dello spettacolo prendeva in considerazione come gli eroi di Omero per primi praticano lo sport, nello spirito di libertà, valore, bellezza. E il professor Chies, dottorando in Letterature e Culture Classiche e moderne presso l’Università di Genova, lo ha fatto in un modo originale, partendo dalla citazione dei Giochi Olimpici nel film Megalopolis di Francis Ford Coppola del 2024, dove il regista si è avvalso sia di documenti storici, sia ha preso spunto dai precedenti film di argomento storico.
Ci ha spiegato che le gare servivano a celebrare la memoria di grandi eroi come Patroclo, l’amico caduto in battaglia, perfino quando intorno infuriava la guerra, perché il divertimento allontanava dall’animo le fatiche.
Per cui nelle storie e nelle sventure dei mortali i Giochi sono segno della memoria e della civiltà. Anche per quel che riguarda quest’ultimo aspetto, come nel caso dei giochi dei Feaci, che si tennero in onore dell’ospite Odisseo, lo scopo era quello di mostrare il primato di un popolo, che sarà poi testimoniato da Ulisse nel suo ritorno in patria.
Ma i Giochi dei Feaci erano giochi senza premi (atla), dove faceva da padrone l’impresa sportiva dell’atleta, perché il primeggiare nelle varie discipline evidenziava la superiorità di un popolo.
E la virtù dei Feaci diventerà perciò tema del canto di Omero.

In altre competizioni, invece, addirittura c’era un catalogo dei premi, che potevano essere oggetti, animali ed addirittura persone, come nei versi di Omero, dove viene citata una donna messa in premio che valeva come 4 buoi, esperta di molti valori. Ma tra questi tra i più ambiti erano le armi dei nemici.
Durante le competizioni gli eroi dimostravano tutte le loro qualità, tra cui la bie, la potenza fisica nella lotta. E qui Omero è maestro nel raccontare una gara di lotta, dove scricchiolano addirittura le ossa. E la competizione in questo caso è così alla pari che la vittoria viene decretata per entrambi, tanto che l’agone viene fermato per non affaticarli inutilmente.
Ma non solo la forza fisica è importante nel gareggiare, ma anche la metis, l’intelligenza più l’astuzia, oltre che la capacità tecnica. E qui Omero chiama in causa Nestore, che consiglia un giovane atleta di non scoraggiarsi per la sua apparente inferiorità fisica, ma lo esorta invece a usare queste altre opportunità in suo possesso.
Soprendentemente gli atleti possono sconfiggere i nemici anche con la retorica, impaurendo gli avversari con parole terrorizzanti. E qui il professor Chies ha citato Mohamed Alì, che usava questa tecnica contro i suoi avversari prima degli incontri sul ring. Ma si potrebbe citare anche l’antica danza Haka , che viene esibita ancor oggi prima delle partite di rugby dalla squadra degli All Blacks della Nuova Zelanda, per dare sfoggio della loro forza fisica e morale e per infiacchire lo spirito di combattimento degli avversari.
Un altro aspetto tipico dell’antichità è che gli eroi quando combattono hanno a loro fianco gli dei, perché nei momenti importante della loro storia, hanno sempre accanto le divinità che possono cambiare le sorti del destino. Questo va a giustificare per noi oggi l’imprevedibilità degli eventi sportivi.
C’è da sottolineare inoltre che gli atleti sono bramosi della vittoria, ma a loro non è permesso fare di tutto per raggiungerla: ad esempio quello di mettere a rischio la loro vita o quella dell’avversario.
Perché altrimenti non sarebbe più una gara, ma un duello. I limiti dello sport si vedono proprio alla fine delle gare, quando gli eroi esercitano il fair -play che per forze di cose gli antichi non conoscevano, come nel caso di Epeo, che compie un gesto significativo: aiuta l’avversario a rialzarsi da una caduta durante il combattimento. Perché, come dice Quinto Smirneo, i due atleti devono terminare in amicizia e perché l’avversario è un nemico da combattere, non da uccidere.
Il gesto di Epeo è ancora più potente perché di solito al termine del duello si ricorre perfino alla mutilazione per cancellare l’identità del nemico. E questo ci rammenta ciò che è successo ad Ettore dopo la perdita del duello con Achille. Epeo invece riconosce l’avversario e prima di allontanarsi i due contendenti si scambiano doni reciproci. Questo solo dopo l’agone, perché poi ritorneranno nemici. Perché la logica dello sport è una logica di pace e non di guerra.
Tutte queste importanti informazioni ci sono state date durante la conferenza del prof. Chies, che ha arricchito il suo racconto con le letture teatralizzate a cura della compagnia Tema Cultura
in collaborazione con Classici Contro Università Cà Foscari Venezia. Inoltre vi sono stati dei brani musicali eseguiti al sax da Giacomo Berlese,grazie alla collaborazione dell’Associazione musicale Franceso Manzato.
Ma l’esperienza è stata plurisensoriale anche perché gli spettatori sono stati accolti nel foyer, oltre dal sempre piacevole aperitivo offerto da Tema cultura con la collaborazione di Cantine Collalto, da delle ragazze con degli abiti simili a quelli dei dervisci, che danzando offrivano un profumo, con essenza al 100% prodotto da Sensi Astratti e che con il loro movimento lo diffondevano nell’aria.
Inoltre era in vendita anche il libro Olympia, il mito dello sport, a cura di Alberto Camerotto, Enrico Chies e Valeria Melis, sui significati, i valori , i problemi tra guerra e pace dagli eroi di Omero al nostro tempo, che approfondiva e fissava i temi trattati durante il reading.
Il pubblico è uscito stregato da questa esperienza che, sull’onda di quello che le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 ci hanno portato, ha saputo coinvolgere tutti i sensi per comprendere meglio questo evento plurisecolare che è il simbolo della pace tra i popoli, pur basandosi sulla competizione sportiva.

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