La compagnia Benessere Danza porta in scena presso il Teatro Aurora di Marghera le emozioni che hanno percorso più di 100 anni di storia e di lotta operaia
MARGHERA – Diciotto ballerine e due attori per raccontare cos’è stato e cosa rimane di Porto Marghera. La compagnia Benessere Danza, con il patrocinio del Comune di Venezia, porterà in scena sabato 15 marzo, alle ore 21.00 al Teatro Aurora di Marghera le emozioni che hanno percorso più di 100 anni di storia e di lotta operaia, passando per le prime conquiste, per le morti sul lavoro, per i danni ambientali e ai lavoratori.
Le operaie di Porto Marghera, spettacolo inserito dal Comune all’interno della programmazione di “Le città in festa” e in collaborazione con l’Associazione Teatro Pirata, punta l’occhio coreografico e scenico sul femminile, sulle condizioni ancor più dure che caratterizzavano il lavoro in fabbrica delle donne nei primi del ‘900.
Settanta minuti di spettacolo in cui danza e teatro si alterneranno in scena per dar voce a loro, alle operaie che hanno percorso ogni giorno quello scenario quasi apocalittico che si affaccia sulla laguna, eseguendo gesti ripetitivi, morendo sul lavoro o seppellendo un marito o un figlio morti in un incendio o cadendo da un traliccio. Le emozioni al femminile vibrano in ogni performance, che vuole raccontare le donne operaie in quel particolare contesto, restituendo finalmente una memoria caduta nell’oblio.
Porto Marghera è storia, la nostra storia, il profilo di un popolo e della sua evoluzione, di come l’uomo ha inciso nel territorio, nella società, nell’economia. Porto Marghera ce lo ricordiamo solo quando lo nominano in televisione, per le sostanze inquinanti, per i danni ambientali, per le fughe di gas tossici. Quel luogo industriale, che si staglia pericoloso e affascinante sul riflesso di una
delle città più belle del mondo e sulle acque della laguna, rappresenta molte cose: l’inquinamento, i danni alla salute degli uomini e delle donne che ci lavorano o che ci hanno passato gli anni più importanti della loro esistenza.
Porto Marghera però è anche un luogo di evoluzione, di crescita industriale, ma è soprattutto un luogo dove il lavoro è diventato nobile ovvero fatica, sudore, qualche volta sangue, ma anche confronto, amicizia e vita. Qui uomini e donne hanno passato la maggior parte della loro esistenza, gli anni cruciali, a battersi per un lavoro più giusto, con una paga più equa e che permettesse a loro e ai loro figli di condurre un’esistenza meno grama.
Gli scioperi, le lotte operaie degli anni Settanta, la mancanza di un’adeguata protezione sul lavoro hanno fatto sì che Porto Marghera diventasse, negli anni, luogo di protesta, simbolo di una classe che richiedeva di più e che pretendeva giustizia sociale, giustizia sul lavoro. Nel 2017 Porto Marghera ha festeggiato i cento anni dalla sua creazione, ovvero la nascita delle prime strutture sul bordo della Laguna di Venezia, ponendo le basi del famoso polo chimico-industriale.
Qui migliaia di persone (non solo operai, ma anche ingegneri e architetti) hanno creato la storia di questo luogo che ha cambiato il profilo del territorio, il profilo estetico di un paesaggio e, nel profondo, la coscienza collettiva di una regione. Ognuno di noi in fondo è parte di quella storia perché il territorio in cui viviamo, l’evoluzione industriale che da lì è nata, segna la città di Venezia e le città circostanti che da quel nucleo evolvono e prendono vita, marcando nuovi margini nel lavoro contemporaneo.
Da questa presa di coscienza e dalla necessità di ricordare l’importanza di un luogo così “mitico” e narrarlo nella sua complessità nasce l’idea di “Le operaie di Porto Marghera”, un progetto teatrale che vuole raccontare cento anni di questa storia e riportare in vita quelle migliaia di persone che l’hanno attraversata.
La straordinaria bellezza di un luogo architettonico industriale non sta solo nelle gru e nelle ciminiere che si stagliano nel panorama della laguna, ma anche nell’incredibile vitalità che si respira. La contraddizione del lavoro, della gente, dell’allegria e della durezza della vita operaia sono allora la fonte del lavoro creativo che porterà ad uno spettacolo che vuole celebrare Porto Marghera attraverso il gesto forte, grande, ripetitivo e importante, tale da travolgere, da far affondare anche tutti gli stereotipi che spesso circondano questi poli industriali, rappresentati o ricordati solo nei momenti più terribili, quando accade la tragedia.
Porto Marghera però non è solo questo, è anche quotidianità, ritrovo, scambio, amicizia, guadagno e dignità. Quando si combatte per qualcosa è normale infatti trovare coesione, confronto leale. Il lavoro sul palcoscenico cercherà allora di rappresentare appieno la vita operaia di Porto Marghera, con tutte le sue infinite contraddizioni. Il teatro danza diverrà così parola ed espressione corporea, bellezza, malattia, invasione, lotta, solidarietà.
Le scene recitate si sovrapporranno alla danza tesa, colta nel momento di rappresentazione di sogni perduti o realizzati, in volti induriti, colpiti dal sole e dalla fatica, dalle risate e dalle lacrime.
L’idea scenica condurrà alla rappresentazione del gesto operaio, il gesto del lavoro, ovvero un luogo di architettura industriale dove le travi, il grigio, le finestre grandi e i corridoi stretti diverranno ambienti privilegiati per una scena dove teatro e danza si fonderanno in una performance che si appella al ricordo e all’importanza di non dimenticare cos’è stato e cos’è oggi Porto Marghera.
Le operaie di Porto Marghera
Soggetto e progetto coreografico: Erika Saggiorato
Coreografie di Erika Saggiorato, Elisa Schiavon, Giovanna Trinca
Progetto teatrale: Associazione Teatro Pirata
Attori: Andrea Pozzanera, Elisabetta Zannini.
Info e biglietti: 345.4608955, [email protected]
10 euro intero
Gratuito fino ai 12 anni.

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