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Ciao Yoshiko, gatta del Sior Pare

2 minuti di lettura

Sono giorni davvero tristi per il Sior Pare, la sua fedele e amatissima gatta Yoshiko ci ha lasciati settimana scorsa. Un crollo improvviso la scorsa estate, qualche malessere, la diminuzione di peso, il pelo non più così luccicante. Ovviamente il Sior Pare ai “primi chiari di luna”, come li definisce lui, subito mi aveva chiamata per darle un’occhiata.

  • “‘Sta gata no ea sta ben. No ea magna, xe sempre che va de corpo, zoga poco… xe strana… (Questa gatta non sta bene. Non mangia, è sempre che va di corpo, gioca poco… è strana…)

Il giorno dopo siamo già dalla nostra veterinaria di fiducia, la dottoressa Elisa Barzoni. Yoshiko è brava, entra nel suo trasportino tranquillamente, non come quei quattro disgraziati che mi ritrovo ad avere io. Poi il breve viaggio in macchina è comunque fatto di miao a perdi fiato. Esami, analisi, ecografia tutto nella norma.

Passano i mesi ed è come se fosse invecchiata di colpo. Alla fine noi non sappiamo di preciso quanti anni abbia. Più o meno ad occhio almeno 13. Ci aveva adottati lei un assolato lunedì pomeriggio di inizio ottobre esattamente cinque anni fa, quando eravamo andati in un rifugio a Cavarzere per cercare un nuovo gatto per il Sior Pare.

Schizzinosa lo era sempre stata, genere e marca di cibo cambiati ogni settimana. Coccolona sempre e comunque. Appena uno di noi si alzava lei correva urlando per farsi dar da mangiare, o al massimo recuperare qualche coccola. Finestre di casa sempre rigorosamente chiuse per non farla uscire. È una gatta un po’ tonta per quanto riguardano i pericoli della strada.

Poi, soprattutto ultimamente, riusciva sempre in qualche modo a scappare. Lasciandoci preoccupatissimi finché non rientrava beata e felice come una bimba. Negli ultimi giorni però era sempre più provata. Chiamo la veterinaria e ci accordiamo per portarla il mattino seguente a stomaco vuoto.

Ore 10.30, normalmente il Sior Pare a quell’ora sta ancora dormendo. Entro di soppiatto per non svegliarlo e recuperare la gatta. Me lo trovo di fronte in mutande e canottierina che piange.

  • “Yoshiko xe morta, ea xe eà, beata in cuzina vissin e so ciotoe… sembra che dorma… (Yoshiko è morta, è là, beata in cucina vicino alle ciotole… sembra dorma…)”

Io rimango impietrita. Corro in cucina ed eccola la nostra piccola. Chiamo la veterinaria e poco dopo gliela portiamo. Non c’è voglia di parlare né di mangiare in certe occasioni. Per fortuna lì vicino c’è una super rosticceria. Prendiamo qualcosa d’asporto e torniamo a casa.

Il Sior Pare si tiene impegnato il pomeriggio lavando le ciotole, le cassettine e poi mettendo tutto via. È un gesto che ha sempre fatto quando gli muore un gatto. Pulisce tutto e poi, stavolta rimette il cestino delle immondizie dove mettevamo i sassetti sporchi in bagno.

  • “Sior Pare cosa stai facendo?“
  • “So drìo sercar un sacchetto da mettar nel sestin… (Sto cercando un sacchetto da mettere nel cestino)”
  • “E a cosa ti serve?“
  • ” Ciò, par Yoshiko! Dove ghe butto se no ea… (Eh, per Yoshiko! Dove le butto se no la…)”

Si ferma un secondo, mi guarda, guarda il cestino.

  • “Ah giusto, no serve più…“

Due giorni passano così, stando attenti a non tenere la porta o le finestre aperte, per poi sorriderci su in maniera agrodolce pensando al fatto che non c’è nessuna gatta da proteggere ora.

Grazie per tutto l’amore, le risate e le fusa fortissime che ci hai donato Yoshiko. Ci mancherai tanto.

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AUTORE
Nasce a Venezia e fin da piccola coltiva la passione per lo sport, la scrittura e l'Oriente. Prima cestista, poi calciatrice, infine allenatrice. Lotta da sempre per l'uguaglianza nello sport. Caregiver, convive con 4 gatti maschi
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