Vermiglio, dal Leone d’argento a Venezia alla candidatura per gli Oscar 2025, potrebbe arrivare ad Hollywood
Partito a fari spenti senza i favori del pronostico, alla Mostra del cinema di Venezia e dopo aver conquistato il Leone d’argento convincendo pubblico e critica la pellicola di Maura Delpero continua a volare alta, con possibile direzione Oscar.
Vermiglio, un paese sconosciuto ai più, che per la precisione sta nei pressi del passo del Tonale in Trentino è il teatro dove la regista ha ambientato il suo piccolo, grande capolavoro, recitato in dialetto trentino, sottotitolato italiano. Magnificando quel grande pezzo di Italia rurale del passato, dove l’amore quotidiano narra ore e giorni, palesando il sottofondo arcigno di una guerra non illustrata dal fronte bensì dal paese, una pace apparente e solo alla fine acclarata, agognata ma mai del tutto risolta, vista la vicenda.
Siamo appunto nel 1944, al tramonto di un confronto bellico aspro e durissimo, con un soldato disertore che arriva nel paesino e capovolge l’esistenza parca di una famigliola numerosa, con il padre insegnante e la figlia maggiore che si innamora perdutamente del soldato, decidendo di sposarlo.
Con un candore crudo, tra bimbi che crescono e vanno indirizzati a scuola “scegliendo“ i più meritevoli, la neve sempiterna e quel piccolo grande mondo antico che lambisce Ermanno Olmi, senza tanti fraintendimenti, Vermiglio appare come una pietra preziosa in quanto capace di maneggiare il passato senza manipolare la sua essenza, consegnando al presente una storia di una semplicità che arriva essenziale.
Come le piccole storie che si inerpicano e la vita contadina, i riti, i canti e le bevute di quel vino rosso che poi fa il paio con il nome del paese, Vermiglio appunto, la traccia narrativa, ovvero il plot, non riesce a fare a meno dell’arretratezza culturale dell’epoca, partendo dalla lingua italiana, percorso da intraprendere iniziando dai maestri, dalla scuola, dove nella fattispecie la regia regala uno squisito affresco.
Vermiglio è una pietra preziosa, in quanto, senza sfrontatezza, riesce ad omaggiare memoria e tempo incastonati tra pace e guerra, sempre desto e credibile, arredata da quel tocco di magia che oggi scopriamo piacevolmente.
Photo credit by La Biennale di Venezia
Intravisti per voi di Mauro Lama
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