Sior Pare & mi

Una nuova gatta per il Sior Pare

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Un sabato sera mi telefona il Sior Pare per darmi i ragguagli sulle prossime partite della Juventus. Io dovevo stare via per il weekend. Dopo due parole cade la linea.

Io non ci ho dato molto peso, se ha bisogno mi richiama. Il pomeriggio seguente mi chiama sua cugina per dirmi che il Sior Pare ha il telefono cellulare che non funziona, di chiamarlo subito sul fisso e che il gatto sta male. (Non hai letto la storia di Koko, il gatto chiaccherone del Sior Pare?)

Sono tornata a casa e ho portato Koko in clinica. Faceva molta fatica a respirare. Il mattino seguente ha attraversato il ponte.

Il Sior Pare non è una persona che si perde d’animo. Tra una lacrima e l’altra ha pulito e disinfettato tutte le cose di Koko.

Scendo per pranzo, come sempre. Lui mi dice con gli occhioni lucidi:

  • Gero drìo serar ea porta par no far scampar Koko in giardin, ma tanto nol ghe xe più… (Stavo chiudendo la porta per non far scappare Koko in giardino, ma tanto non c’è più…)”

Sembra impossibile pensare che la perdita di un gatto possa fare così male. Nonostante fosse con noi solo da poco più di due anni, era ormai parte integrante della famiglia. Appena saputa la notizia, sinceramente anche io, come lui, non volevo più gatti. È un dolore troppo forte. Non abbiamo praticamente mai parlato per tutto il pranzo, piangendo tra un boccone e l’altro. A un certo punto mi è scattato qualcosa dentro e ho messo un annuncio in un gruppo di gattari della zona.

Tempo tre minuti ha iniziato a scrivermi ogni volontaria del Triveneto mandandomi foto e video. Il Sior Pare ha sorriso:

  • Ma si, ‘ndemo a salvar un altro caso perso! Tanto eo so che altrimenti ti me ne porti casa uno… mejo cavarlo daea strada prima che poi! (Ma si, andiamo a salvare un altro caso perso! Tanto lo so che altrimenti me ne porti a casa uno… meglio toglierlo dalla strada prima che poi!)”

Dopo essere andati, come ogni lunedì, a trovare la Siora Mare in casa di riposo, siamo quindi partiti per un rifugio a Cavarzere. C’era un bellissimo gattino rimasto cieco da un occhio, che accoppiata perfetta per il Sior Pare!

Una volta arrivati ci ritroviamo sommersi da gatti di ogni età, colore e carattere. Difficile scegliere! Elenco i miei requisiti ideali: anziano, tranquillo, coccolone, socievole con altri gatti (avendo il giardino in comune con i miei due scavezzacollo), bisognoso di una casa.

Il gattino orbo è troppo giovane e un piccolo terremoto (adorabile però!), subito si avvicinano due gatte al Sior Pare. Una bianca e rossa gli si piazza davanti e continua a prendergli la mano e a volere coccole, per fortuna sua però ha già trovato una famiglia. Ne arriva subito dopo una seconda, una calico (bianca, arancione e nera) che inizia prontamente a tirargli testate. Ne chiedo il nome e la storia.

Il primo approccio con il Sior Pare

Ha sette o otto anni, circa un anno fa è stata portata lì dai suoi ex proprietari non si sa perché. L’hanno chiamata “Oshiko”. Io e il Sior Pare ci guardiamo sorridendo. Dopo Neko, Kyoko e Koko sembra davvero un segno del destino, e per di più un gatto Mikè (tricolore) considerato segno di buona fortuna in Giappone!

Senza pensarci un solo secondo in più, firmiamo le carte per l’adozione e tutti e tre felici ce ne torniamo a casa, pensando già alla nostra nuova vita insieme.

Modifichiamo il nome in “Yoshiko“, che significa brava persona.

Pensavamo ci volessero dei giorni per il suo ambientamento. Dopo una breve ispezione alla cucina si è subito messa a mangiare. Un giro in bagno, giusto per vedere dove fosse la sua cassetta, e subito dopo si è piazzata in braccio del Sior Pare e da lì praticamente non è più scesa.

Ci è voluto poco poi per il Sior Pare per iniziare a viziarla e dedicarle un angolo del salotto con giocattoli e cuccia. Per quanto lei, finora, preferisca dormire sulle sedie dove di solito ci sediamo noi.

È triste pensare a Koko, il nostro bel gattone chiacchierone, ma è bello sapere di aver dato una casa a una gatta adulta, e, ancora più bello, è vedere il Sior Pare sorridente mentre guarda la televisione con in braccio il suo nuovo amore.

Grazie di tutto Koko. Grazie per le tue urla, le tue fusa, i capricci per il cibo, le tue corse a tre zampe, l’arrabbiarti se qualcuno osava sedersi sul tuo posto sul divano, i tuoi discorsi interminabili. Grazie per tutto l’amore che ci hai dato.

“È morto il Re! Evviva il Re!”

Benvenuta in questa folle casa Yoshiko!

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